Palazzetto, la storia infinita

PalaSalerno, quindici anni dopo tra sterpaglie e incuria

In principio fu PalaSalerno, poi in seguito Cittadella dello Sport. A distanza di decenni solo sterpaglie e incuria. Il progetto di un palazzetto a Salerno ha radici profonde, che partono da lontano e mettono a sedere allo stesso tavolo amministrazioni, enti e società sportive. Ripercorriamo, nei prossimi numeri, le tappe principali e gli scenari futuri, quelli che legano lo sviluppo del territorio a quello di un’arena dello sport. Interviste, foto, racconti e documenti di quello che avrebbe potuto essere ma non è, reazioni e quesiti di un territorio che scava tra le macerie economiche del covid, portando alla luce nuovi orizzonti e, si spera, investimenti.”Il PalaSalerno è concepito come polo a fortissimo impatto di immagine e prestigio, competitivo nel mercato nazionale ed internazionale. Il modello proposto – recitava il cartellone dell’evento di presentazione – è quello di una moderna arena coperta con comodi posti seduti, calda in inverno e fresca in estate, con ottima acustica e tutti i servizi necessari. La struttura, flessibile e dinamica in grado di rispondere rapidamente alle diverse esigenze, va a valorizzare la tradizione sportiva-culturale e le potenzialità commerciali della città di Salerno”. Era il 2005 e la costruzione di una grande struttura polifunzionale era prevista nel “Piano città dell’eccellenza” dell’amministrazione De Biase. Il PalaSalerno fu frutto dell’intesa tra Comune di Salerno e Regione Campania, con uno stanziamento di fondi complessivo di 31 milioni di euro. A vincere l’appalto fu l’Ati Delfino – Ciel, poi fallita.
(1.continua)

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