Richard Gere al #Giffoni50: “invitatemi di nuovo lì”. Il prossimo anno l’attore sarà la grande star del Festival.

Di Maria Francesca Troisi

Grande attesa quest’oggi al Giffoni Film Festival per Richard Gere, che alle 19 ha incontrato, con un collegamento via streaming, i jurors del #Giffoni50.
L’attore, già ospite del Giffoni nel 2014, è il primo annunciato grande ospite della prossima edizione del Festival, ribattezzata dal direttore e fondatore del Festival, Claudio Gubitosi, #Giffoni50plus.

Richard Gere fa il suo esordio salutando i presenti:
Vedo persone da tutta Italia, e anche da tutto il mondo, Croazia, Polonia: è molto bello vedere tutto questo.
Sapete tutti che Giffoni ha un posto importante nel mio cuore. Sono stato lì all’epoca con mio figlio, che aveva 14 anni, e 2 anni dopo il mio divorzio: proprio a Giffoni ho incontrato la mia attuale moglie.
Sarò quindi sempre grato al Festival per avermi invitato. Con lei ora ho anche due bambini, nati dopo il viaggio a Giffoni
“.

Prima di lasciare spazio alle domande, l’attore rivolge un accorato appello sull’emergenza sanitaria che sta interessando il mondo intero.
Vedete, anche io ho la mia mascherina, e mi fa molto piacere vedere che voi ragazzi la indossiate.
Per questa pandemia ho perso due cari amici, è una cosa terribile. Per favore, state molto attenti, questa è una questione seria”

Dopo il saluto al direttore Claudio Gubitosi, partono le domande dei giffoners.

Dalla Macedonia: “Lei è un attore affermato, ma anche un attivista umanitario.
Che tipo di messaggio vorrebbe mandare per far capire come aiutare chi è meno fortunato
?”

R.G. “Ci sono due cose su cui dobbiamo concentrarci, la saggezza: noi siamo legati gli uni agli altri. E la compassione: dobbiamo capire che ci sono delle persone che soffrono, e se non proviamo empatia nei loro confronti non abbiamo nulla.
Per quanto riguarda la saggezza, noi siamo tutti interconnessi, ci sono persone in questo momento da ogni parte del mondo, siamo interconnessi anche attraverso i media e i social media. Ovviamente attraverso la saggezza e l’interconnessione si sviluppa la compassione, ma dobbiamo agire, aiutare chi sta peggio di noi.
Alla fine posso dire, personalmente, che la cosa di cui sono più orgoglioso è quando ho aiutato altre persone a stare meglio. Quando faccio qualcosa perché sono famoso ricevo più attenzione, ma le mie azioni non sono più importanti di quelle di altri, questo è dovuto solo alla mia fama.
Non dobbiamo necessariamente fare grandi gesti, ma anche piccoli gesti quotidiani: se facciamo questo stiamo già facendo molto.
Tanti anni fa sono stato in Macedonia, durante la guerra in Kosovo: lì ho incontrato delle persone straordinarie”.

Altra domanda:”qual è stato il film più difficile da interpretare?”

R.G:”Per me sono tutti difficili, sono sempre alla ricerca spasmodica del personaggio.
Il primo, all’inizio della mia carriera, “American Gigolò”, dovevo decidere se fare il film, le riprese iniziavano dopo due settimane. Ho preso il ruolo, ma è stato un personaggio difficile da interpretare, lontano da me, e per l’unica volta ho deciso di vedere il girato del giorno, per capire se stavo girando bene.
Un altro film, “Chicago”, ballavamo, cantavamo, questo per 2 mesi: un’esperienza intensa, difficile
“.

Dalla Grecia:”È riuscito a sviluppare altri talenti attraverso la recitazione?”

R.G:”Ho imparato un sacco di cose, quando reciti entri nella vita dei tuoi personaggi.
Devi entrare nel personaggio ed imparare anche a fare delle cose, quindi impari tantissimo”.

Altra curiosità chiesta:”C’è qualche motivo scatenante per cui è voluto diventare un attore?

R.G.:”Nulla in particolare, posso dire che ero un bambino timidissimo, e non so perché intorno ai 7/8 anni ho deciso di fare un’interpretazione, che mi ha aiutato a superare moltissimo la timidezza.

Questa, vedete, è una foto di un musical che ho fatto a 17 anni”.

Dalla Spagna:”(con simpatico saluto con la moglie spagnola)
Durante la ripresa del film “Rapsodia in Agosto”, ha potuto lavorare con Akira Kurosawa. Quanto l’incontro l’ha arricchita?

R.G:”Sono sempre stato un suo grande ammiratore, una volta l’ho incontrato a New York, e siamo diventati amici.
Anni dopo mi trovavo in Giappone, lui festeggiava il suo compleanno; io sono stato invitato, ma lui non parlava una parola d’inglese, e riuscimmo a parlare attraverso l’interprete. Mi disse che aveva una parte perfetta per me, e mi diede la sceneggiatura.
Vi racconto un piccolo aneddoto: dovevo interpretare questa parte in cui dovevo sembrare mezzo giapponese. Ho pensato quindi di fare qualcosa per sembrare giapponese veramente, ma vedevo che lui che scuoteva la testa.
Il suo assistente disse allora che non dovevo fare assolutamente nulla, perché già sembravo giapponese di mio!

L’incontro si chiude con un ulteriore saluto di Gubitosi.
“Ognuno di questi ragazzi qui oggi ne rappresenta mille in quest’anno speciale, anno in cui Giffoni compie 50 anni. Siamo qui per vivere, in modo diverso, questa bella storia di Giffoni.
La tua presenza ci onora.
A questi ragazzi, a me, a tutti i giffoners del mondo, facci gli auguri, tu che ci vuoi veramente bene. E salutami tuo figlio, che ricordo con affetto”.

R.G.:”Ho dei ricordi bellissimi di Giffoni. Quando decisi di venire, non sapevo molto del Festival. Al Giffoni ho visto un’energia fantastica, con persone che comunicavano da ogni parte del mondo.
Quindi più che tu ringraziare me, sono io che ringrazio voi, per avermi voluto al Giffoni. Anzi, invitatemi di nuovo lì”.

Detto fatto, Richard Gere sarà la prima grande star della prossima edizione del Festival.

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