La Cittadella dello Sport, sogni e speranze fermi al palo

di Matteo Maiorano

Un progetto scandito da investimenti faraonici (22 milioni per lavori ed oneri di sicurezza e 9 milioni per somme a disposizione dell’amministrazione) che avrebbe dovuto ospitare, oltre le sale congressuali ed espositive e le aree per le manifestazioni sportive, una sala stampa, una sala vip, guardaroba, servizi igienici, servizi di pronto soccorso, controllo e sicurezza, locali tecnici: cabine di registrazione, traduzione simultanea, riprese televisive, magazzini e spazi di servizio, impianti tecnologici, ristoranti e caffetterie, spazi commerciali e per attività ludiche e fitness center. Tutto disposto in due edifici. Sono trascorsi quasi 20 anni ma la situazione è solo peggiorata.
Nel 2016, dopo anni di incuria e silenzi, qualcosa sembrava destinato a muoversi.
Il 4 marzo, a Palazzo di Città, si tenne la conferenza stampa di presentazione dell’ambizioso progetto di finanza – firmato da Sergio Landi – della “Cittadella dello sport”: una vera e propria città sportiva che sarebbe dovuta sorgere dalle ceneri del palazzetto ideato e disegnato solo qualche anno prima dall’architetto Tobia Scarpa.
La composizione della struttura era notevole: dieci campi polifunzionali, pronti ad ospitare tutte le discipline – dal tennis al basket passando per la pallavolo e fino al calcetto -, una piscina coperta, centri benessere, palestre e aree per il fitness. A ciò si sarebbero poi aggiunte anche aree dedicate ad attività commerciali e ricreative. Sarebbero, appunto. Già, perché ad oggi, a oltre quattro anni da quella presentazione in pompa magna, non si è mosso praticamente nulla. L’intervento, dell’ammontare di circa 40 milioni di euro, è di fatto ancora fermo al palo e gli oblò, che ormai caratterizzano l’area, riportano soltanto alla mente i fantasmi del passato.
(2.continua)

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