Referendum costituzionale, la riflessione di Marco Grossi

La riforma della Costituzione voluta fortemente dai Cinque Stelle e votata in Parlamento, durante la quarta lettura anche dal Partito Democratico e che prevede il taglio dei parlamentari, costituisce e rappresenta il momento più alto di antipolitica, antipartitismo e di discredito verso le istituzioni repubblicane e basterebbe già questo per votare convintamente No al fine di salvaguardare il nostro impianto istituzionale basato sui concetti di democrazia rappresentativa e sulla piena e libera partecipazione dei cittadini. Il taglio dei parlamentari, così come congegnato, al di fuori di una modifica della legge elettorale e dei regolamenti parlamentari, appare come una ennesima operazione di mera propaganda che rischia di compromettere seriamente l’equilibrio tra le Istituzioni dello Stato, colpendo a morte il cuore della nostra democrazia rappresentato proprio dal Parlamento italiano. Anche se le funzioni non vengono toccate direttamente, ma è evidente a tutti come la riforma nasconda il tentativo di ridimensionare fortemente il ruolo del Parlamento, come già avvenuto negli ultimi mesi, per via del Covid-19, si è andati avanti con i Decreti del Presidente del Consiglio dei Ministri e con l’approvazione di Decreti Leggi, e in questo scenario la istituzione più alta e l’unica ad essere veramente rappresentativa della volontà dei cittadini è già stata nei fatti esautorata da molte delle sue funzioni fondamentali. Già negli ultimi anni, eminenti esponenti di partiti e movimenti, fuori e dentro i palazzi della politica avevano parlato di ruolo marginale del Parlamento, di fardello inutile, alimentando nella opinione pubblica un forte sentimento contrario ai meccanismi di funzionamento delle nostre Istituzioni rappresentative. Mentre invece bisognerebbe spiegare perbene come sono importanti le funzioni del nostro Parlamento, il quale garantisce l’equilibrio istituzionale nel nostro sistema democratico. Il Parlamento italiano elegge il Presidente della Repubblica, nomina un terzo dei giudici costituzionali, i membri laici del Csm, discute e approva le leggi, delibera lo stato di guerra, approva i bilanci e il rendiconto consuntivo presentanti dal Governo, concede e toglie la fiducia al Governo e soprattutto esercita una importantissima funzioni di controllo su quest’ultimo. Per esercitare nel migliore dei modi queste funzioni, abbiamo bisogno di un Parlamento autorevole, che goda del consenso e della fiducia dei cittadini, mentre la riforma concernente il taglio dei parlamentari indebolisce le aule parlamentari rafforzando anche se solo implicitamente, il ruolo del potere esecutivo e dei suoi componenti, riducendo il Parlamento a luogo di ratifica di decisioni prese altrove o peggio ancora riducendo lo stesso a mero spettatore inerte. Non solo questo si rischia a causa di questa riforma sbagliata. La riforma, riducendo sensibilmente il numero dei componenti in entrambi i rami del Parlamento, finirebbe per penalizzare le Regioni e i territori con minore crescita demografica, e dunque intere parti del paese rischierebbero di non essere rappresentate. Ma soprattutto la voce degli stessi cittadini, ai quali già da tempo è stato limitato il potere di scegliersi i propri rappresentati per via di leggi elettorali tese a salvaguardare i nomi decisi dalla segreterie politiche, risulterebbe ancora più debole se dovesse prevalere il Si al Referendum confermativo del 20 e 21 settembre prossimo, perché la diminuita rappresentanza parlamentare affievolirebbe e di molto l’attenzione delle Istituzioni verso le istanze e le esigenze provenienti dalla società civile. Il nostro Parlamento non ha bisogno di meno parlamentari, ma ha bisogno di persone preparate, competenti, capaci moralmente oneste, non è un problema di numeri e dunque non è un problema di costi del sistema, ma è un problema di qualità al fine di migliorare la efficienza del prodotto legislativo finale.È il vero obiettivo di oggi deve essere proprio questo, quello di eleggere in Parlamento persone meritevoli, preparate e formate sul piano culturale e che abbiano affettivamente a cuore le sorti della nostra amata patria.

Rispondi