SAPONETTA,ADIEU!

di Vincenzo Benvenuto

Non c’è bisogno dell’ “elementare Watson” di Sherlock Holmes né, tantomeno, della pipa di Maigret o della “camurrìa” di Montalbano, per accorgerci della sua assenza. Basta varcare la soglia di un bagno qualsiasi, dal più “stiloso” al più dimesso, per rendercene subito conto: la saponetta non c’è più. Al suo posto, stravaccato in quello che fu il portasapone, l’erogatore del sapone liquido. Perché? Perché la saponetta, rispetto all’erogatore, ha una presenza più impattante (bava schiumosa lasciata nel portasapone e sul lavandino anche dopo il suo utilizzo)? Risposta esatta ma non esaustiva. Perché ci vuole più fatica a insaponarsi rispetto alla comodità del sapone liquido pronto per l’uso? Risposta esatta ma non esaustiva. Perché la saponetta è meno fashion dell’erogatore? Risposta esatta ma non esaustiva. Perché, specie in tempo di Covid, la saponetta condivisa è un’ulteriore minaccia? Risposta esa…vabbè, ormai avete capito. La verità è che l’unica risposta completa, capace di soddisfare in pieno la domanda, è: perché la saponetta si consuma. “Un momento,” obietterete giustamente “e il sapone liquido non finisce lo stesso?” Sì, ma imprigionato nel contenitore di plastica opaca, lontano dalla nostra graduale compassione, esala l’ultimo respiro nel momento stesso in cui l’erogatore smette di erogarlo. In altri termini, il sapone liquido non ci prepara alla sua fine. La saponetta invece, uso dopo uso, si assottiglia sempre di più, fino a farci quantificare l’agonia premorte. Negli anni del liceo, mi si diceva che la filosofia è fondamentale perché abitua l’uomo alla morte. Ora, che cos’è che inevitabilmente prepara l’uomo alla sua fine? Ovviamente la vecchiaia. Ebbene, al cospetto di un essere umano che fa le peggiori cose per cercare di difendersi dalla senilità, come vogliamo pretendere che si accetti la morte come epilogo naturale della vita? Conseguenza di ciò, è quell’atteggiamento sempiterno giovane che, sa da un lato, conduce molto spesso a risultati grotteschi, dall’altro ci annichilisce al solo pensiero del “fine corsa”. E allora, di fronte alla saponetta-vecchiaia che misura il tempo che passa e ci costringe a fare i conti con la nostra coscienza, meglio servirsi dell’erogatore: siamo allegramente convinti che sia sempre saturo di sapone, fino a quando abbassiamo lo stantuffo e il “biz” a noi tanto caro fa cilecca. Poco male che la fine improvvisa mal si accordi con una coscienza preparata e serena. Ce ne faremo una ragione, lontani mille miglia dalla lavanda della saponetta.

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