Seconda Ondata

di Walter Di Munzio*

E riparte il picco epidemico. Assistiamo ad un innalzamento costante del numero degli infetti. Si intensifica il pericolo di un nuovo lockdown, sotto minaccia di ammalarsi o paventando terribili conseguenze repressive. Ma stavolta la situazione è assolutamente diversa. Innanzitutto perché conosciamo molto meglio il decorso della malattia ed il pericolo connesso e, si spera, oggi saremmo in grado di affrontare con molta più efficacia un eventuale ritorno dell’epidemia. Gli ospedali sono organizzati meglio e sappiamo usare più saggiamente sia il ricorso ai ricoveri che la terapia intensiva, inoltre i servizi di prevenzione territoriale funzionano molto meglio e sono spesso in grado di individuare precocemente i casi, di tracciare i contatti, di effettuare ingenti numeri di tamponi preventivi per disegnare una mappa credibile del contagio, distinguendo adeguatamente infetti portatori di contagio, da sintomatici, da protetti da anticorpi propri. Contagio, si badi bene, con cui dovremo convivere ancora per mesi, forse anni. Il COVID non sarà facilmente eradicato, ma probabilmente diventerà endemico e dovrà quindi essere controllato meglio, molto meglio, di quanto fatto sinora. Ma dobbiamo preventivamente stemperare due diffusi atteggiamenti opposti, entrambi sbagliati ed estremamente pericolosi, da una parte il negazionismo della malattia, dall’altra il terrorismo psicologico con il tentativo di colpevolizzare intere fasce di fasce di popolazione: i giovani, i milanesi, o coloro che rientrano da periodi di vacanza all’estero, e infine gli onnipresenti immigrati per alcuni fonte, a prescindere, di ogni male. Si tratti di ingenuità o di un becero tentativo di individuare un colpevole comunque, la causa prima di qualcosa che ci ha travolti e che ancora non riusciamo a capire fino in fondo. Il mitico vaccino, nel frattempo, è in progress e sarà utilizzabile solo tra un po’ di tempo, in barba agli indegni tentativi perpetrati per esempio da Putin, di farne un lucroso business senza nessuna intenzione di rendicontare alcunché del percorso scientifico, della sicurezza dello stesso, della storia della sua sperimentazione ma, soprattutto, senza condividerlo con il resto della comunità umana. Il vaccino non può diventare uno strumento per affrontare e risolvere la crisi economica che tutti dovranno affrontare per anni a venire. Eppure questa crisi epidemica conteneva in sé straordinarie opportunità per migliorare sia i nostri rapporti umani che gli stili di vita e per far virare la convivenza tra i popoli verso una maggiore solidarietà, disponibilità ad accogliere e comprensione profonda che siamo tutti una sola comunità che può prosperare assieme senza necessità di sfruttare o schiacciare alcuno. Aveva iniziato bene l’Europa con quel protocollo di condivisione della ricerca scientifica e con l’impegno sottoscritto di costituire gruppi di ricerca integrati e di mettere a disposizione di tutti le acquisizioni ottenute e la progressione dei risultati senza utilizzare egoisticamente (leggi utilizzare solo per sé o per chi può permetterselo) gli strumenti terapeutici messi a punto. Tutti assieme faremmo prima e meglio, ma senza pensare di poter lucrare sui ricchi ricavi che l’epidemia, la paura e il bisogno possono produrre. In tal modo stempereremmo anche la paura, diffusa tra la gente, di essere trattati da cavie a basso costo e potremmo ignorare tutti quei sostenitori di paranoici complotti o di oscure trame internazionali, rendendo ardue le tesi diffuse dai vari terrapiattisti, no-vax o complottisti di ogni sorta. Infine un cenno a quanto accade nel nostro paese, fedelmente riportato da tutti i telegiornali e da altri mass media con ampia risonanza. I disastri più gravi che si stanno verificando consistono, a mio avviso, nella sempre maggiore divaricazione generazionale cui assistiamo costantemente. Si descrivono infatti spesso solo quei giovani irresponsabili che, nel nome di un effimero diritto al divertimento, diffondo l’infezione con comportamenti definiti “irresponsabili”, finalizzati al ludico e al mero divertimento. Si ignorano quei tanti giovani che si dedicano al volontariato ed all’impegno sociale. Quanto sarebbe più grave una generazione spaventata, chiusa in sé stessa e senza più speranza nel futuro. Non si governa la ripresa con la paura, ma con atteggiamenti di responsabilità collettiva; dovremmo tutti assieme prendere coscienza di errori commessi e di comportamenti sbagliati che avevano caratterizzato la vita sinora. Non dimentichiamo mai cosa eravamo, popoli e generazioni, prima della pandemia e quanti problemi sociali e di rapporto umano esprimevamo, non dimentichiamo come trattavamo i diversi ed i deboli, non dimentichiamo l’egoismo e l’arroganza degli uomini verso altri uomini, le guerre e la fame nel mondo, le aggressioni, il razzismo e le violenze pubbliche e private. Lavoriamo assieme affinché questa storia produca comportamenti più sani e scevri da esibizioni di forza o di ottusa intolleranza. La verità che dovremmo recepire, anche da questa lunga e tormentata crisi, è che non si può fare a meno degli altri e che la diversità è spesso una ricchezza, non necessariamente un problema o un pericolo.

*Psichiatra e Pubblicista

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