Tra App Immuni e distanziamento: nodo scuole tra paure e incertezze

La voce degli addetti ai lavori: “La difficoltà è sulla riorganizzazione degli spazi e delle aule”

di Andrea Bignardi

Poche luci e tante ombre sulla prossima riapertura delle scuole ai tempi del coronavirus. È il quadro che emerge ascoltando i dirigenti scolastici, coloro che più di tutti saranno in trincea in vista di una ripresa che si preannuncia ricca di incertezze. Le linee guida dell’Iss non risultano abbastanza chiare: di conseguenza ogni scuola avrà più margini di autonomia del previsto per organizzare al meglio la ripartenza della didattica. Che sicuramente sarà in molti casi ibrida tra la modalità a distanza, ormai già consolidata, e quella in presenza, tutta da rivedere per garantire il distanziamento sociale. “Al momento ho emanato delle disposizioni per i genitori e per gli studenti sui comportamenti da assumere e sulle precauzioni da prendere, cercando di incoraggiare l’utilizzo dell’app Immuni in modo da garantire un maggiore tracciamento – afferma Emiliano Barbuto, dirigente scolastico dell’Istituto di istruzione superiore Galilei – Ho cercato di approfondire la questione dei lavoratori fragili cercando di tutelarli, senza dimenticare anche gli alunni fragili che pure non mancano”. Nodo cruciale del problema è dato dalla necessità di riorganizzare gli spazi al meglio per distanziare alunni e docenti. “Ho emanato anche un dispositivo di carattere geometrico che non avrei mai immaginato di varare in vita mia, designando la collocazione dei banchi aula per aula e definendo le distanze tra gli stessi oltre che rispetto alla cattedra stessa – continua il preside dell’istituto sito nella zona orientale, che però si mostra fiducioso sulla ripresa imminente -Riusciremo a partire sicuramente con la didattica in presenza: questo ci garantirà sicuramente la disponibilità di qualche aula in più. Saranno pochi i gruppi di alunni collegati con la didattica digitale integrata”. Un problema è dato, senz’altro, dalle modalità di insegnamento in aula. “Didattica è vicinanza e relazione, ma con questo tipo di setup sicuramente anche il docente dovrà rivedere il suo modo di approcciarsi agli alunni e anche di muoversi all’interno della stessa aula – conclude – Anche l’utilizzo della lavagna sarà differente, così come la raccolta dei compiti, la spiegazione al posto degli studenti: tutte questioni alle quali il Miur non ha risposto, e per le quali credo avremo maggiore autonomia come scuole. Una cosa però è certa: anche quella in aula sarà una didattica a distanza a tutti gli effetti”. Ancora più complesso che organizzare le lezioni, sarà gestire gli alunni e prevenire assembramenti – immancabili – nei cortili e nei bagni: per arginarli “occorrerà avere una maggiore vigilanza da parte dei collaboratori scolastici”. Ovviamente, anche la conformazione delle strutture scolastiche farà la sua parte: in alcuni casi occorrerà dare priorità alle lezioni in laboratorio, come nel caso dell’istituto “Trani”. “Da un punto di vista organizzativo didattico abbiamo definito il modello che andremo ad adottare tenendo conto delle nostre strutture – commenta il dirigente Claudio Naddeo – Una soluzione ottimale sotto tutti i punti di vista non esiste. Nel caso del Trani abbiamo dato priorità ai laboratori sia da un punto di vista didattico che sotto l’aspetto della capienza degli spazi. Per quanto riguarda la didattica sceglieremo invece una formula integrata, in presenza e a distanza. Per il primo ciclo al Convitto Nazionale le lezioni si svolgeranno regolarmente in presenza. Restano nodi legati al personale docente che ancora manca, così come manca l’organico Covid, ovvero quello aggiuntivo, del quale non c’è traccia. Per il momento non ne sappiamo ancora nulla e siamo in attesa di indicazioni maggiormente specifiche. Altra incognita che ci riguarda è legata ai banchi, che non abbiamo, ai lavori riguardo ai quali al momento non si è visto granché, almeno come interventi da parte degli enti locali”. Ultimo dubbio, ma non meno importante, riguarda le elezioni regionali: un nutrito fronte di dirigenti scolastici già nei giorni scorsi si è schierato a favore di un rinvio. “Soprattutto per realtà come il Convitto, nella quale molti studenti ci vivono – conclude Naddeo – Sarebbe meglio posticipare la riapertura: altrimenti saremo costretti a tornare sui banchi il 14 e richiudere le scuole il 18, con problemi organizzativi non indifferenti sia per gli studenti che per la nostra istituzione”.

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