La chiesa rupestre della Madonna dell’Ospedale

di Andrea Bignardi

Non solo le meravigliose ville ed una miriade di chiese medioevali: Ravello sa offrire luoghi assolutamente insoliti, dalla bellezza unica ed inconfondibile, non solcata dalle carovane di turisti che usualmente percorrono le principali stradine del centro cittadino per poter scattare una foto in quella che fu la location d’ispirazione del Parsifal wagneriano. Un esempio della spettacolare varietà di luoghi di interesse storico-artistico è dato dalla chiesa della Madonna dell’Ospedale, popolarmente nota con questo toponimo nonostante sia stata originariamente intitolata a Sant’Angelo. Una meravigliosa chiesetta rupestre risalente all’XI secolo, epoca in cui, per volontà della locale famiglia nobiliare dei Frezza, fu edificato un piccolo ospedale (detto xenodochio) destinato alla cura degli infermi ed anche all’accoglienza di pellegrini e viandanti. Alla chiesetta rupestre si accede lungo la strada che congiunge il centro cittadino alla bellissima Fontana Moresca, ed ancora oggi ‐ nonostante non versi in un ottimo stato di conservazione ‐ è ammirabile in tutto il suo fascino arcaico e misterioso. Nell’interno, a navata unica, spicca un affresco della Madonna con Bambino che sovrasta l’altare rimaneggiato nel XIX secolo. All’interno sono presenti elementi decorativi di varia epoca, che testimoniano la continua frequentazione dell’edificio nel corso dei secoli. Le absidi sarebbero state aggiunte secondo le ricostruzioni storiche nel XII secolo. Sono inoltre presenti all’interno anche un piccolo ambone del 1200, abbarbicato alla roccia, con un pregevole capitello in marmo, e una decorazione geometrica dei lati della struttura: sono presenti elementi decorativi di varia epoca, che testimoniano la continua frequentazione dell’edificio nel corso dei secoli. Le fasi costruttive dell’edificio dimostrano come nel corso del tempo il luogo abbia assolto a diverse funzioni. Dapprima, per la sua caratteristica di chiesa rupestre, fu un luogo di culto in grotta (tipologia estremamente diffusa in Costiera) e, solo in un secondo momento, divenne uno xenodochio.

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