La rivoluzione elettorale…

di Alessandro Rizzo

La campagna elettorale è in piena effervescenza, seppure con modalità del tutto nuove rispetto a quelle alle quali siamo abituati. Niente comizi, molto social, qualche comitato elettorale. Un esercito a sostegno di De Luca e pochi, molti di meno, a sostegno di Caldoro. Io, da ex Sindaco, ho ricevuto telefonate da quasi tutti i candidati che conosco personalmente e da molti che non conosco neppure, ma che ritengono, sulla base di una becera ignoranza delle regole della buona politica, che il candidato debba telefonare, a prescindere, anche a chi non conosce. Analizziamoli. I candidati che conosco, sono per lo più quelli scomparsi da tempo, da anni, che magari non hanno risposto alle poche chiamate che gli ho fatto io qualche volta quando ho avuto bisogno di qualche informazione. Oggi riscoprono l’antica amicizia, la rispolverano, col tono indifferente di chi si è incontrato con affetto qualche giorno prima; credendosi evidentemente più intelligente di te, conclude la telefonata dicendo “tu me la dai una mano?”. Tu quella mano già l’hai portata alla fronte. I candidati che non conosco sono invece i più divertenti. La manovra di avvicinamento inizia dalla spendita del nome di qualche rapporto in comune; alla domanda -mia- “come mai non mi ha chiamato?” (intendendo l’amico in comune) il candidato inizia a balbettare: “ma come, ha detto che ti avrebbe anticipato la mia telefonata!” (indignazione -finta-). Vabbè e quindi? “Allora passo a trovarti!”; in tempi di Covid? Ma anche no!…

Poi ci sono gli stalker via WhatsApp: oggi sarò lì alle 16, domani sarò colà alle 17. Io sono al lavoro, con 34 gradi all’ombra e francamente dei tuoi spostamenti, se non se ne interessa tua moglie, figurati io. Un consiglio ai candidati social: le foto con la mano che sorregge il mento, il pugno che colpisce l’altro palmo, lo sguardo all’orizzonte, no, proprio no. Poi c’è il candidato “distante” da te, quello che è dell’altra parte politica. Quello intelligente arriva a te tramite un amico comune che stimi e a cui vuoi bene e al quale non negheresti una mano. Gli dai l’elenco di tutti gli amici “vicini” a lui e ti riservi di preannunziare che da questi amici ci passerai anche tu per chiedere almeno il voto disgiunto. Infine, il candidato che ti ha sempre risposto al telefono e che comunque non ti ha chiesto niente. Lo chiami tu a un certo punto, pervaso da assoluta curiosità, e gli significhi con disappunto che lui ti manca alla collezione, come ti mancava sistematicamente lo scudetto della Juve nell’album delle figurine Panini. E lui ti risponde che tu (io cioè) non sei uno che si fa scegliere, ma uno che sceglie. Quello che lo scudetto non lo aspetta dalle bustine ma lo va a vincere a “scuoppolo” a qualche compagno. In mezzo ci sono le variabili. Il Covid e Salvini, che ironia! Il Covid sta creando problemi, con il numero di contagi in crescita in Campania che potrebbe mettere in difficoltà (e forse anche in imbarazzo) De Luca. Le misure che ha adottato sono decise e secondo me utili. È farle rispettare che resta una nota dolente. Le località di mare hanno avuto grosse difficoltà a causa degli organici commisurati alle esigenze tipiche dei periodi dell’anno di scarsa frequentazione. Non bisogna abbassare la guardia, occorre stare molto attenti, avere grande senso civico e comportarsi in maniera responsabile. Ma è anche necessario che le forze dell’ordine impongano il rispetto delle precauzioni. Infine c’è Salvini, che dà lezioni di macroeconomia all’Italia intera farneticando di tassazioni del fatturato, che allo slogan di “prima la Campania” cerca uno spazio anche al sud. Ahimè, sembra ironico, ma dopo “prima gli italiani”, c’è davvero un “prima la Campania” ad utilità di Salvini. E ci sono davvero tanti campani che daranno sostegno a questa perversione politica, ancor più subdola, se possibile, dello spoglio piemontese garibaldino. Noi attendiamo pazienti di vedere cosa succederà e soprattutto confidiamo che le norme anticovid non creino troppi disagi agli elettori, tanto da sconfortare l’accesso ai seggi e determinare il disinteresse elettorale. La mortificazione della democrazia è sempre un fatto triste.

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