Caldoro e il ‘fardello’ della Lega

Di Maria Francesca Troisi

Che la Lega non riesca ad imporre delle sue candidature autonome in alcuni regioni è un dato di fatto, e al leader leghista Matteo Salvini non resta altro che appoggiare volti già noti della coalizione di centrodestra a cui ammicca, come nel caso di Stefano Caldoro per la Regione Campania, già passato due volte per le urne, una volta da vincente e un’altra da sconfitto.


Caldoro è alla terza candidatura regionale consecutiva come esponente di lungo corso berlusconiano, ed è anche l’unico antagonista diretto di Vincenzo De Luca (anche lui alla terza candidatura consecutiva con il centrosinistra).
Già una volta Stefano Caldoro ha sconfitto il suo avversario diretto (al primo mandato, quello del 2010), ed è, sondaggi alla mano, l’unico nome che potrebbe impensierire la roccaforte deluchiana.


Il sostegno plateale dalla Lega, in una regione come la nostra, rischia però di diventare una colossale “zappa sui piedi”.
Lega, che in regione Campania, è sempre rimasta nelle retrovie dei partiti che contano, e che stando agli accadimenti degli ultimi giorni, indietreggia sempre di più nei consensi e nelle simpatie.
D’altronde l’accoglienza riservata al leader del Carroccio a Torre del Greco, Napoli, Avellino (e compagnia) parla chiaro.


Contrapporre quindi la teatralità politica di De Luca, peculiarità ormai abusata dall’attuale Governatore, a quella di un altro teatrante politico, senza appeal alcuno per i campani, rischia di diventare un sicuro boomerang.
Un boomerang che può fare molto male.

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