Mens sana in corpore sano…

di Alessandro Rizzo

Magari! Mi ero ripromesso di non scrivere di Willy, il ventenne ammazzato a suon di calci e pugni da 4 inqualificabili. Ma la rabbia è tanta e in fondo chi scrive, si sa, usa questa pratica anche per scaricare le proprie frustrazioni. Così alla fine ho ceduto, seppure dietro l’impegno (che, beninteso, non è affatto detto che riuscirò a rispettare) di non affrontare la questione razziale. Ho letto Gramellini stamattina e devo dire che ho condiviso molto una parte di quel che dice. Non che non ne condivida il resto, è solo che quando si discute di un omicidio di branco è scontato che qualsiasi censura sia da condividere, ma un passo del giornalista lo apprezzo particolarmente: non si può stigmatizzare generalizzando il culto dei muscoli o delle arti marziali. Stamattina poi ho anche letto che la compagna di uno dei quattro avrebbe dichiarato che se il “papà di suo figlio è colpevole deve pagare”. Lì -tac- mi si è illuminato un mondo: questi esseri trasferiscono ad altri esseri il loro pensiero, i loro non-valori. Questo è pericolosissimo.Insomma, fare sport è molto bello, la cura del proprio copro è fondamentale, l’amore per se stesso è il principio per l’amore verso chiunque e qualunque cosa, purché quei muscoli siano governati da un cervello funzionante. Perché se continuiamo a consentire questa diffusione dell’odio, razziale o generale conta poco, se continuiamo a far passare il messaggio secondo cui questi gesti gravissimi possono essere sdoganati via social in bravate, abbiamo fallito come società. È proprio a monte che bisogna essere intolleranti, bisogna impedire che si diffonda qualsiasi messaggio di odio, lo Stato deve essere intransigente verso qualunque manifestazione di intolleranza o di violenza, soprattutto quelle verbali o di agevole diffusione come i post su Facebook in cui si esprime apprezzamento per certi comportamenti. Ecco, quei signori che inneggiano all’odio andrebbero castigati subito, senza esitazione. Le manifestazioni di odio andrebbero proibite e sanzionate duramente, mentre noi invece abbiamo consentito addirittura di far mettere radici in Parlamento ad un atteggiamento simile di intolleranza. Confesso che non mi è parso del tutto illogico il pensiero di Luca Bizzarri; di fronte a certi comportamenti lo Stato ha il dovere di interrogarsi: su se ha fallito in qualcosa e su come rimediare quanto meno. Magari non avrà usato le parole migliori per esprimere il proprio pensiero, ma d’altro canto Bizzarri è un comico, non un filosofo. Almeno in questo mondo di opinionisti non ha detto una cosa del tutto sbagliata. Non condivido l’attacco di Scanzi francamente, che da primo della classe ha subito sottolineato l’inopportunità di quel “presunti autori”; giuridicamente, processualmente parlando, tali sono. Resto combattuto. Può un fatto del genere indurmi ad insegnare ai miei figli che è meglio girarsi dall’altra parte se un proprio amichetto viene bullizzato? Credo di no. E tuttavia dovrò spiegar loro che al mondo esistono dei minus habens che dietro la forza del branco sono capaci di ammazzare di botte un ragazzino per motivi meno che futili. E che quindi se vedono un amichetto bullizzato, piuttosto che buttarsi a capofitto in difesa, dovranno immediatamente far intervenire le forze dell’ordine. Perché la sottocultura, il disagio sociale, la corsa verso modelli di realizzazione sbagliati come i tronisti e i partecipanti a temptationisland fanno danni incalcolabili; sono attrattori formidabili per certi individui, soprattutto per quelli che credono nel branco proprio perché è l’unico modo che questi soggetti hanno per rendere un po’ più plurali i loro neuroni, sommando quelli di ciascuno. Non è un discorso antirazziale il mio, però confesso che mai come in casi del genere il modello russo che ci veniva romanzescamente raccontato durante la guerra fredda, quello fatto di allenamento, culto del corpo in uno con lo studio, fin da bambini, della musica, della storia e dell’arte, mi piacerebbe. Anche perché in caso di errore quel percorso si sarebbe concluso in Siberia. Una notazione: non esprimiamo giudizi sulle arti marziali. Sono fantastiche. I miei figli le praticano e vi assicuro che la filosofia del dojo è ispirata ai più alti valori della tolleranza, della fratellanza, del rispetto e della pazienza.

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