Lo spumone“universitario” del Bar Santa Lucia

Un’antica tradizione che si tramanda da oltre sessant’anni nel borgo di Penta

di Andrea Bignardi

Fare e rifare spumoni dal 1956, senza perdere la passione per l’artigianalità di un prodotto che riesce a reggere l’urto di concorrenti agguerriti e di maggiore appeal verso una clientela che spesso ricerca prodotti decisamente meno ricchi di storia e buon gusto. È questa la missione del Bar Santa Lucia a Penta, piccola frazione di Fisciano che da anni regge la propria economia sull’indotto derivato dalla vicinanza all’ateneo salernitano. Insolitamente quest’anno il paesino ancora non pullula di studenti alla ricerca di case in affitto, per via dell’incertezza legata all’emergenza Covid, riacquistando quell’atmosfera di piccolo borgo pedemontano che negli anni aveva perduto. Università o no, il bar di “Totonno à Sisall” – così denominato perché sua madre ormai sessant’anni addietro vinse un cospicuo importo dopo aver giocato una “schedina” – è sempre lì, così come i suoi apprezzatissimi spumoni che vengono ancora prodotti secondo una ricetta assolutamente segreta e tradizionale. La produzione dello spumone in questo piccolo è, ovviamente, superartigianale: con i dovuti accorgimenti dettati dalla modernità, il metodo prevede la produzione del gelato con un apposito macchinario cui segue, poi, l’assemblaggio vero e proprio dello spumone in apposite formelle in cui resta “incapsulato” e tenuto in freddo dalle 24 alle 48 ore. Ciò che accomuna lo spumone fiscianese con i suoi gemelli “superstiti” qua e là per il salernitano è la bagna, corposa e realizzata con un mix di liquori che gli conferisce un gusto decisamente retró, così come l’inconfondibile cuore di pan di Spagna. Ciò che invece lo differenzia sono i gusti con cui viene realizzato e commercializzato, identici da oltre sessant’anni: limone e fragola, nocciola e cioccolato, cassata e amarena , zuppa inglese e cioccolato. Un tempo ad ordinare lo spumone erano soprattutto comuni clienti per feste in casa e pranzi domenicali, mentre oggi a richiederlo sono soprattutto ristoranti della zona che operano nel settore della banchettistica, in eventi nei quali rappresenta ancora un apprezzato fine pasto, proprio come negli anni ‘60.

Rispondi