Regione e autismo

Distanza vergognosa che dura da troppi anni: per colmarla non serve un vaccino, ma al timone uomini veri

di Luca Mazzeo

La Regione Campania , oltre a potenziare il sistema dei servizi pubblici, incoraggia e sostiene nel territorio quelle realtà del privato sociale, del volontariato, dell’associazionismo e dell’auto-aiuto che, liberamente hanno scelto di dedicarsi ad un settore così delicato ed importante per l’intera collettività. Per il triennio di validità del Piano Regionale, la Regione si propone,pertanto di consolidare il processo di integrazione tra servizi sociali e sanitari e favorire una programmazione unitaria pubblica delle azioni con l’obiettivo qualità e appropriatezza dei percorsi e delle prestazioni assistenziali per una più efficace azione di tutela della salute mentale. Vi è la necessità di collaborare con i DSM per la gestione delle problematiche sociali e sanitarie di riferimento. Coerentemente con il dettato della legge regionale 11/2007, il piano sociale regionale individua come sfere di intervento le situazioni culturali e di contesto su cui concentrare la propria attenzione, in collaborazione con tutti gli attori territoriali; in particolare si intendono promuovere tutte le azioni che, dopo debita valutazione delle abilità delle persone in uscita da situazioni di disturbo psichico, siano mirate all’inserimento socio-lavorativo e relazionale dei soggetti di volta in volta presi in carico. Allo stesso modo, devono essere sostenute quelle azioni di sensibilizzazione territoriale volte a superare le barriere culturali rispetto a tali situazioni di disagio, per facilitare l’integrazione nel tessuto sociolavorativo. Vanno perciò sostenute non solo le attività di integrazione sociosanitaria, ma anche la filosofia del progetto personalizzato, quale misura idonea ad individuare i percorsi di integrazione affettiva e sociolavorativa delle persone in situazioni di difficoltà. Se molto si è fatto, o per lo meno sì è discusso, nel campo della riduzione dell’esclusione e della messa in atto di politiche di inclusione sociale per i malati psichici, molto ancora si deve fare per quanto riguarda gli obiettivi di prevenzione e della promozione della salute. Su questo terreno, le politiche regionali sull’integrazione sociosanitaria devono in particolare, mirare alla promozione della salute mentale e alla prevenzione e individuazione precoce del disturbo mediante l’informazione e la realizzazione di iniziative socio- culturali e di gruppo. Come vi è una complessità nell’assistenza sanitaria, così vi è una complessità nel mettere in campo politiche di prevenzione. Queste non hanno come rifermento gli utenti dei servizi socio sanitari, ma la popolazione in generale. I piani di prevenzione mirata,sono poi quelli che hanno come bersaglio non tutta la popolazione, ma le categorie individuate come gruppi sociali esposti a rischio. Il tavolo di lavoro sull’autismo ha delineato un “progetto nazionale autismo consistente in un insieme di raccomandazioni finalizzate a migliorare la programmazione degli interventi rieducativi,sanitari e sociali in favore delle persone con autismo e delle loro famiglie. Gli interventi intendono attuare , mirano ad una presa in carico abilitativa ed educativa del bambino autistico di tipo olistico, mediante un approccio integrato multi professionale e multidimensionale, ove le risorse in campo possono valorizzare il ruolo delle famiglie. Infatti, la famiglia si configura come uno spazio privilegiato per l’implementazione di progetti finalizzati a favorire la crescita comunicativo sociale del bambino con autismo, in tal senso la Regione Campania fa i conti senza l’oste, in quanto è sonnambula, ovvero tutto ciò che si ripropone di attuare lo lascia sempre e solo su carta senza mai portarlo in porto.

Per la giusta attuazione di interventi servono i seguenti criteri:

  • Il giusto funzionamento e la giusta indipendenza dei Piani di zona. Ciò assente nella nostra regione, poiché carente la libertà decisionale… Chi comanda se decide che qualcosa non va attuata, non si attua se decide che le risorse devono risultare insufficienti o nulle deve essere cosi e tanto, ma tanto altro.
  • Una corretta collaborazione tra regione e piani di zona.
  • L’introduzione di uno sportello unico con personale specializzato che possa indirizzare in maniera rapida e concreta le persone con disabilità e le loro famiglie nei contesti più adeguati per la risoluzione di situazioni problematiche.
  • La giusta sintonia tra famiglie e o ogni singola istituzione preposta in tale settore.

Tali criteri sono l’unica via d’uscita per la vera realizzazione di un corretto e efficace sistema assistenzialistico, ma questo purtroppo lo vedremo con il binocolo sin quando nel sistema delle politiche sociali regionale si baderà soltanto a sfamare bocche di amici e amici degli amici. Riflettiamoci, perché ciò non è davvero normale.

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