“Il taglio dei parlamentari? Un’operazione squallida e populista”. La nota di Leopoldo Esposito (Idm Campania)

“La riduzione dei parlamentari è una squallida operazione demagogica e populista, sotto la bandiera dell’essere “anti-casta” che produrrà solo la riduzione degli spazi di democrazia”. Così Leopoldo Esposito, commissario di Idm (L’Italia del Meridione) Campania, ha espresso in una nota le ragioni per le quali ha scelto di supportare, con una lettera particolarmente invettiva, il No al referendum sul taglio dei parlamentari. “Io voto NO perché il parlamentare deve tornare ad essere un rappresentante di un territorio, scelto dagli abitanti di quel territorio; attraverso le modifiche delle leggi elettorali oggi il parlamentare è eletto dalle segreterie di Partito alle quali è costretto a rispondere del suo operato. Con la riduzione del numero dei parlamentari i collegi saranno ancora più grandi al punto di cancellare il rapporto tra l’eletto e l’elettore; mentre sarà sempre più stretto quello dell’eletto con il partito che lo ha fatto eleggere

Chi ha dichiarato, nel sostenere il SI al Referendum, che sarebbe stato solo il primo passo? E che si stava discutendo in commissione la nuova legge elettorale?

Vogliamo analizzare lo scandaloso testo base della nuova legge elettorale?

1. un proporzionale puro;

2. sbarramento al 5%;

3. senza preferenze;

4. liste bloccate.

Pertanto, i candidati saranno scelti e decisi dalle segreterie dei partiti secondo i “requisiti” noti a tutti! Si tratta del PRIMO PASSO VERSO L’OLIGARCHIA!”. 

“Io continuerò a difendere la democrazia e la nostra Costituzione – ha incalzato il commissario di Idm – Non lasciamoci ingannare da un falso risparmio e dal populismo spicciolo. Mi rendo conto che urlare: “Tagliamo il numero dei parlamentari” arriva subito alla nostra pancia, attecchisce facilmente alla massa per la storica, anche giustificata, repulsione verso la casta”.

“Potrebbero in una settimana, se davvero volessero, dimezzare i costi, ridimensionare e mandare a casa i fannulloni, gli incapaci e gli assenteisti senza intaccare la democrazia e la rappresentatività”. E ancora: 

“Il 20 e 21 Settembre avrei votato SI per mandare a casa gli assenteisti, gli incapaci, gli arrivisti e i trasformisti, per tagliare stipendi, diaria, rimborsi e benefit in base e in percentuale agli obiettivi raggiunti…e invece sceglierò di votare 

NO, perché i padri della Costituzione hanno immaginato un paese democratico, solidale, con un parlamento ampio, rappresentativo e forte.

NO, perché questa riforma calata dall’alto renderà il nostro Paese meno democratico e meno plurale, compromettendo i giusti pesi e contrappesi della democrazia.

NO, perché ridurre la rappresentatività del Parlamento non genera maggiore efficienza, ma solo maggiore concentrazione del potere nelle mani delle segreterie politiche, dei potenti, delle lobby e del malaffare, nonché meno democrazia.

NO, perché il taglio dei parlamentari renderà i collegi più ampi e gli eletti più lontani dai cittadini.

NO, perché il taglio non riduce in alcuna maniera i privilegi, cosa che invece si potrebbe attuare e rendere esecutiva  in poche settimane senza ricorrere ad alcun referendum e senza manomettere la Costituzione.

NO, perché riducendo il numero dei parlamentari, le Regioni più piccole e fragili e i territori più deboli avranno ancora meno rappresentanti, meno voce e ancora meno forza.

NO, perché mi sono battuto, convinto e deciso, apertamente e pubblicamente contro la riforma costituzionale di Renzi. Quella per cui siamo chiamati ad esprimerci il 20 e 21 Settembre, forse, è molto peggio, perché non nasce e prende vita da una visione complessiva del Paese e del suo futuro.

NO, perché con il taglio dei parlamentari saranno penalizzati, in prima istanza, i più competenti, i più onesti moralmente ed intellettualmente, i più coerenti, i più liberi…a favore, invece, dei papponi, dei vertici del potere, dei designati dalle segreterie politiche, dei signor si, degli allineati, degli zerbini, degli incapaci, degli affiliati alle lobby e al malaffare, ecc….

NO, perché le riforme costituzionali, eventualmente, si elaborano di concerto con tutte le forze politiche e non solo e prettamente per accaparrarsi consensi cavalcando lo storico malcontento dei cittadini nei confronti della casta politica.

NO, perché non mi lascio ingannare e prendere in giro dalle fake news pilotate e create ad arte. Non abbiamo più parlamentari di altri Stati: il numero dei parlamentari è ritagliato sulla popolazione italiana, piuttosto, abbiamo un sistema istituzionale diverso dagli altri, non dimentichiamo che siamo una Repubblica parlamentare, non federale o presidenzialista.

Paesi quali Germania (778), Francia (925), Inghilterra (1430) sia per condizione istituzionale, sia per usi e costumi, sia per situazione demografica hanno parlamenti con un numero di eletti simili a quello italiano, basta con le frottole e la fake news ripetute e replicate sui social da pappagalli, invasati, tifosi e fans.

NO, perché indebolire il Parlamento significa rafforzare il potere dell’esecutivo, obiettivo della vecchia politica, che mi spaventa non poco.

NO, perché questa riforma nasconde un paradosso: non colpisce la casta ma ne crea una più ristretta, chiusa e ancora più compatta e forte.

NO, perché un caffè in più al giorno, in questo si tradurrebbe il risparmio in termini ecomici con il taglio dei parlamentari, non mi cambia la vita ma stravolge la democrazia trasformandola in oligarchia”. Dopo aver esposto approfonditamente le motivazioni del suo “No” al taglio dei parlamentari, considerato “un gravissimo problema per la nostra democrazia e un rischio soprattutto per il Meridione” il commissario regionale di Idm ha esposto i capisaldi della sua “riforma reale del Parlamento, fondata su altri valori e principi: una prova preliminare di conoscenza della Costituzione e della storia d’Italia dal dopoguerra; un titolo di studio minimo obbligatorio; un limite di età (65 anni) per parlamentari e capo dello Stato; l’aggancio degli stipendi a quelli della magistratura; la cancellazione dei senatori a vita; la limitazione dei decreti-legge; la soppressione del gruppo misto; una netta limitazione del ricorso alla fiducia; l’obbligo di produrre un numero minimo di proposte di legge”.

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