Terra di mezzo tra Roma e Messina A Salerno non cresce più nulla

La proprietà a lavoro per l’allestimento della rosa nel silenzio generale. Castori chiede rinforzi, mentre la presentazione è diventata tabù. E guai a parlare di obiettivi

di Matteo Maiorano – Le Noif ma non solo. Alla base dei dissapori tra società e tifosi c’è molto di più. Una voragine che la dirigenza ha iniziato a scavare cinque anni fa, quando la Salernitana riuscì a tornare nel campionato cadetto.

Nel corso degli anni, Lotito non ha mai lesinato parole poco lusinghiere alla tifoseria, rea, secondo il patron, di non essere vicina alla squadra, mentre il rapporto ha iniziato inesorabilmente a perdere quota. I primi scricchiolìi nel 2019, quando la Salernitana riuscì a salvarsi dagli undici metri contro il Venezia e dopo un avvicendamento in panchina che palesò la grave mancanza di visione da parte della società.

La proprietà sembra aver annichilito sogni e speranze, calibrando gli interessi sulla casa madre Formello e, almeno sulla carta, disinteressandosi dei malumori della piazza. Si attende, invano, la modifica delle norme federali, mentre si dichiarano evanescenti ambizioni. Il vaso di Pandora è stato scoperchiato definitivamente nel day after della partita contro lo Spezia, che ha portato alla luce palesi inefficienze progettuali, che rendono necessaria una pausa di riflessione.

DIRETTORE SPORTIVO – Angelo Fabiani, dopo aver riportato la Salernitana in B, ha lavorato per la formazione di organici “in grado di competere ai massimi livelli”, come sovente dichiarato da patron Lotito. Viene logico pensare che dopo cinque anni consecutivi di “fattori imponderabili” la squadra abbia bisogno di una benedizione collettiva per scacciare il malocchio. Fabiani ha centrato due volte i play-out e tre volte la salvezza diretta, con squadre obiettivamente attrezzate per raggiungere nulla più di un’anonima posizione di centro classifica.

La tifoseria chiede di mettere sotto contratto i top player della categoria (al contrario di ciò che pensa Lotito, nel calcio nove volte su dieci vince chi spende di più) e di non investire buona parte del monte ingaggi per calciatori over 30 in piena parabola discendente. La riconferma di Fabiani, deus ex machina del progetto sportivo granata, nonostante i risultati raggiunti in terza serie, pone degli interrogativi. L’ex Messina avrà un’altra stagione per poter ribaltare le critiche. In tutta verità, poco da aggiungere ad una situazione di per sé diventata paradossale.

DOMINAZIONE ROMANA – Karo è soltanto l’ultimo tassello di un asse che punta a far decollare la Lazio e lascia indietro la “figlia minore”. Il cipriota ha mostrato discreti numeri in cadetteria ma l’infortunio di Luis Felipe ha riportato a Roma l’ennesimo calciatore cresciuto tecnicamente nella provincia romana. Da Akpa a Marchi passando per Strakosha, la lista sta diventando sempre più motivo di astio per quella frangia di tifoseria irredente.

Ne consegue che qualsiasi calciatore, proveniente da Roma, venga visto con disinteresse dai tifosi. Certo, nelle categorie minori questa sinergia andava anche bene (conviene allo stesso Lotito) ma adesso, come promesso nel lontano 2011, bisogna interrompere questo ponte che giova soltanto ad una delle parti.

DISTACCO DELLA PROPRIETÀ’ – In questi mesi Claudio Lotito si è trincerato dietro un silenzio irreale. C’è poco da dire, la stagione andata agli archivi è stata un fallimento. Ma la tattica delle “bocce cucite” non può durare in eterno. Il proprietario della Salernitana, al pari di Mezzaroma, non ha mai vissuto la piazza con calore e negli ultimi tempi la sua presenza all’Arechi è diventata sempre più un rebus. La torcida granata avverte questo distacco e, mancanza di risultati a parte, avrebbe gradito almeno un “mea culpa” di rito.

NODO ALLENATORE – La scelta del tecnico ha fatto storcere il naso a buona parte della tifoseria. Non tanto per il profilo: Fabrizio Castori non è peggio o meglio di altri, ma diventa inevitabilmente parte di un processo che pare ogni anno disfare quanto costruito nei dodici mesi precedenti.

Il grosso lo fa il mercato e con una rosa all’altezza anche un tecnico inesperto riuscirebbe a tagliare il traguardo. Basta dar seguito alle parole del proprietario e dare finalmente “La Ferrari ad un pilota all’altezza”. Che poi a guidare sia Castori o un altro fa poca differenza. Il contratto del tecnico di San Severino Marche è di un anno e sulla data di presentazione resta il più stretto riserbo.

SETTORE GIOVANILE – La gestione Lotito-Mezzaroma è stata caratterizzata dalla scarsa attenzione allo sviluppo del proprio vivaio. Due fattori hanno inevitabilmente rallentato, se non ostacolato, questo processo. Da un lato c’è la sinergia con la Lazio, che ha portato all’Arechi decine di calciatori biancocelesti, in cerca di una precoce consacrazione tra i grandi; dall’altro la domanda di pedine pronte all’uso, in grado di garantire la scalata alla B in tempi celeri. La fase di stallo perenne, in seguito alla promozione, non ha però cambiato le cose: i vari Galeotafiore e Iannone non hanno avuto modo di dimostrare ancora tutto il loro valore, in attesa di un tecnico che riesca a valorizzare le caratteristiche. C’è poi il caso Mattia Novella: il classe 2001 è passato direttamente dall’under 19 granata alle giovanili biancocelesti.

NUOVE FRONTIERE – La Salernitana ha instaurato anche una collaborazione col Messina dei salernitani Enzo Bove e Carmine Del Regno. Gli imprenditori hanno acquisito un terzo delle quote del club caro a Pietro Sciotto, il quale raccolse all’asta il titolo sportivo della precedente società.

Una sinergia, come annunciato dallo stesso club peloritano attraverso il sito ufficiale, che ha già prodotto i suoi frutti: all’ombra del San Filippo sono approdati il pipelet Mattia Mariani, il centrocampista Clemente Crisci e l’ala Alessio Bartolotta. Questione che inevitabilmente si riallaccia al discorso legato alla primavera granata, che vede Salerno come porto dove attraccare per poi ripartire e mai come casa dove mettere radici.

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