“Non è il primo San Matteo senza statue”

di Andrea Bignardi 

Un viaggio tra gli aneddoti che hanno segnato la storia della festa più amata dai salernitani con la testimonianza di Adolfo Gravagnuolo, autore del libro “Salernitanità, racconti sparsi”. Anche nell’Ottocento per un decennio la processione non si tenne.

“Un San Matteo senza precedenti? Non è così”. Quella di quest’anno non sarà la prima festa patronale priva della tradizionale processione. Ad assicurarlo è Adolfo Gravagnuolo, commerciante cittadino, memoria storica della città, autore del libro “Salernitanità, racconti sparsi”, che coagula in sè aneddoti di vita cittadina attraverso i secoli. Se il Covid ha impedito lo svolgimento della processione per quest’anno, ciò non è stato vero in passato, in presenza di altre gravissime epidemie, come quella del colera del 1837, che fece circa 1200 vittime in città. Anzi, in quell’occasione così drammatica si invocò l’aiuto del santo patrono per chiedere la sua intercessione e far terminare la drammatica crisi sanitaria. E, stando agli aneddoti del tempo, così fu. “In passato si svolgevano processioni straordinarie: liddove non arrivava l’uomo si chiedeva l’intervento del cielo – ha raccontato Gravagnuolo – Con una processione straordinaria si cercava dunque l’intervento divino per sconfiggere una pandemia, a differenza di oggi. In un’altra occasione si portò il santo patrono tra le strade anche per ringraziare il pericolo scampato quando Salerno fu risparmiata da un violento sisma che devastò la parte meridionale della provincia”. Ma oltre a queste occasioni insolite in cui il busto del santo fu portato tra le strade al di là del consueto appuntamento con la festa patronale, vi furono anni, quelli compresi tra il 1861 ed il 1872, in cui quest’evento non si svolse, “a causa del trionfo della laicità post-unificazione nello scontro tra conservatori e repubblicani, che vedevano a Salerno i loro principali rappresentanti in figure quali quelle di Nicotera ed Orilia”. Furono anni, quelli, nei quali il cristianesimo fu notevolmente marginalizzato, prima di riacquisire la centralità di religione di stato con i patti Lateranensi del 1929, poi rivisitati dagli accordi di Villa Malta firmati da Bettino Craxi (che lo storico salernitano definisce “il più grande statista italiano”) nel 1984. Fu il sindaco dell’epoca, Matteo Luciani, a volere che la processione non si svolgesse per le strade del capoluogo. Ma il popolo, dopo aver accettato passivamente la decisione, decise di scendere in campo con una protesta delle “fornellesse” che rubarono le chiavi della Cattedrale portando – grazie al supporto dei loro figli – il busto del patrono in processione sin dalle cinque del mattino, tra l’ acclamazione dei presenti e con l’accondiscendenza del sindaco che, divenuto anziano, dette il suo consenso allo svolgimento del rito. Sfatato il “mito” del primo San Matteo senza processione per Gravagnuolo non resta che ribadire come un’altra convinzione diffusa tra il popolo sia errata. “I santi Gaio, Ante e Fortunato non erano, a differenza di quanto molti pensano – continua – Le tre sorelle di San Matteo, bensì questo soprannome nasce dai busti di tre sante martiri che venivano portate in processione fino al 1799 ed i cui busti , in legno, sono conservati nel vestibolo della bellissima chiesa di San Giorgio: Tecla, Archelaide e Susanna”. Solo successivamente, a partire dal 1800, per una scelta della Curia dell’epoca di cui le motivazioni ancora oggi non sono ben chiare, si decise di cambiare le prime tre statue che avrebbero dovuto “aprire” le danze della processione. Fu così che molti dei popolani non compresero questo mutamento e continuarono a chiamare i tre santi con l’appellativo con il quale sono ancora noti ai più.

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