Allo Spazio “Civico 23” la mostra di Antonio Baglivo

Sabato 26 settembre 2020 lo Spazio “Civico 23” ha il piacere di ospitare la mostra personale dell’artista Antonio Baglivo dal titolo “ANIMA PRIMA”. In questa occasione saranno presentate al pubblico una selezione di opere in anteprima assoluta. Opere realizzate in tessuto e su carta, elemento, quest’ultimo, caro all’artista di cui si potranno apprezzare le audaci soluzioni tecniche e formali. Si tratta di un viaggio “topografico” tra sensazioni, luoghi, territori, all’interno di perturbanti immedesimazioni materico/visive.

La presentazione è a cura di Angelo D’Amato:

Il termine “imitazione”, letteralmente, va inteso come semplice copia di ciò che si vuole rappresentare. Chi imita è consapevole che il suo “limite” consiste in una riproduzione fedele di ciò che osserva (anche se alcuni concordano nel considerare la riproduzione stessa come oggetto di interpretazione). Ben altra cosa è la SIMULAZIONE; ci si traveste per simulare, più precisamente si è propensi a rivestire il ruolo di chi vuole rappresentare non solo in termini di copia, trasposizione, ma, soprattutto, in termini di immedesimazione, trasformazione, condivisione. Il simulare ha qualcosa a che fare con la metamorfosi (il riferimento è ad Elias Canetti anche se in un contesto diverso) e comprende tanto il cambiamento quanto il sostituirsi all’Altro.

Questo breve preambolo bene si addice all’opera di Antonio Baglivo, presentata in questa mostra dal titolo fortemente evocativo, ANIMA PRIMA; soprattutto se ci si riferisce alla disponibilità, presente nei lavori dell’artista, ad aprirsi ad un mutamento sensoriale, radicale, laddove la distinzione tra uomo e animale o tra uomo e ambiente, appare ormai prossima allo scambio reciproco dei ruoli.

Ma come va intesa questa metamorfosi?

Secondo Deleuze/Baglivo la metamorfosi si presta ad un divenire molteplice che si manifesta attraverso lo slittamento della dimensione umana in quella animale, nell’ambito di una trasformazione che investe tanto l’uomo quanto l’ambiente in cui vive. Una trasformazione fisica e sensoriale che ci fa travalicare in una dimensione altra, nuova ed imprevedibile. La metamorfosi è immancabilmente legata all’evento come atto fugace ma profondo, come dimensione che reca in sé le tracce di un insieme di sensazioni la cui intensità noi ravvisiamo nelle immancabili “espressioni” del colore, della forma e dei loro rispettivi sconfinamenti in territori (campi di colore/tessuto) tra loro interagenti. A ben guardare le opere, qui presentate, sono un elogio alla superficie, ora come epidermide, ora come elemento resistente, indispensabile alla sopravvivenza, ora come mappa, topos, sapientemente tagliata e cucita. Sono composizioni che ci invitano a riflettere e soprattutto a sfiorare, sentire, odorare. Sono opere aptiche che evocano territori, corpi, confini. Dietro l’apparente razionalità compositiva, nelle opere di Antonio Baglivo si nasconde l’insidia di una materia grafico/pittorica che si muove in uno spazio topologico, o se si preferisce in un life space, poiché attraverso di esse ravvisiamo, come in un rituale d’iniziazione, l’esigenza di muoverci all’interno di un sistema di rimandi flessibile, che non ci obbliga a seguire una lettura univoca e sequenziale, ma ci spinge a fare tesoro di Impressioni, silenzi, attese, rimandi e partecipazioni attive più che contemplative.

Un posto di rilievo, in questa audace esposizione, è assegnato non solo al tessuto ma anche alla carta. La carta ha sempre contrassegnato l’attività di ricerca di Baglivo, fungendo da medium quasi alchemico se pensiamo all’abilità dell’artista di farne elemento base di combinazioni espressive, il cui esito appare sorprendentemente originale, lontano dai consueti canoni di semplice funzionalità estetica. In questa occasione la carta si colora di bianco e nero, gestita in frammenti sovrapposti che evocano scomposizioni di piani geometrici in un imprevedibile “andamento” di superfici irregolari, tali da suggerire ambienti interni/esterni fortemente caratterizzati da opache luci ed ombre. Qua e là sembrano concretizzarsi figure stilizzate, la cui presenza ricorda la tipica produzione artistica africana. Altre carte di Antonio Baglivo possiamo viverle, come già accennato, in una dimensione di perenne “sconfinamento” tra ciò che è palesemente chiaro, dal punto di vista comunicativo e compositivo, e ciò che è appena accennato e/o celato dietro forme simboliche altamente evocative e dai colori empatici carichi di energia prorompente.

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