Riccelli (Acs) sui ristoratori: “Mood negativo, rischiamo gravi danni”

di Andrea Bignardi

Ad essere colpita dalla nuova ordinanza del governatore De Luca, seppur in modo indiretto, è anche la categoria dei ristoratori. Il recente dispositivo sostanzialmente ribadisce alcune delle prescrizioni che già nei mesi scorsi erano state imposte agli esercenti del settore (dalla misurazione della temperatura corporea alla sanificazione degli ambienti al distanziamento tra tavoli e coperti), aggiungendo tuttavia un ulteriore elemento di restrizione che preoccupa soprattutto i gestori dei grandi locali, abituati per le loro dimensioni, a lavorare ovviamente su numeri di coperti piuttosto alti: non è infatti più possibile servire al tavolo un numero di persone maggiore di sei. È quest’aspetto che, insieme alle ricadute negative legate alle limitazioni imposte ai “baretti” della movida, preoccupa maggiormente Paolo Riccelli, vicepresidente di Acs (associazione commercianti salernitani) e promotore, durante il lockdown, di numerose iniziative di protesta costruttiva attuate dagli esponenti della categoria,tra cui la simbolica consegna delle chiavi all’assessore Dario Loffredo, nello scorso aprile. Il giudizio sull’ordinanza 75 del presidente della Regione è, ovviamente, totalmente negativo, nonostante essa “lambisca” solo il mondo della ristorazione, concentrandosi maggiormente sulla prevenzione degli assembramenti dovuti alla movida. “C’è da dire che la limitazione alla vendita di bevande da asporto colpisce maggiormente i baretti della movida oltre che le strutture che fanno catering e ricevimenti che superano le venti persone ‐ commenta Riccelli ‐ Il danno che ne deriva è principalmente psicologico: le persone saranno infatti portate ad uscire meno, il loro umore ad essere maggiormente negativo, e quindi questo calo coinvolgerà di conseguenza anche i ristoranti che rispettano le norme e possono garantire l’ospitalità in piena sicurezza. Auspichiamo che queste misure non siano prorogate oltre il 7 ottobre ma purtroppo ci aspettiamo restrizioni ancora maggiori”. “Un altro eventuale lockdown ‐ conclude ‐ sarebbe ancora più dannoso per l’economia: la soluzione non può essere certamente questa. Un dubbio lo abbiamo sulla questione tavolate: e questo può essere certamente dannoso per locali di grandi dimensioni che ovviamente lavorano con coperti che per ogni tavolo hanno un numero maggiore di sei”.

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