“ANIMA PRIMA”, una mostra del maestro Antonio Baglivo

di Vito Pinto

Con “un’audace esposizione”, come l’ha definita Angelo D’Amato in presentazione di pieghevole, allo spazio espositivo “Civico 23” di Salerno, Antonio Baglivo si presenta con l’ultima provocazione d’arte mostrando opere realizzate con carta in sobrietà compositiva e con tessuto‐non‐tessuto in una fantasmagoria di colori che immette il visitatore immediatamente in contatto con un mondo lontano, ma al quale siamo abituati ormai da tempo: la dirimpettaia Africa sbarcata sulle nostre coste con i dolori, le sofferenze dei suoi tanti “diversamente bianchi”, uomini, donne, bambini differenti da noi soltanto per il colore della pelle. Non molti pezzi, ma un numero confacente a lanciare un messaggio che sa di metamorfosi, ovvero simulazione e immedesimazione nei problemi di quella parte del creato – sia esso uomo, animale o ambiente – che soffre per una debolezza provocata in anni di sfruttamenti, abbandoni, noncuranza degli umani diritti. Una condizione cui siamo, purtroppo, abituati e con la quale conviviamo attraverso l’affollamento dei marciapiedi delle nostre città di stuoie variopinte sulle quali stendere oggetti di una cultura diversa, ma comunque etnica. Sono i “vu’ cumprà” la cui presenza Antonio Baglivo richiama con foglie multicolori, con simboli di una ritualità tribale, con i monumenti eterni, patrimonio dell’umanità. Con sensibilità di un forte sentire, l’artista ha intitolata questa esposizione “Anima Prima”, quasi un ritorno all’origine, a un eden di purezza originaria. Sono passati alcuni anni, forse decenni da quando Baglivo realizzò altre mostre di provocanti riflessioni: si ricordano per tutte “Teca Mundi” e “Katakatascia”.

“Anima prima”, titolo fortemente evocativo “soprattutto – scrive D’Amato – se ci si riferisce alla disponibilità, presente nei lavori dell’artista, ad aprirsi ad un mutamento sensoriale, radicale, laddove la distinzione tra uomo e animale o tra uomo e ambiente, appare ormai prossima allo scambio reciproco dei ruoli”. La mente evoca la parola “metamorfosi”, ovvero pensiero di cambiamento, dal chiudere all’aprirsi completamente verso l’altro, quel“diversamente bianco”, cui per secoli abbiamo negato l’esistenza, rubato gli anni della vita, lasciando inquietanti memorie di catene. Di forte impatto è certamente quel rosso oggetto in tessuto‐non‐tessuto sospeso in lieve dondolio nell’aria di uno spazio espositivo, quasi pio desiderio in cerca di collocazione: un corno possente, con la punta in giù, protesi immaginaria per rinoceronte privato del suo orgoglio di cheratina da beceri bracconieri. Ed è la riflessione che l’artista impone al fruitore di“Anima Prima”, sequenza di carte variamente utilizzate (Baglivo ama l’uso delle carte e lo fa con grande maestria) ove le ombre e la luce vengono ottenute con sapienti intrecci di carte nere e carte bianche, lisce o impresse con segno grafico inverso a leggera pressione. Così l’artista che ha ideato, meditato nel suo animo l’opera “prima” si fa artigiano nel rendere l’idea, la sua idea, visibile, percepibile dal fruitore. Ed è, giocoforza, il meditare silenzioso di chi guarda, osserva il messaggio intrinseco, anche se per certi versi segreto, che l’artista ha racchiuso nelle sue opere.

Emozioni? Non subito! L’osservazione “prima” e sull’oggetto che colpisce, attrae la maggiore attenzione, sulla composizione che taglia di traverso il tuo animo, quasi sgarbo ad una tranquillità quotidiana. Le emozioni vengono dopo, quando da soli si ripensano a quelle carte impresse, dipinte, composte in opera silenziosa, a quelle carte manipolate, colorate che rimandano, senza fastidio, ad un mondo con il quale, alla fine, conviviamo ogni giorno.

“Anima prima” ovvero sconfinamenti indiscreti, silenti in dimensioni altrui, provocazioni offerte da un artista che sa evocare immaginifici scenari dell’anima.

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