I test rapidi per il coronavirus a scuola

di Daniela Pastore

Sarà possibile utilizzare anche nelle scuole i test antigenici rapidi attualmente in uso in porti e aeroporti. Dopo il via libera del Comitato Tecnico Scientifico, il ministero della Salute ha dato parere favorevole all’impiego dei test antigenici rapidi in ambito scolastico, per rilevare eventuali infezioni da covid 19 tra il personale e tra gli studenti. L’adozione di questa misura dovrebbe consentire di rilevare più rapidamente un’infezione in presenza di un caso sospetto, predisponendo le attività di isolamento e riducendo il rischio che possano essere contagiate altre persone. Il commissario per l’emergenza coronavirus, Domenico Arcuri, ha avviato un bando per la fornitura di 5 milioni di kit per effettuare i test, che si chiuderà il prossimo 8 ottobre.

Le scuole hanno riaperto “timorosamente” i loro cancelli e tante sono state le precauzioni prese per contenere l’aumento dei contagi dovuto alla permanenza in ambienti chiusi di studenti e insegnanti per diverse ore al giorno. Diversi casi di positività non hanno tardato ad arrivare causando la sospensione delle lezioni in diverse città. In soccorso alla comunità studentesca e alle famiglie arriverebbe la decisione ministeriale di ricorrere ai test rapidi riducendo, in tal modo, il rischio quarantena e focolai. A oggi esistono tre principali tipologie di test contro il coronavirus:

  • il test molecolare (PCR), il più diffuso e che colloquialmente chiamiamo “il tampone”, che va alla ricerca del materiale genetico del coronavirus partendo da un campione di muco e saliva prelevato in profondità dal setto nasale;
  • il test sierologico, che serve per identificare gli anticorpi nel sangue sviluppati durante un’infezione da coronavirus;
  • il test antigenico, che va alla ricerca di alcune proteine virali (antigeni) partendo da un campione prelevato sempre tramite tampone

Mentre il test molecolare richiede diverse ore per essere svolto, con la necessità di processare il tampone in un laboratorio di analisi, il test antigenico può essere svolto in una forma rapida, ottenendo un risultato dopo appena 15 minuti dal prelievo. Per questo motivo il test viene spesso chiamato “tampone rapido” e viene impiegato in particolari contesti dove è necessario testare molte persone, come per esempio nei porti e negli aeroporti. Alitalia, ha avviato dalla scorsa settimana una sperimentazione su alcuni voli tra Milano Linate e Roma Fiumicino, sui quali si può salire solamente dopo avere certificato la propria negatività nelle precedenti 72 ore. I passeggeri possono sottoporsi a un test antigenico rapido gratuito in aeroporto: se risultano positivi non possono imbarcarsi, devono rimanere in isolamento e si devono sottoporre al classico tampone per un’ulteriore conferma.

Secondo il ministero della Salute, nei contesti in cui sono già stati impiegati, i test antigenici rapidi hanno consentito di registrare “un rilevante numero di contagiati, probabilmente con alte cariche virali, che non sarebbero stati individuati in altro modo”. Per questo ne viene consigliato l’utilizzo anche in contesti diversi rispetto a quelli di porti e aeroporti dove sono stati finora sperimentati. Nella circolare ministeriale si dice che i test rapidi utilizzati nelle scuole potrebbero “accelerare la diagnosi di casi sospetti di COVID-19”. L’idea è che il loro impiego possa contribuire a effettuare diagnosi più rapide, soprattutto nel periodo autunnale e invernale, dove capita di frequente che ci siano studenti con la febbre e sindromi simili all’influenza, i cui sintomi potrebbero essere confusi con quelli della malattia causata dal coronavirus. Finora per i casi sospetti gli istituti scolastici dovevano provvedere a richiedere una verifica tramite tampone, con tutte le difficoltà del caso dovute alla minore accessibilità a questo tipo di test e ai tempi più lunghi per avere un risultato. Con i test rapidi dovrebbe diventare più semplice l’identificazione dei casi sospetti, il loro isolamento e l’attività di tracciamento dei contatti.

Rispondi