Quella notte elettorale

di Andrea Bignardi

La Calabria è un po’ la mia seconda regione. Una terra difficile ma al tempo stesso a cui mi legano tantissimi bei ricordi, in cui sin da bambino trascorro sulla costa jonica le vacanze estive, e che ancora oggi – nei limiti delle possibilità e degli impegni – cerco di frequentare con una certa assiduità. E innanzitutto per questo la notizia della morte della sua presidente Jole Santelli mi ha sconvolto, quando l’ho ricevuta, prima di saltare a bordo della mia auto. Mi ha sconvolto perché, in qualche modo, ne ero stato partecipe, pur non avendo avuto modo di conoscerla personalmente. Un sabato mattina dello scorso gennaio proposi a Sonia Senatore, dirigente di Forza Italia sempre vicina a noi giovani, a cui mi lega una grandissima amicizia, di “imbarcarci” – per dirla nel nostro gergo – per seguire dal vivo la notte elettorale, l’indomani, a Cosenza. Non ci recammo a Lamezia, dov’era il comitato della Santelli che poi sarebbe stata eletta presidente, per ovvie ragioni di distanza. Ma scegliemmo di recarci nella “sua” Cosenza, seguendo lo spoglio nel comitato del vulcanico Luigi De Rose, già coordinatore provinciale del partito e leader del movimento giovanile forzista. Una notte avvincente in cui ebbi modo, insieme ad alcuni amici del posto, di seguire dal vivo l’adrenalina dello spoglio, mentre il corso principale di Cosenza era come assopito, e non solo per l’orario notturno: tutto sembrava così diverso dagli spogli elettorali che usualmente avvengono in Campania, ben più vivaci. Forse andò così perché l’esito fu netto: per gli addetti ai lavori era già scontato. Fu festa. E per chi non sostenne la Santelli la sua vittoria fu in molti casi comunque un elemento di novità e di speranza: era stata la prima donna a ricoprire la carica di presidente della Calabria, eletta praticamente doppiando il suo stimabile sfidante Filippo Callipo, imprenditore che aveva raccolto intorno a sè la coalizione di centrosinistra e con il quale la Santelli aveva intrattenuto sempre un rapporto basato sulla stima e sul rispetto reciproco, pur nel confronto e nello scontro diretto. Certo, come in ogni campagna elettorale che si rispetti non sono mancati scontri e delusioni, polemiche interne sia agli azzurri che alla coalizione di centrodestra. Ma per noi, in base alle nostre sensazioni del momento, quella fu una pagina di bella e sana politica. L’indomani, colazione in piazza Bilotti, una scorpacciata di prodotti calabresi in un negozio sul corso, e una visita fugace al Teatro Rendano prima di ripartire, ognuno verso i suoi impegni. Con il pensiero di ritornare a Cosenza e magari di conoscere meglio Jole Santelli, espressione del riscatto – momentaneo – di un’idea politica moderata e liberale oggi in via di estinzione in cui tanti di noi (anche giovani) abbiamo creduto. L’escalation del Covid ed un destino beffardo non ce l’hanno consentito. Ma il ricordo di una bella esperienza resterà scolpito nella mente e nel cuore. Addio Presidente.

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