Stop a calcetto, sì a pro e dilettanti “Ulteriori spese per gli sportivi”

di Matteo Maiorano – Stop al calcetto e sport amatoriali, salve palestre, piscine, realtà professionistiche e dilettanti. Il nuovo dpcm del 13 ottobre, atto a frenare l’epidemia da coronavirus nel nostro Paese, lascia più di qualche punto interrogativo in seno agli addetti ai lavori del mondo sportivo.
Una scelta che, da un lato, permette a tante realtà sportive di andare avanti, nel pieno rispetto delle norme in materia di contenimento, garantendo i posti di lavoro a un comparto in ginocchio sotto il profilo economico.
Il rovescio della medaglia è però legato inevitabilmente alla diffusione del virus nel mondo dello sport: “Il covid-19 non fa certo distinzioni tra atleti dilettanti e amatori: se nel perimetro di valutazione del dicastero rientra il calcio, non esiste distinzione tra categorie”. L’affermazione di Matteo Pisapia, titolare di Casa Olympic, centro sportivo all’avanguardia destinato alla fruizione dei tanti appassionati amatori, lascia degli interessanti spunti di riflessione. I protocolli che i centri sportivi hanno dovuto far rispettare, nel periodo della pandemia, sono stati pressoché simili, sia per gli appassionati che per i dilettanti.
“I titolari hanno dovuto far fronte a uscite non indifferenti per mettere a norma le strutture – assicura Pisapia – perché tra assunzione di personale, dedito alla registrazione di ingressi e uscite dal centro, acquisti di termoscanner, nebulizzatori, barriere in plexiglass, guanti, occhiali e tutta l’apparecchiatura igienico-sanitaria, le spese oscillavano in un range che va dai 10mila ai 15mila euro”.
Il decreto del governo è stato un fulmine tra nuvole grigie: “Il dpcm penalizza il calcio in forma latente: chi frequenta i centri sportivi non matura certo l’immunità con la tessera di una federazione. È un modo per danneggiare chi, per fare sport, deve spendere ulteriori soldi”.
La speranza è che la Regione cambi le carte in tavola: “Non dovremmo chiudere – dichiara Pisapia – ma, con attenzione e nel rispetto del distanziamento sociale, aspettare il vaccino. Nuovo lockdown? Sarebbe la fine per tante aziende, già messe in ginocchio dalla serrata del periodo marzo/maggio. Lo Stato non è assolutamente pronto per una misura simile. Guardi – sottolinea il titolare di Casa Olympic – basta soffermarsi sui criteri stabiliti per l’acceso ai bonus: tra gli addetti ai lavori c’è chi non ha guadagnato neanche un quinto del proprio stipendio”.

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