Cava, CasaPound risponde a Del Vecchio sul “caso” monumento ai caduti: «Accuse deliranti»

Continua la querelle legata al monumento dei caduti di piazza Abbro – difronte Palazzo di Città – che ogni fine settimana si trasforma in luogo di bivacco, insieme a tutta la piazza che lo ospita.

I PRECEDENTI:

CasaPound Italia – Cava de’ Tirreni nella settimana scorsa protocolla una richiesta al Comune, allegando progetto e grafiche, nonchè foto denuncia dello stato di abbandono, al fine di farlo recintare, prendendo ad esempio il monumento ai caduti di Salerno nei pressi della stazione centrale.

All’iniziativa si oppone l’ex assessore alla sicurezza – ora al commercio – Giovanni Del Vecchio – che vede nell’iniziativa di CasaPound una condotta costituente reato (art.633 cp) – i militanti dopo aver ripulito il monumento lo avevano simbolicamente transennato con 2 paletti di plastica uniti da una catena, sempre in plastica -. L’assessore inoltre spiegava che il modo giusto per evitare i bivacchi era spiegare ai giovani il valore del monumento e si augurava maggiori controlli da parte della Polizia Locale.

Il dibattito continua sui social e a difesa di CasaPound interviene il neo consigliere comunale di opposizione Italo Cirielli di Fratelli d’Italia, ma l’assessore insiste e trova sbagliata sia l’iniziativa ed attraverso un giornale locale minaccia querela ai ragazzi che alla fin fine, non hanno fatto altro che ripulire un monumento e manifestare, mentre sui social è un massacro.

OGGI

I militanti di CasaPound Italia – Cava de’ Tirreni, inviano una lettera aperta all’ex assessore all sicurezza: «Contro CasaPound è una crociata personale di accuse deliranti»

«Ancora nei giorni scorsi, imperterrito e convinto, nonostante le critiche piovutele addosso al primo tentativo dalla stampa e da più parti politiche, lei, signor Assessore Del Vecchio, usando come cassa di risonanza una testata locale, ha continuato la sua personale crociata contro CasaPound Italia, paventando nuove denunce, addirittura penali in virtù dell’art. 633 c.p. per l’azione di riqualificazione al Monumenti ai Caduti cittadino. Tale articolo, per chi non lo conoscesse, punisce il reato di occupazione di edifici o terreni pubblici o privati. 
In questo caso vogliamo iniziare la nostra replica a tale delirante accusa parlando proprio di geometria spicciola, da terza elementare, signor Assessore. A suo parere due paletti provvisori alti un metro dal terreno, appoggiati e non fissati al suolo, con su distesa una catena lunga un metro e mezzo, sarebbero sufficienti a recintare in maniera permanente e duratura un’area pubblica di 5 metri per lato a scopo occupazione?Sono sufficienti a blindare quell’area tanto da impedirne l’altrui accesso o la libera fruizione del pubblico passaggio con altri tre lati completamente liberi e uno provvisoriamente occupato per 1/3 della sua estensione?Una bicicletta parcheggiata di sguincio alla base del monumento occupa la stessa superficie e allora costituisce lo stesso identico reato. 
Per quanto concerne il diritto e non la geometria, piacerebbe capire a noi per primi in cosa consiste il “dolo” che secondo l’articolo da lei citato indica la discriminante per configurare il reato in una simile azione. Dove starebbe il vantaggio o il profitto dell’occupante, ammettendo l’assurda teoria dell’occupazione? Ci siamo appropriati dei marmi? Abbiamo venduto fregi e targhe del monumento? Abbiamo usato il monumento a scopo privato o associativo esclusivo abitativo o commerciale? Cosa abbiamo sottratto del luogo per uso privato alla pubblica fruizione? Nulla Signor Assessore, nulla abbiamo levato alla collettività cavese con la nostra azione; semmai abbiamo restituito pulizia e decoro ai cittadini, quello che voi avete sottratto a quel luogo negli anni con incuria e negligenza, e abbiamo reso un servizio ancor più grande alla causa di questo, un servizio fondamentale che è quello di sensibilizzare di far discutere, di pubblicizzare l’oscena situazione che viene perpetrata da anni ai danni di quel simbolo sacro. Abbiamo risvegliato dal torpore la politica cavese, proprio tutta, e questa è già una nostra grande vittoria. 
Concludiamo comunicandoLe che da questo momento diffidiamo lei e chiunque altro attribuirà al nostro movimento accuse di reati penali campate in aria e non sorrette da alcun fondamento giuridico, diffuse tra l’altro pubblicamente a mezzo stampa, sul crinale tra la diffamazione e la calunnia, accuse dalle quali provvederemo a difenderci nelle sedi opportune».

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