Bombe carta sul fuoco della disperazione

L’Italia sembra, ancora una volta, essere spaccata in due. Da un lato le regioni del Nord che convivono con il Covid, dall’altro quelle del Sud che lanciano bombe carta contro l’ipotesi di un nuovo lockdown, ipotesi scongiurarta dal nuovo DPCM che pone un freno alla vita sociale ed economica a partire dalle 18:00 di domani.
Non sappiamo come arriveremo a Natale, ma sappiamo che, ancora una volta, dovremmo armarci e combattere contro un virus che toglie il respiro e soffoca l’economia.
Saracinesche abbassate, palestre vuote, teatri e cinema deserti, è questo lo scenario spettrale a cui assisteremo almeno per il prossimo mese. Tutti speravano che si trattasse del classico scherzetto di Halloween, ma oggi il numero elevato di contagi ed il discorso del Capo del Governo Giuseppe Conte ci hanno riportato alla dura realtà.


Mentre medici ed infermieri lasciano intravedere sui social i primi segni di stanchezza, il popolo del centro-sud è in rivolta. A Napoli i “masanielli disperati” hanno portato in piazza rabbia e sdegno, accusando la malasanità ed il Governatore De Luca. La città si è trasformata in una polverierabombe carta e lacrimogeni lanciati contro le forze dell’ordine. C’è chi parla di regia criminale e chi di pura disperazione delle fasce medio-basse, quelle più colpite. Napoli è stata venerdì sera terra di rivolta. Questo perché l’economia al Sud fatica a riprendersi. Questo perché il virus corre veloce tra la gente ma il timore di perdere la vita o di contagiare i propri cari è forse meno forte rispetto alla paura di non arrivare a fine mese.
I napoletani non accettano le misure restrittive e scatenano una guerriglia urbana, perdendo di vista l’obiettivo e forse anche la dignità, sbattuti il giorno dopo sulle prime pagine di tutti i quotidiani nazionali e non solo.


La protesta si è estesa a macchia d’olio in tutte le altre province della regione. Ma a Napoli resta tutto più forte ed amplificato. Bisogna scegliere se morire di Covid o di fame. Al Nord tutto questo non accade perché li il tessuto economico è molto più solido, la sanità ben organizzata ed i trasporti più efficienti.
In questo labirinto di specchi dove sull’immagine di ognuno sembra riflettersi quella di un virus tanto silente quanto pericoloso, si fa fatica a sperare in una ripresa.

In questo caos fatto di rabbia ed incertezze, il testo più bello del grande Pino Daniele sembra riecheggiare tra i vicoli di una città semi deserta, come un presagio o una triste condanna “Napule è na’ carta sporca e nisciuno se ne importa e ognuno aspetta a’ ciorta”.

Rossella Graziuso

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