La forza dei numeri e del pensiero magico

di Walter Di Munzio*

I numeri. Siamo stati invasi da una valanga di dati spesso, ai più, incomprensibili. Per questo la sorpresa era grande quando epidemiologi diversi ne davano interpretazioni diverse, a volte contrastanti; numeri dati quasi sempre in valori assoluti e difficilmente confrontabili nel tempo, senza denominatori riferiti alla popolazione o almeno ai tamponi realmente somministrati. Non si potevano costruire tassi utili per il confronto. La lettura dei dati è affidata più spesso a politici che a tecnici. Questi ultimi però non potrebbero – e non dovrebbero mai – competere in esternazioni sul decorso della stessa epidemia con giornalisti, opinionisti e noti personaggi dello spettacolo (con qualche abilità dialettica ma assolutamente privi di una qualche competenza scientifica).

Abbiamo poi assistito a campagne elettorali costruite interamente sulla paura della pandemia senza alcun contenuto programmatico; abbiamo continuato a subire invettive tese a colpevolizzare, di volta in volta, emigrati, giovani o cittadini in generale che dovevano solo essere protetti e informati con pacatezza sui rischi e sui comportamenti da tenere per non infettarsi. Queste persone sono state, di volta in volta, indicate come irresponsabili untori o causa di tutti i mali possibili.

Basta! Ora è il momento di cominciare a dire finalmente la verità. Senza speculazioni politiche e senza opportunismi di sorta. Piuttosto poniamoci alcune domande:

  • perché non si è utilizzata la prevista tregua estiva per rinforzare i trasporti in vista della riapertura delle scuole? L’unica iniziativa che si è riusciti a prendere è stata quella di chiudere tutte le scuole mandando in giro studenti e genitori che non potranno far altro che andare ad infettarsi altrove.
  • perché bisogna aspettare giorni, se non settimane, per ricevere un tampone dalle ASL di riferimento, persino quando è collegato un positivo? Non si è riusciti a organizzare procedure di reclutamento urgenti e straordinarie per rafforzare i servizi di prevenzione e di medicina di base in vista della ripresa autunnale dei contagi, eppure era ampiamente previsto che ai primi freddi avremmo affrontato una ripresa epidemica con un incremento dei casi di positività e un aumento dei tamponi avrebbe inevitabilmente comportato il disvelamento di quei casi asintomatici che non vedevamo né seguivamo durante la prima ondata.
  • perché non si è prevista la difficoltà assistenziale ed il conseguente abbandono dei pazienti oncologici, cardiopatici e per quelli affetti da patologie croniche o degenerative, pazienti dimenticati che avevano già tanto sofferto nella prima fase della crisi epidemica e che sono scomparsi persino dalle rendicontazioni epidemiologiche sulle cause reali di mortalità.
  • perché infine, si continuano a dare numeri assoluti? E’ noto che questa fase registra una mortalità da COVID estremamente più bassa. Il trend mostra una notevole riduzione del ricorso alle terapie intensive a fronte della crescita di positivi a cui non corrispondono casi di malattia conclamata.
  • perché si continua a terrorizzare la gente con dichiarazioni irresponsabili e drammatiche che non dicono la verità?  Il virus circola ancora molto e più di prima, ma gli esiti sono migliori e la malattia appare ora più gestibile e abbiamo molti più strumenti per combatterla in attesa di un vaccino (se e quando lo avremo a disposizione).

Ora è necessario essere consapevoli che nell’attesa è sbagliato tentare di colpevolizzare qualcuno. Bisogna semplicemente gestire al meglio questa malattia, ma anche tutte le altre. Preoccupa il fatto che assistiamo impotenti allo smantellamento della rete ospedaliera rivolta alle fasce deboli per aprire nuovi reparti COVID. Ciò inspiegabilmente senza personale aggiuntivo, senza respiratori, senza aver formato adeguatamente gli operatori da impegnare. Almeno tre mesi di tregua sono stati sprecati senza aver affrontato le criticità più importanti. Rischiamo ora di ritrovarci senza assistenza per molte patologie e con un saldo complessivo di decessi in forte aumento. Li salviamo dal COVID e ne condanniamo a morte tanti altri.

Si chiama “pensiero magico” ed è quella illusoria convinzione che una volta riguardava solo i bambini.  Fa credere che basti serrare gli occhi per far scomparire magicamente la realtà che ci circonda. Ma questo è un gioco consentito solo ai bambini, aiuta ad alimentare favole e racconti per dormire; non certo può essere utilizzata quale narrazione per un popolo civile e responsabile. Un popolo che ha pur affrontato bene e con grande responsabilità una grave epidemia. Oggi sarebbe vissuta come vessatoria e provocherebbe violente rivolte. A nulla valgono gli inviti alla responsabilità collettiva. Ora bisogna solo spendere bene le risorse che abbiamo a disposizione.

Chi in Italia o in Europa potrebbe rimproverarci se cominciassimo a programmare e spendere risorse per rafforzare il sistema sanitario e la medicina territoriale?

Abbiamo bisogno di questo, senza cancellare o sostituire l’esistente che funziona, senza fingere di risolvere problemi creandone altri.

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