Addio a Gigi Proietti. Se ne va l’ultimo “re di Roma”.

Di Maria Francesca Troisi

Gigi che scherzi so? Te ne vai proprio il 2 novembre, giorno in cui sei pure nato. Ci scherzavi su questa cosa, ti ricordi? “Che dobbiamo fa’? La data è quella che è, il 2 novembre”.
Questa è una “mandrakata” degna “de te”, ma non ci viene tanto “da ride”, sai.
La senti Roma e l’Italia intera? “Sta a piagne” per te.

Gigi Proietti è un pezzo “de core” non solo per Roma, ma per l’Italia tutta. Un Maestro unico, irripetibile, che ha donato tutto sè stesso al pubblico in oltre 50 anni di carriera. Come si fa a raccontare Gigi Proietti? Io non lo so se lo so fa, “ah Gì”.

Proietti avrebbe compiuto proprio oggi 80 anni, tra gli omaggi già in cantiere di tv, siti e giornali.
Ricoverato da una quindicina di giorni per problemi cardiaci, le sue condizioni si erano aggravate nella serata del 1 novembre.

Uno dei nostri artisti più eclettici e completi, “figlio” di quella Roma che l’ha sempre portato sul palmo della mano, e a cui ha dato tutto.
Comico, cabarettista, doppiatore, ha prestato la voce a Robert De Niro, Sylvester Stallone, Dustin Hoffman, Marlon Brando.
Regista di teatro (di cui è stato tra i massimi esponenti), ma anche di opere liriche, ha lavorato in una cinquantina di film, al servizio dei più grandi registi italiani.

Proietti conosce la popolarità con il film-cult “Febbre da cavallo” (1976), in cui interpreta Mandrake.
Ha spaziato tra varietà (come non ricordare “Fantastico”) e fiction, insidiandosi nel cuore del pubblico con il ruolo più amato, quello di Giovanni Rocca, nella popolarissima fiction “Il Maresciallo Rocca”, targata anni ’90. Cantante di talento, ha partecipato anche al Festival di Sanremo nel 1995, con Peppino di Capri e Stefano Palatresi.

È stato un punto di riferimento per tanti che volevano intraprendere il percorso della recitazione, con la sua scuola. Da lui hanno affilato le “prime armi” Enrico Brignano, Giorgio Tirabassi, Flavio Insinna (e tanti altri).

Oggi l’ultimo re di Roma se ne va, e ci lascia “un po’ più soli”.
Mo’ raccontagliela pure da “quelle parti” la storia del “Cavaliere nero”. Almeno loro qualche risata oggi se la fanno.

Ciao Maestro.

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