Che confusione!

di Andrea Pellegrino

Che confusione. Ad inizio d’anno la giustificazione fu: il virus ci ha colti impreparati e all’epoca non avevano poi tutti i torti. Oggi però, a quanto pare, siamo messi peggio di prima. Peggio ancora di febbraio con una maggiore improvvisazione che getta nel caos e nella disperazione una nazione intera. L’ultimo Dpcm è stato da psicodramma. Le fughe di notizie, il balbettio di Conte, le pressioni, l’indecisione degli stessi medici, la guerra di supremazia delle Regioni, l’incubo degli scontri e della preoccupazione di un ordine pubblico da gestire. Perché sostanzialmente all’appello manca una domanda principe: chi controllerà tutto questo? Zona rossa, verde, arancione, forse sbiadita o forse no. Più di due giorni di consultazioni per poi emanare un ennesimo provvedimento che è al limite della Costituzione. Si, perché ogni Dpcm di fatto priva un po’ di libertà e probabilmente, ad ogni firma, qualche parola del Presidente della Repubblica (garante della Carta Costituzionale) potrebbe far bene alla tenuta sociale del Paese. Si chiudono bar e ristoranti dalla sera alla mattina e probabilmente alcuni di loro, dopo quest’ultima mazzata, non riapriranno più le proprie serrante. Non fosse altro che di ristori, indennizzi e cosi via, neppure c’è stata una certezza. L’unica è che qualcosa arriverà nelle zone rosse, per il resto “arrangiatevi”. Almeno al momento. D’altronde non è cosa segreta che i soldi sono finiti e che la Campania, parlando di casa nostra, ha speso tutto durante l’ultima quarantena, tutta dal sapore ‘pre elettorale’. E se l’impreparazione oggi non è più giustificabile, forse, prima degli ennesimi sacrifici – che avranno effetti devastanti sull’economia e sul tessuto sociale – ci saremmo aspettati un “scusate, abbiamo sbagliato”. E un bel “ce ne siamo fregati della sanità, dei trasporti e della scuola”, duranti i mesi del libera tutti, del bonus vacanze e delle elezioni. Ed invece come se nulla fosse successo, a colpi di Dpcm settimanali, alcuni molto confusi e incomprensibili, e chissà se costituzionali, stiamo tagliando a pezzi lo Stato, senza, sostanzialmente, risolvere il problema o almeno inquadrarlo per quanto possibile. Non si esclude che nel mentre scriviamo o confezioniamo questo giornale non esca un nuovo provvedimento e si torni indietro o si vada in avanti. Alla fine della fiera, quel che è in dubbio non è la credibilità o meno del governo ma quella dell’Italia intera.

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