Claudio Tortora: “Capace di fare tutto, per questo è stato il numero uno”

di Maria Francesca Troisi

Gigi Proietti se ne va nel giorno del suo compleanno, il 2 novembre.

“Se ne va nel giorno dei morti e con i teatri tutti chiusi, un altro segno del destino, un omaggio a uno degli artisti più grandi che l’Italia abbia avuto. Proietti ha segnato la vita artistica della nostra nazione”.

Come mai, secondo lei, Proietti era (è) così amato da tutti?

“Perché prima di tutto era una persona “perbene”. Poi perché ha rappresentato l’artista che tutti quanti sognano, nazional/popolare, ma con la capacità di poter fare tutto, da Shakespeare alla barzelletta. Un artista a totto tondo, che i radical chic hanno sempre snobbato. Proietti ha rappresentato il teatro leggero e impegnato, era capace di fare tutto, e questo l’ha fatto diventare il numero uno”.

Il Globe Theatre a Villa Borghese, che ha creato e diretto per tanti anni, gli è stato recentemente dedicato. Stessa cosa si chiede per il Brancaccio.

“Il Brancaccio, da quando Proietti ha lasciato (per motivi commerciali), ne ha sofferto sicuramente, perché faceva pienoni, con cartelloni che duravano per mesi. Dedicarglielo è un gesto che riscatterebbe il teatro”.

Con il Brancaccio c’è stata una collaborazione con il Teatro delle Arti, alla sua nascita

“Sì, mettemmo su l’Accademia delle Arti con la direttrice del laboratorio di Proietti. Facemmo un biennio a nostre spese, nella speranza che qualche ente si accorgesse dell’importanza dell’iniziativa per il sud. Tra i 500 partecipanti, ne scegliemmo 30, e a fine biennio andammo al Festival delle Accademie, a Roma, facendo anche incetta di premi. Fu un peccato doverlo sciogliere, un’occasione perduta per Salerno”.

Ha incontrato diverse volte Gigi. Si ricorda il primo incontro?

“Il primo incontro è stato sulla Carnale, quando venne a Salerno a inaugurare il sito che si apriva. Venne a presentare “A me gli occhi, please”.

Che sensazioni ha avuto quando l’ha conosciuto?

“La sensazione di conoscere una rarità nel mondo dello spettacolo. Un personaggio incredibile, attore, regista, autore, musicista, cantante”.

Proietti è stato anche un caro amico del Premio Charlot.

“È stato premiato allo Charlot nel 2004. Venne due giorni prima, sospese le riprese del “Maresciallo Rocca”, e passammo due giorni magnifici. Lui non era solo un grande attore, ma un grande uomo, capace di grandi slanci”.

Si ricorda un aneddoto particolare?

“Quando venne a Padula nel ’92, alla manifestazione “Luci della ribalta”, in cui ero direttore artistico e il direttore organizzativo era il compianto Carmine Giannella, facemmo diecimila persone in quella serata. A un certo punto cominciarono i fuochi d’artificio, c’era qualche festa patronale. Lui fermò lo spettacolo, si mise alla batteria, e andò a tempo coi fuochi d’artificio. Un quarto d’ora di improvvisazione, una capacità unica. Era un genio”.

È giusto avvicinarlo a Sordi, a Totò?

“Credo sia anche una spanna sopra. Perché lui faceva davvero tutto, dal cinema alla TV, al teatro a 360 gradi. Ricordo quando lo chiamai per fargli dirigere l’opera lirica a Salerno. Sulle prime era titubante, poi con intercessione di Antonio Marzullo, lo convincemmo, e diresse il “Nabucco”.

Com’era durante le prove?

“Molto serio, molto preciso e puntuale. E mai un accenno ad essere lui “protagonista”, lasciava spazio agli altri, e aveva grande attenzione per i giovani, tant’è che dal suo laboratorio ne sono usciti tanti di attori, da Brignano a Tirabassi. Era instancabile, non si riposava mai. Solo in estate andava qualche giorno a Ponza”.

Lei che l’ha conosciuto, crede che Gigi sarebbe stupito di tutto questo tributo?

“Sarebbe stupito, eccome. Era uno che lavorava sodo, ma non si accorgeva di quanto era grande il suo talento. Era questa la sua grandezza”.

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