E se Biden vince e Trump rifiuta di lasciare la Casa Bianca?

di Nicola Arpaia

Mentre il candidato democratico Joe Biden sembra avvicinarsi sempre di più al traguardo dell’elezione alla Casa Bianca, e il presidente uscente Donald Trump continua ad esacerbare i toni promettendo battaglia legale, le uniche indicazioni per capire ciò che avverrà nel futuro prossimo provengono dai riferimenti normativi in materia, a cui anche lo stesso recalcitrante Trump dovrà probabilmente adeguarsi. 
Se Biden vincesse e Trump non accettasse l’esito delle elezioni presidenziali, fino al punto di rifiutarsi di lasciare la Casa Bianca, sarebbe la prima volta nella storia. Tuttavia anche le resistenze del presidente uscente potrebbero risultare vane. Secondo il ventesimo emendamento, se Trump perde le elezioni, il suo mandato terminerà a mezzogiorno del 20 gennaio 2021, momento in cui la presidenza passerà ufficialmente a Biden. Di conseguenza tutto l’apparato amministrativo, compresi i servizi segreti, passeranno sotto la sua leadership. 

Pur non essendoci precedenti storici, così come riportato da molti analisti e studiosi, dal momento che la conta dei voti sarà conclusa con un risultato che incorona un vincitore, Trump in termini legali potrebbe fare poco per mantenere il potere. Tuttavia alcuni esperti fanno notare che la costituzione americana non ha garanzie dirette per assicurare una transizione pacifica tra un presidente e il suo successore e presume che tutti i candidati  coinvolti in un’elezione condividano l’impegno a rispettare il risultato.

Nello scenario in cui il conteggio dei voti non portasse a un vincitore, il dodicesimo emendamento della Costituzione, prevede che sia la Camera ad eleggere il prossimo presidente e il Senato sceglierebbe il vicepresidente. Nello scenario di un pareggio, ogni stato avrebbe un solo voto alla Camera dei rappresentanti. Il partito con più seggi alla Camera determinerebbe il voto presidenziale. In questo caso quindi, c’è da aspettarsi che avremo Joe Biden alla presidenza, e Mike Pence alla vicepresidenza. Un’altro evento che contribuirebbe non poco all’eccezionalità storica di queste elezioni.

Nello scenario in cui non si arrivasse alla nomina di un presidente entro il giorno dell’inaugurazione, Nancy Pelosi, presidente della Camera dei Rappresentanti, ne svolgerebbe temporaneamente le funzioni. La legge prevede infatti che in assenza di un presidente o di un vicepresidente sia lo speaker della Camera a prendere le redini del governo.

Il voto risolto dalla Corte Suprema, accadde nel 2000

Nelle elezioni presidenziali del 2000, il governatore del Texas George W. Bush ha sconfitto l’allora vicepresidente Al Gore, proprio in una battaglia giudiziaria,  a seguito di un risultato con uno scarto di poche centinaia di voti in Florida, all’epoca governata dal fratello di Bush, e il cui numero di grandi elettori (oggi 29 in tutto) potevano appunto determinare la vittoria di uno dei candidati. 
Dopo settimane di incertezza, la Florida fu assegnata ai Repubblicani con la decisione della Corte Suprema (5-4) che pose fine alle elezioni del 2000. In seguito uno dei giudici, Sandra Day O’Connor ha pubblicamente ammesso che probabilmente era stato commesso un errore in quella scelta e in ogni caso i giudici scrissero che la sentenza non doveva essere utilizzata come un precedente.  

Presidenti eletti dalla Camera, due precedenti storici

Nella storia degli Stati Uniti, è successo due volte che la Camera eleggesse il presidente, dopo che nessun candidato avesse ottenuto la maggioranza alle elezioni. E’ avvenuto nel 1824 e nel 1876.  
Nel 1824, a concorrere per la presidenza furono Andrew Jackson, John Quincy Adams, Henry Clay e William Crawford, ma nessuno ottenne la maggioranza elettorale e la Camera scelse Adams come presidente. Nel 1876, dopo un caotico processo post-elettorale, il candidato del Partito Repubblicano Rutherford Hayes sconfisse l’esponente del Partito Democratico Samuel Tilden. Hayes aveva promesso ai democratici del Congresso che avrebbe posto fine all’occupazione militare degli Stati del Sud, arrivando così a quello che è stato definito il “Compromesso del 1877”. Uno dei casi più controversi della storia politica americana.

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