«Quanta confusione, meglio chiudere ora che a Natale»

Ristoratori e bar alle strette tra aiuti che non arrivano, licenziamenti e tutto l’indotto a rischio

«Meglio fare il sacrificio per un mese che rischiare di rimanere chiusi durante le festività natalizie». Così come il primo ministro Conte divide l’Italia a colori, anche i ristoratori, i baristi ed i gestori di locali di Cava de’ Tirreni si dividono, ma sono accomunati da un unico colore: il rosso del bilancio. Erano quasi in 500 la settimana scorsa a bloccare la città e la statale 18 per dire “no al lockdown”, contro le affermazioni roboanti del governatore De Luca. Oggi non c’è scenario di lockdown ma la “zona gialla” immaginata e ricamata da Conte per la Campania lascia in ogni caso pochi margini di manovra. Ricapitolando, cosa prevede la “zona gialla”: chiusura di bar e ristoranti alle ore 18.00 con asporto consentito fino alle ore 22.00, senza restrizioni per le consegne a domicilio. Rimangono chiuse le attività come teatri e cinema. A commentare la “zona gialla” e dunque anche la situazione di Cava de’ Tirreni, Luca Vaglia, proprietario del cinema e lounge bar “Metropoli” su corso Umberto I di Cava de’ Tirreni.

«Abbiamo a stento superato il primo lockdown con sacrifici enormi, purtroppo le nuove decisioni saranno fatali per molte attività. Noi titolari di bar e gestori di cinema non abbiamo ricevuto aiuti finora se non 600 euro per due mesi che in confronto alle spese di gestione sono un ago nel pagliaio. La categoria – incalza – ha dovuto dire no a tanti dipendenti, altre famiglie rimaste senza lavoro, una situazione disperata. Tutti siamo a conoscenza che la pandemia da Covid-19 è una catastrofe mondiale ma un governo deve essere in grado di garantire sostegno alle attività produttive e lavoratori. Non resta che sperare in un cambio di rotta. Il nostro “noi siamo qui” lo abbiamo lanciato, attendiamo risposta», conclude Vaglia.

Dpcm e Coronavirus sembrano dunque non dare tregua nemmeno al settore della ristorazione, e sul punto interviene Bruno D’Elia, titolare della “Tenuta Antica Braceria”, locale di tendenza della valle metelliana che ad oggi è chiuso. «La situazione è drammatica, come lo era già dopo il mese di maggio. Ci eravamo avviati alla normalità , con quest’ultima decisione credo che molti ristoratori faranno fatica a riaprire».

«L’errore principale – dice D’Elia – è alla fonte, bisogna essere decisi e convinti, abbiamo una Regione ed un Governo che si contraddicono tra loro, molta incertezza e balbettii tra i sindaci, incertezza che provoca perdite economiche e soprattutto psicologiche. Non ci sono aiuti e sussidi, al momento solo promesse». Ma in queste condizioni come è possibile portare avanti l’attività e far quadrare i conti: «Non è facile. Molti operano in un ambito familiare, come noi – continua – dove le mura sono nostre, ma chi paga il fitto, e conosciamo bene il loro peso, è seriamente preoccupato. Non è poi solo il singolo locale, ma è tutto l’indotto a soffrire, con migliaia di famiglie ed attività collaterali in grande affanno. Distributori, chi si occupa del beveraggio, tovagliati, tante persone preoccupate dallo spettro del finire in mezzo alla strada. L’incertezza – conclude – è tale da non poter immaginare scenari, a questo punto è meglio una chiusura totale, fare il sacrificio 20, 30 giorni per poi riaprire durante le festività natalizie, che è il periodo in cui si lavora di più. Se questo non accade, la vedo nera per tutti».

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