La Cavese presenta Maiuri, si continua con il 4-3-3, ma i tifosi vogliono la testa di Pavone.

di Adriano Rescigno

Dieci gare disputate, sei sconfitte, due pareggi, due vittorie. Via l’allenatore Modica con una mezza telenovela con il primo che rassegna le dimissioni, il presidente Santoriello che le respinge e poi le accetta l’11 novembre e questa sera è stato presentato il nuovo mister Vincenzo Maiuri. Nato a Milano il 26 maggio 1969, tarantino di adozione, Maiuri conta in carriera esperienze con Legnano, Matera, Massafra, Fasano, Grottaglie, Nardò, Brindisi, Casertana, Taranto, Nocerina, Portici e Sorrento. Insomma peggio di così non si poteva iniziare e con il progetto giovani, stile Barcelona del presidente Santoriello messo in discussione ogni domenica pomeriggio a fine gare. La piazza vuole sì giovani ma anche esperienza e dunque tutti contro Pavone al quale è imputata una campagna acquisti non idonea per il campionato in corso e per il girone di ferro in cui presenzia la compagine metelliana, e dunque, per il momento a farne le spese è stato solo il direttore sportivo Mario Aiello. A lasciare Cava de’ Tirreni, consensualmente anche il vice di Giacomo Modica, Michele Facciolo (che si è seduto per l’ultima volta sulla panchina del Simonetta Lamberti domenica scorsa giusto in tempo per l’ultima sconfitta contro il Foggia per un gol a zero), insieme ai membri dello staff tecnico: Pietro Giacalone, Vincenzo Leone e Mauro Manganaro. «Da solo non posso fare niente, conto di fare bene con l’aiuto di una società lungimirante, l’unica con una progettualità, ed una squadra che ha voglia di riscatto». Si presenta così mister Maiuri che ha chiesto palesemente aiuto all’affetto della tifoseria. «Quello che mi interessa è seguire le linee guida della società per raggiungere l’obiettivo, la salvezza. Ho trovato una squadra in difficoltà, in virtù dei risultati, ma ho visto qualità e voglia di fare un’impresa e dobbiamo essere tutti convinti di esserne all’altezza». «La rosa per me è completa – continua Maiuri – se cìè qualche correttivo si potrà fare e si può liberare dalle sabbie mobili in cui siamo». Ringraziamenti dunque nel finale per il mister predecessore e complimenti sul come la squadra è stata allenata anche se i test verranno effettuati nei prossimi giorni. Gli elogi a Modica cadono dunque per riaffermare l’idea di gioco del 4-3-3 che in futuro non si esclude venga cambiata. Viene in ultiumo reintegrato in rosa Germinale, Matera e Lulli ancora fuori.

Nota stonata della conferenza stampa di questa sera in cui si è presentato Maiuri è stata l’affermazione (visto che l’allenatore ha guidato non sempre compagini di professionisti) “Cosa cambia tra la Serie D e la Serie C. Niente. Una categoria di differenza, non cambia nulla”. Chi ne mastica di calcio, il naso l’ha storto, ed anche di parecchio. Quanto detto fin ora è quanto attiene esclusivamente il terreno di gioco. Poi ci sono le stanze della presidenza, sotto accusa, spesso e volentieri soprattutto per le campagne acquisti tutto tranne che faraoniche, con nomi spesso o sconosciuti alla piazza o non di spicco ma che per ragionamento, inseriti nel discorso di virtuosismo economico-amministrativo, senza spese folli, permettono alla società di essere una delle più virtuose tra quelle che militano tra i professionisti, e che in conclusione evitano punti di penalizzazione per stipendi non pagati o ritardi. Come lo stesso patron Santoriello fa sapere: «Sarebbe bello poter fare a meno dei bilanci, delle tasse e dei doveri che una struttura come la nostra è chiamata ad osservare, ma è proprio per la serietà e la stabilità che abbiamo dimostrato negli ultimi 3 anni (durante i quali anche i risultati sportivi sono stati tutt’altro che deludenti), che oggi possiamo avere la garanzia che, nonostante un periodo di grande incertezza per il calcio e non solo, la Cavese avrà comunque un futuro assicurato.È ovvio che in questi tre anni di errori ne sono stati commessi, ma è anche vero che il primo a pagarne le spese, in tutti i sensi, è stato il sottoscritto. Guai però a pensare che possa esserci una volontà di fondo nel voler fare del male alla nostra squadra e di conseguenza ai tanti innamorati che, ancora oggi, nonostante tutto, la sostengono senza secondi fini». Toccato dal presidente anche l’aspetto decisionale e delle competenze che ogni uomo ha nel mosaico societario: «Io faccio il presidente e non mi occupo di questioni tecniche. Direttore generale e direttore sportivo fanno il mercato; il mister allena e decide la formazione, senza nessun obbligo se non quello del merito, premiando chi si allena più duramente. I calciatori infine, così come abbiamo riportato dietro le nostre maglie, devono sentirsi onorati di indossare la nostra casacca e fare di tutto per onorarla.Certo quest’anno siamo partiti malissimo e non ci sono alibi per nessuno, ma sono certo che siamo ormai giunti ad una svolta. C’è bisogno di vincere con una prestazione fatta non solo di tattica e di corsa ma anche e soprattutto, di grinta, cattiveria e determinazione.Ma anche questo potrebbe non bastare se il pubblico, in ogni sua componente, non decide di incitare questi ragazzi oltre ogni difficoltà che pure potremmo incontrare.In che modo?Sostenendo questa squadra perché è la squadra della nostra terra e non la squadra di Santoriello». Stoccata dunque anche per i tifosi, che invogliati anche da Maiuri a sostenere la squadra e non cedere a facili giudizi o sogni di gloria troppo spinti, sono chiamati ancora una volta a fare la loro parte, parte che da ogni angolo del globo gli viene attestata essere una delle più calorose del mondo del pallone. Più in la si vedrà, nel frattempo però la squadra ha bisogno di punti come il pane e non del tiro al bersaglio, tranquillità (vista anche la giovane età dei tesserati), per poter prendere fiducia in se stessa e fare bene visto che stando alle parole dei tecnici quello che fa la differenza ora è l’aspetto mentale. Sempre poi, a bocce ferme, approfittando anche della sosta natalizia si potranno anche appianare le diatribe tra Santoriello e l’amministrazione comunale, iniziate poco dopo la chiusura delle urne, nella speranza che il panettone non vada di traverso a nessuno.

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