SCENARI DI POLITICA ECONOMICA E DI MACROECONOMIA IN TEMPI DI PANDEMIA SOCIALE

Piergiorgio Laguardia

Il 2020 sicuramente rappresenta un anno destinato a segnare la storia, in quanto verrà sempre ricordato come l’anno della pandemia denominata Covid-19, che da sanitaria e’ divenuta anche sociale ed economica.
Si pensava utopisticamente che questa pandemia avrebbe stravolto positivamente tutto l’ordine delle cose, che ci avrebbe cambiato e sui balconi in primavera si strimpellava esibendo lo striscione andrà tutto bene.
Ma sta veramente andando tutto meglio ( anche se in questo autunno stiamo ricominciando i lockdown) ?
Nella bolla di Palazzo Lipsius, in quel di Bruxelles, sta andando sempre allo stesso modo, il paradigma neoliberista regna sovrano : ossia l’importante, per gli Stati Membri ( ovviamente per quelli che hanno registrato importanti perdite di ricchezze con l’introduzione dell’€), e’ tenere i conti in ordine ed eseguire diligentemente i compitini di pareggio di bilancio ( n.d.r, nel nostro Belpaese la legge Costituzionale numero 1 del 2012 ha rafforzato l’obbligo di pareggio di bilancio).
A Bruxelles va tutto bene solamente a parole, in quanto i falchi di Palazzo Lipsius prima ostentano ipocritamente entusiasmo nell’annunciare in pompa magna, senza nemmeno aver iniziato ad elaborare il testo normativo o la direttiva, misure come il salario minimo ed il Green New Deal, e poi quando scrivono il testo normativo di quest’ultimo ( denominato anche Just Transition Founds) stanziano fondi per il gas fossile.
Poi ci dovranno spiegare come faccia il gas fossile ad essere Green e come il grande utilizzo di un fossile ci possa traghettare verso un mondo rinnovabile.
Ma da Bruxelles così fanno: creano sempre grande entusiasmo attraverso annunci spot e poi, quando si deve ingerire la grande pillola euroliberista, mettono una zolletta di zucchero qua ed una zolletta di zucchero la’ che risulta come una goccia nell’oceano.
La pandemia sanitaria e’ divenuta anche sociale , perché ha messo a nudo ed ha sviscerato ogni singolo elemento negativo, taglio di posti letto in sanità pubblica in primis, determinato dalle politiche neoliberiste , protagoniste indiscusse dei provvedimenti emanati da Bruxelles da Maastricht in poi.
E la pandemia sociale e’ divenuta anche economica, perché 90 mila imprese, a causa delle chiusure per precauzioni igienico- sanitarie, hanno dovuto serrare i battenti, stando alle stime Confesercenti, il 38% delle imprese ha paventato rischi operativi, % che lievita in settori come il turismo e l’immobiliare.
Sono emersi nuovi poveri e nuove fasce sociali fragili da tutelare.
Da quanto si evince nei dati preoccupanti registrati, l’economia reale e’ in ginocchio.
E qual’e’ stata la reazione delle istituzioni? Occorre partire Dalla Ue in primis attraverso la BCE, perché l’Italia non ha più una banca centrale con piena sovranità monetaria già dal 1981 e dunque dipende da Bruxelles per la liquidità.
Dunque, se fosse andato tutto bene, poiché la BCE finanzia le sue emissioni a costo zero, monetizzando od addirittura cancellando il debito, l’Unione Europea avrebbe dovuto, attraverso la BCE, dispiegare in quantità abbondante denaro fresco per consentire agli Stati membri di ristorare le perdite subite a causa della chiusura, iniettando liquidità nell’economia reale.
Invece così non e’ andato, poiché non sta andando tutto meglio, e Bruxelles ha inizialmente proposto una vecchia ricetta come il Mes, la cui applicazione in Grecia ha determinato una notevole contrazione dei salari, uno smantellamento dei servizi garantiti dal Welfare State e privatizzazioni a macchia d’olio ( a favore di big company straniere con annessa svendita della sovranità greca), con il plauso della parte della maggioranza di governo riconducibile al Pd.
Mes si’? Mes no? La risposta e’ indicata negli articoli 2,3,5,7 ed articolo 14.4 che stabiliscono l’attivazione della sorveglianza finanziaria e di aggiustamenti macroeconomici ( ergo, tutto ciò che e ‘ accaduto in Grecia a causa della Troika che ha sfondato senza provviso la porta d’ingresso, senza nemmeno bussare) e nel fatto che l’Italia, se avesse attivato questo strumento, si sarebbe esposta ai mercati finanziari, i quali sono noti per ragionare attraverso logiche predatorie, come soggetto vulnerabile .
Non solo, quei 36 miliardi sarebbero stati erogati in varie tranches, ad ognuna delle quali si sarebbe applicato un tasso d’interesse variabile dal 0.8% in su.
Per ritenere conveniente o meno il Mes basta osservare un dato: l’Italia raccoglie facilmente liquidità sul mercato, anzi i nostri titoli di Stato sono arrivati ad avere proprio in questi ultimi giorni un rendimento negativo, ciò significa che paradossalmente ci pagano per prestarci i soldi.
E poi arrivo’ il tempo del Recovery Founds, dopo una dura trattativa affrontata dal premier Conte in luglio in Consiglio Europeo con grande coraggio e lungimiranza, che alla fine ne ha decretato la portata per l’Italia: 80,3 miliardi a fondo perduto e 127 di prestiti (loants).
Il raggiungimento di questo strumento finanziario ha provocato un sono spellamento di mani generale, ma qual’e’ la realtà dei fatti?
Anzitutto nella primavera 2021 ci verrà erogato solamente tra il 10 ed il 20% di denari, ma soprattutto i prestiti del Recovery Founds, anche se da restituire in quasi 30 anni, contengono condizionalita’ pesanti come il Fiscal Compact.
Gli esecutivi di estrazione socialdemocratica Sanchez e Costa di Spagna e Portogallo hanno già comunicato di rifiutare i prestiti del Recovery ed accettare solamente le erogazioni a fondo perduto.
Anche perché la BCE sta acquistando abbastanza titoli di Stato, una importante quantità di debito e probabilmente nel prossimo anno potrebbe incrementare la portata del Pepp ( piano di acquisto dei titoli di Stato).
Nel frattempo nella nostra nazione divampa la pandemia sociale, con manifestazioni dal carattere significativo e con episodi molto discussi però non riconducibili alle partite Iva, ed economisti e politici come Stefano Fassina e Raphael Raduzzi, appartenenti alla maggioranza parlamentare che sostiene il governo, Hanno stimato 10 miliardi come somma necessaria, da reperire effettuando uno scostamento di bilancio, per disinnescare tutte le bombe sociali attraverso l’implementazione dei ristori diretti a fondo perduto alle micro e medie imprese, gli esercenti commerciali ed alle partite Iva. E l’esecutivo Conte al momento ha stanziato solamente meno della metà di 10 miliardi attraverso il decreto Ristori, del quale e’ stato annunciata l’implementazione attraverso decreti bis e ter, ma non si sa se sarà sufficiente.
Per erogare liquidità, all’Italia e non solo, la BCE dovrebbe stampare molta moneta ed, anche se l’ex presidente della BCE Mario draghi ha ammesso che tecnicamente la BCE non può finire i soldi ed esaurire la disponibilità di stampare moneta, non si sa se la BCE voglia finirla con l’austerità.
Per farlo, dovrebbe sicuramente ingaggiare un braccio di ferro con i cosidetti Paesi Frugali ( i paradisi fiscali di Paesi Bassi e Lussemburgo, Austria, in parte anche la Germania ed i paesi nordici), che volevano imporre all’Italia i cosidetti ‘ SuperMes’ e nessun trasferimento diretto di denaro.
Pare che questa sia l’aria che tira, in quel di Palazzo Lipsius.

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