Caos indotto

di Andrea Pellegrino

Premesso: il negazionismo non ci appartiene. Siamo per la mascherina, il distanziamento sociale, regole da rispettare, disinfettante e tutto il resto. Seconda premessa: i provvedimenti vanno osservati, siano essi di carattere nazionale che regionale. Naturalmente con queste dovute premesse, ci permettiamo di approfondire le due settimane più assurde dell’emergenza Covid e forse anche di più. L’ultimo atto del governo Conte – che da qualche mese, si trova lì per caso, con qualche forza politica che spera che passi presto l’emergenza per mandare via l’avvocato e piazzare Draghi – riguarda il commissariamento della sanità in Calabria. Nomine, dimissioni, nomine e dimissioni, seguite dai soliti annunci e dalle solite smentite. Un metodo che riporta ai tanti Dpcm cui abbiamo assistito negli ultimi tempi e nelle ultime settimane, fino a giungere alle 48 ore più difficili di Conte e ai colori delle Regioni italiane, nei giorni in cui si coloravano anche gli Usa per eleggere il loro presidente. E così mentre Trump voleva gli stati rossi, De Luca – in contemporanea – voleva la sua regione, prima rossa, poi arancione, poi verde, poi gialla, per poi rivolerla arancione ed ora che è rossa la rivorrebbe gialla. Lo stesso anche per gli altri governatori d’Italia che, seppur più pacati rispetto al nostro presidente di Regione, non mancano di attaccare duramente il governo centrale, assumendo, in parte il ruolo di opposizione. Nel mentre, quella vera si disgrega tra i possibilisti ad un allargamento della maggioranza (Berlusconi) e l’ala estrema di Salvini e Meloni pronta a buttar giù l’intero esecutivo. In mezzo a tutto ciò c’è il popolo, c’è il mondo del commercio, dell’industria e dell’artigianato, delle professioni private che sta pagando un prezzo altissimo. In parte dovuto al Covid, in parte dovuto all’impreparazione di chi governa e amministra, in parte dovuto agli annunci e ad una sorta di caos indotto. Sì, ‘caos indotto’ che per quanto assurdo può avere attenuanti rispetto ad un desolante quadro politico e governativo a cui assistiamo, ormai, quotidianamente. Una sorta di giustificazione per dimostrare che una linea, per quanto assurda, venga comunque tracciata da chi è nelle stanze dei bottoni, che porti la speranza che alla fine il vaccino esca e sia disponibile e non che – come accade in queste settimane – perfino quello antinfluenzale sia difficile da recepire. Insomma, ci auguriamo che, alla fine di tutto, qualcuno abbia deciso di farci andare a fondo per poi risalire e non che chi abbiamo eletto ci abbia fatto crollare per sua incapacità. Una magra consolazione rispetto alla tragedia sanitaria, economica e sociale che stiamo vivendo e che forse vivremo ancora per diversi mesi, con un portafoglio sempre più vuoto, con le casse dello Stato in rosso e con pochissime speranze e sogni. Infine, ultima considerazione, senza scomodare De Gasperi, ma al di là del presente, qualcuno sta pensando che le prossime generazioni staranno ancora peggio anche (speriamo) senza Covid?

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