“De Magistris? Egocentrismo nelle sue scelte”

Mastella: “In questo periodo è indispensabile collaborare ma con il sindaco di Napoli è impossibile”

Il segreto di Benevento? “Chiuso tutto nonostante le condizioni ottimali e ci siamo integrati vicendevolmente”. Riapertura delle scuole? “Ci sono i pro e i contro”

di Brigida Vicinanza

Da Benevento a Salerno, dalla poltrona (già occupata) da sindaco della città delle “streghe”, alla corsa per un posto a Palazzo Santa Lucia sotto il braccio di Vincenzo De Luca, con un salto dalla lista dei nemici a quella degli amici. In mezzo la pandemia e l’emergenza sanitaria. L’anno di Clemente Mastella è stato costellato di prove, di percorsi ad ostacoli e di sfide. Dalle scelte, quelle coraggiose a quelle “forzate”. Mastella non ha mai gettato la spugna in questo particolare 2020, mantenendo il pugno duro per i suoi cittadini e facendo così registrare dei numeri (di contagiati) relativamente bassi a Benevento, non mettendo però mai nel cassetto la sua carriera politica.

Clemente Mastella è un politico da sempre attento alle esigenze dei cittadini. In questo momento particolare per tutti gli italiani, come pensa che è stata gestita l’emergenza sanitaria a livello nazionale prima e regionale poi?

“Nella prima fase di maggiori sacrifici, c’è stata una partecipazione volontaria e solidaristica della gente, che è stata rispettosa delle decisioni del governo e dei governatori. Devo dire che questa prima fase, in realtà guardata con sospetto dai paesi stranieri, è stata l’unico momento decisamente positivo. Ciò che era stato vitale e doveva solo essere riproposto, imitato successivamente dagli altri paesi europei, invece ora l’abbiamo abbandonato. L’idea era quella di fare un lockdown totale in Italia, cosa a cui stanno arrivando tutti gli altri paesi europei soltanto oggi e poi dopo riprendersi, anche perché così facendo avremo uno stop and go continuo, dovremo convivere con il virus e avere resilienza rispetto alla malattia in attesa dei vaccini che arriveranno. Ma i vaccini non saranno in grado di poter eliminare questo rigurgito della seconda ondata, perché se ne fanno diecimila al mese impiegheremo almeno 6-7 mesi per riprenderci. La prima fase a livello regionale è stata gestita in maniera ottimale, con decisione e coraggio. Stavolta da parte di De Luca c’è stato molto coraggio nell’incomprensione sia del sindaco di Napoli – che in maniera sfaccendata dal punto di vista di chi deve intervenire e facendo finta di non essere il sindaco della propria comunità – sia incomprensioni a livello nazionale. De Luca ha tentato di rimuovere ostacoli che si stavano abbattendo anche su di noi. Bisognava intervenire perché il virus ha colpito anche la Campania e tutto il Mezzogiorno”.

Durante la prima ondata però Benevento ha retto ed arginato i contagi: qual è stato il segreto? Tra restrizioni e qualche polemica su alcune ordinanze “sui generis”…

“Io ho chiuso tutto, pur avendo condizioni ottimali, tra mille virgolette, rispetto a Napoli. E a Napoli – ad esempio – il sindaco De Magistris non ha chiuso nulla, non puoi andare avanti così. Il segreto di Benevento? Ci siamo integrati vicendevolmente. Alcuni consideravano eccentriche le misure che ho adottato per la prima volta in Italia, poi altre città le hanno replicate: ad esempio sulle panchine in città non possono stare sedute più di due persone. È un veicolo di contagio incredibile sul piano del vettore virale, ho ripetuto questa misura anche stavolta, nella seconda fase”.

Ad oggi la Campania è contraddistinta dal colore rosso, tra ospedali pieni e pronto soccorso che scoppiano, ma anche con numeri molto elevati rispetto ad altre regioni (sul podio insieme alla Lombardia). Lei non era d’accordo. Come mai?

“Non ero assolutamente d’accordo a questa generalizzazione (ma poi si sa io sono giallorosso, come i colori della nostra squadra). Anche oggi (martedì ndr) abbiamo 40-50 casi in tutta la provincia rispetto ai 2-3mila di Napoli: come fai a mettere assieme queste realtà profondamente diverse? Si tratta di un paragone assurdo. Del resto anche il consulente alla sanità del governo, il prof. Riccardi ha detto che Napoli e Milano (le aree metropolitane) andavano chiuse da più giorni, cose che non è avvenuta. Mi pare che sia improvvido delimitare spazi anche per quanto ci riguarda. Ho fatto anche determinati provvedimenti, ho chiuso la movida prima che venisse decretata la zona rossa. Oggi ho adottato una nuova misura eliminando l’utilizzo delle sigarette in tutta la città: il fumo non va bene, perché fumando abbassi la mascherina e cammini imperterrito per tutta la città. Se ci ha colpito la crisi economica? Ho visto le stime, vanno in fumo 3 miliardi in questo periodo. La crisi è più marcata perché un conto è avere il fioraio che chiude su una popolazione di 70mila abitanti come da noi, un conto è chiudere e poi dover recuperare su un mercato come quello di Napoli con milioni di abitanti”.

In questi giorni – però – è in atto un vero e proprio scontro politico tra il governatore De Luca e il primo cittadino De Magistris…

“Mi auguro sempre che le istituzioni colllaborino in maniera reale soprattutto in questo periodo difficile, però avere a che fare con uno come De Magistris è impossibile. C’è egocentrismo nelle sue scelte, è una sorta di “vanesio”, ha una forma luciferina di condurre le proprie vicende e quelle che riguardano gli altri”.

Quale Natale ci prepariamo a vivere secondo lei? Si può sperare di poterlo vivere in maniera “normale”?

“Non so se conviene viverlo in maniera normale. Io lo spero, però così diamo l’idea non del sacrificio. Eravamo partiti la prima volta tutti con spirito garibaldino, de “la vita è bella”, uniformandoci a una vita che dicevamo “passerà, passerà”. Oggi l’idea della comunità è stata sostituita dall’elemento sregolato dell’egoismo. Quando vedo che anche il pubblico impiego dichiara di voler fare sciopero e chiede di più, rabbrividisco. Ricordo che loro hanno uno stipendio fisso mentre molti vivono la crisi e vivono la tragedia nella tragedia. Abbiamo rimosso le questioni di vita o di morte che ci hanno folgorato ed erano molto più distanti nella prima fase mentre oggi sono più vicine. È incredibile. Abbiamo un effetto contrario, per cui prima i morti li vedevamo per le vie di Bergamo ed eravamo attoniti e partecipi, commossi. Oggi che sono più vicini a noi sembra quasi che siano più distanti. Siamo entrati nella seconda dimensione che è quella economica. Occorreva fare operazione di “chirurgia”: le zone che avevano più problemi, con l’Rt al di sotto o pari a 1 potevano stare in una zona, chi era al di sopra in un’altra. Ad esempio in Campania province di Benevento, Avellino, alcune parti di Salerno ma anche alcune zone di Napoli non hanno infezione che cammina come nell’area metropolitana di Napoli. Il distanziamento è naturale a Benevento, che è meno popolata, mentre a Napoli l’affollamento è naturale. Ora il dibattito si è spostato anche sulle scuole. Riapertura? Ci sono pro e contro. Ricevo messaggi delle mamme, chi dice chiudete, chi dice aprite. Sarebbe cosa buona riaprirle per ora, poi si vedrà successivamente. Certamente se sono state chiuse c’era una ragione e non per la forma di sfizio del sovrano…”

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