“Fu una fatica enorme ma da lì nacque la protezione civile”

Il ricordo dell’ex sindaco di Salerno Aniello Salzano, all’epoca del sisma assessore all’istruzione “Nonostante il terremoto si tornò presto a scuola”

di Andrea Bignardi

Tra Covid e sisma del 1980 si fanno a volte troppi paragoni azzardati, soprattutto in merito alla gestione del mondo della scuola. Analogie quasi riduzionistiche, infatti, affollano i social paragonando lo stop alle attività didattiche vissuto da molti studenti campani nelle settimane successive al terremoto dell’Irpinia con quello forzato e prolungato a cui si sta assistendo, a macchia d’olio, in tutta Italia ormai dai primi giorni del dilagare dell’epidemia. A rimarcare la differenza tra le due emergenze, anche in termini di effetti su questo importante settore della vita pubblica, è Aniello Salzano, già primo cittadino di Salerno dal 1984 al 1985 e poi candidato sindaco del centrodestra nel 2001. Nel 1980 lo storico dirigente democristiano ricopriva il ruolo di assessore all’istruzione nella giunta del repubblicano Ennio D’Aniello: non poche furono le decisioni anche difficili da assumere nel corso di una repentina e drammatica emergenza. Una su tutte, la chiusura delle scuole in sede impropria, ovvero quelle ospitate in edifici privati, prassi all’epoca molto diffusa. “Ma, a differenza delle tante voci circolate in questi giorni – commenta Salzano – si tornò quanto prima alla didattica in presenza, seppur con i doppi turni: non è vero che dopo il sisma i ragazzi restarono per mesi a casa”.

Sindaco, nel novembre 1980 Salerno era una città già provata da anni di crisi economica e sociale: lei, che era già un volto noto della politica locale, che ruolo ebbe nel fronteggiare l’emergenza?

“Ennio D’Aniello era stato eletto sindaco tra giugno e luglio, io ero assessore alla pubblica istruzione nella sua giunta. La scossa, per fortuna, si verificò di domenica sera, altrimenti temo ci sarebbe stata una vera e propria strage nelle scuole, che erano per una parte rilevante ospitate in edifici privati, dietro il pagamento di affitti anche abbastanza salati dal comune a privati. Dopo la concitazione che fece seguito alla scossa, il giorno dopo – ed era un lunedì mattina – ci incontrammo insieme agli altri membri della giunta e del consiglio comunale. Io stesso, insieme al sindaco D’Aniello, decisi la chiusura delle scuole “in sedi improprie”, ovvero quelle ospitate in edifici in cui sorgevano anche civili abitazioni”.

Quali erano le scuole che si trovavano in questa condizione, molto probabilmente non idonea alla loro funzione?

“Ne erano moltissime, ed è impossibile ricordarle tutte: anche la stessa Università, di cui proprio in quegli anni era stato deciso il trasferimento a Fisciano, aveva alcune aule ospitate in edifici privati nella zona di Via Irno. A Pastena, in via Rocco Cocchia, ad esempio, l’istituto magistrale era in una sede impropria. Anche a Torrione, nel palazzo Pellegrino c’era il Liceo Scientifico, la Quagliariello a Torrione era nel Palazzo Cascavilla. Anche lo stesso Alfano Primo, come la scuola materna ed elementare all’Arbostella erano ospitate in edifici privati”.

Gravi carenze, dunque, toccavano l’edilizia scolastica, forse in misura ancora peggiore rispetto ad oggi?

“Decidemmo così di andare avanti con i doppi turni, però ricordo che si ritornò prestissimo regolarmente a scuola. Occorreva però risolvere l’emergenza e creare nuove strutture scolastiche idonee. Mi feci ricevere dal ministro Bodrato, venne in prefettura, dopo un giro delle zone terremotate. Lo incontrai anche perchè era della Dc, della sinistra di base, un politico d’altri tempi: gli esposi la problematica e mi assicurò la costruzione, in tempi rapidi, di sette edifici scolastici in moduli prefabbricati. Uno di questi, oggi, ospita il teatro Arbostella”.

La politica era probabilmente più attenta che oggi alle reali esigenze dei territori?

“Mi piace ricordare quel consiglio comunale, fatto, al di là delle divergenze politiche, di persone che agivano molto e chiacchieravano poco: tra i consiglieri c’erano Salvatore Valitutti (Pli), che era stato fino a poco prima ministro della pubblica istruzione, Peppino Cacciatore, un giovanissimo Fulvio Bonavitacola, Enzo Fasano alla sua prima consiliatura, Alfonso Andria, Salvatore Memoli, Italico Santoro (Pri), il preside Nicola Scarsi, solo per citarne alcuni che mi vengono in mente in questo momento. Insomma un bel consiglio comunale fatto comunque di professionisti ed abili politici. Il giorno dopo la scossa ci vedemmo, c’erano migliaia di terremotati a Salerno, una famiglia intera morì, sotto le macerie, a Cappelle, moltissime furono le abitazioni lesionate nel centro storico che era completamente inagibile. Ci dovemmo mettere al lavoro, e fu una fatica enorme. Come assessore all’istruzione ebbi anche il gravoso compito di fronteggiare l’occupazione di parecchi edifici pubblici, in primis scuole, da parte dei terremotati, che vi rimasero per mesi se non addirittura per anni, fin poi all’installazione di prefabbricati a Mariconda e Fratte che contribuirono ad alleviare la problematica. Furono mesi di nottate e viaggi a Roma, ma fu proprio grazie a quell’emergenza che nacque la protezione Civile, grazie all’intuizione di un ministro dell’epoca che era il democristiano Zamberletti”.

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