La crisi del commercio: una deliberata scelta per uccidere il made in italy a favore della cinesizzazione?

di Mirko Cantarella

La crisi del lavoro autonomo aveva avuto delle avvisaglie già negli anni scorsi con la chiusura di migliaia di imprese e la perdita di lavoratori ed occupazione ed il tutto a favore dell’e-commerce, favorito anche da un regime fiscale di vantaggio. L’avvento di questa pandemia da Covid–19 sta dando il colpo di grazia a determinate attività e sta mettendo in ginocchio delle altre. Secondo il commento di Confesercenti sui dati Istat di agosto e ripreso anche da AGI, le piccole attività sono abbondantemente al di sotto risetto al 2019, con un -12,7% contro un + 36,8% di luglio e + 29,9% nei primi 8 mesi del 2020 per il commercio elettronico. Un recupero ad oggi quasi impossibile per il commercio al dettaglio e soprattutto per i piccoli negozi, schiacciati dalla crescita esponenziale di questo commercio online, fenomeno derivato anche dal primo lockdown. La sofferenza maggiore la sta patendo il comparto dell’Abbigliamento e delle Calzature, che registrano una riduzione delle vendite rispettivamente del -28% e del -17%. Ma il calo generale è per tutto il commercio e le misure messe in campo ad oggi, non sono purtroppo sufficienti ad invertire la rotta e far ritornare i consumi velocemente sui livelli pre-crisi ed anzi, questa ulteriore chiusura, seppur più soft rispetto a quella di marzo-aprile, porterà ulteriore peggioramento per il commercio salernitano ma anche nazionale. Quasi tutti additano la colpa ad una classe politica nazionale e regionale non capace di gestire la situazione. È ancora fresco il ricordo della chiusura, poche settimane fa, del punto nel quartiere Pastena di “Alla Zeppola D’Oro”, che aveva posto sulla saracinesca un cartello con su scritto “Chiuso. Grazie De Luca”. A ciò hanno risposto altri commercianti denunciando che queste chiusure sono solo la ciliegina sulla torta di un’amministrazione carente che negli anni ha impoverito Salerno non rinvigorendo gli investimenti commerciali, industriali e turistici e credendo che il solo evento “Luci d’artista” potesse risolvere tutto. Nella giornata di domenica, il Birrificio Arechi, nel cuore del centro storico cittadino, ha chiuso i battenti scrivendo sul portone ligneo d’ingresso: “Chiuso fino al prossimo DPCM”. Molto toccante la protesta del noto negozio di abbigliamento nel centro cittadino “Zenzero Concept Store” che ha chiuso i cancelli allestendo le vetrine dell’attività con dei manichini vestiti di bianco e con una maschera horror che ricorda il serial killer Ghostface della serie “Scream” di Wes Craven, quasi a simboleggiare l’omicidio perpetrato dalla politica italiana verso il commercio. E difatti nel suo lungo post, incolpando di fallimento la politica sia locale che nazionale, mette in risalto come: “Il settore dettaglio continua a registrare risultati in calo e forti perdite, rafforzando i timori di una progressiva desertificazione delle città. Il contraccolpo causato dalla chiusura alle 18 degli esercizi di somministrazione è stato devastante. A questo aggiungiamo che il lavoro agile, meglio conosciuto come smart working, svuotando gli uffici ha contribuito ancora di più allo svuotamento delle strade, producendo quella che possiamo definire “Tempesta Perfetta”. Il piccolo commercio, il piccolo bar, il piccolo ristorante sono patrimonio delle città, svolgono un ruolo sociale favorendo e sviluppando relazioni. È per questo motivo che Governo Centrale, Regionale e Cittadino devono proteggerlo e tute- larlo. Sarebbe stato importante che gli organi competenti si facessero portavoce di messaggi diretti e privi di ambivalenze. Non è un segreto che se entra in sofferenza uno di questi comparti strategici si trascina dietro tutti gli altri. E così è stato e lo è stato da subito. Il calo degli acquisti ha toccato l’80% con punte del 90%. Significa che all’improvviso non abbiamo più lavorato. Allora meglio chiudere. Il primo lockdown è arrivato all’improvviso ed è stato accettato. Il secondo invece ha rappresentato una sconfitta della politica, del Governo Centrale, Regionale e Cittadino. Questa pandemia è asimmetrica e il mondo del lavoro è stato così diviso tra lavoratori di serie A e lavoratori di serie B, rappresentando la punta dell’Iceberg. Salerno “città salotto” è oggi solo un ricordo risalente a 15 anni fa”. Non è mancato il pensiero di un altro noto protagonista del commercio salernitano, Sabatino Senatore del negozio Vog. Sul suo profilo social rivolgendosi a tutta la politica italiana, dal Presidente della Repubblica all’ultimo consigliere comunale salernitano scrive: “Quando fate questi provvedimenti lo pensate davvero? No perché se è così è grave! Per favore spiegateci perché i negozi di abbigliamento e calzature si chiudono e i negozi di intimo o sport no; siamo noi i portatori del COVID? Stasera alla chiusura ho visto collaboratori con le lacrime e quando gli ho chiesto la motivazione, la risposta è stata: “speriamo di riaprire perché non abbiamo fiducia nelle istituzioni “. La mia risposta è stata che non esiste arrendersi e che dobbiamo fare fede sulle nostre forze…tutto ciò che abbiamo acquistato con pagamenti in corso, gli affitti dei nostri locali, le bollette, chi li paga? Ci avete lasciato i debiti come se fossimo aperti”. Anche il settore dei fiorai non ha certo espressione di gioia perché, è vero che sono aperti ma la gente non c’è: “Ci stanno rovinando, così non serve a niente essere aperti; lo fanno per non darci alcun supporto economico – ci ha manifestato un noto fioraio salernitano – Perché qualche politico non viene lui a portare avanti la nostra attività in queste condizioni? Ma poi aprite i fiorai e chiudete i cimiteri; e a che serve?”. Non le manda a dire neanche il noto gioielliere Mimmo Juliano che parla addirittura di un disegno scientifico calcolato: “Vogliono distruggere le ultime filiere che garantiscono una buona fetta di Made in Italy come l’abbigliamento, le gioiellerie, le calzature, i mobilifici. Credo che ci sia una deliberata scelta strategica per mettere in difficoltà gli ultimi baluardi di prodotti italiani”. E se il sentore di Juliano e di altri commercianti sull’idea di un disegno strategico fosse reale? Nessun complottismo per carità ma su “Il sole 24 ore” è fresca la notizia che la Cina ha firmato con 14 paesi compresi Corea e Giappone, il più grosso patto commerciale del pianeta. Rappresenterà il 30% dell’economia e della popolazione globale e raggiungerà 2,2 miliardi di consumatori e si chiama Regional Comprehensive Economic Partnership (RCEP), firmato in un summit regionale ad Hanoi ed in cui restano esclusi gli Stati Uniti. E il puzzle sembra aver trovato i suoi tasselli se, facendo qualche ricerca, vediamo la denuncia, uscita su “Il Mattino”, di un conosciutissimo maestro presepaio che dice che la famosa “via dei pastori” a Napoli è morta e che sono arrivate offerte dai cinesi. Un sentore che già da molto tempo sta mettendo a conoscenza il giornalista e scrittore Francesco Amodeo che ha denunciato a più riprese le presunte bugie sulla pandemia e sulla cattiva gestione politica nazionale e regionale. Queste le sue parole: “Assisteremo al più veloce cambio di sistema economico e sociale che abbiate mai visto. La cinesizzazione del mondo”. A pensar male si fa peccato ma spesso…

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