La domenica del terremoto

di Anna Santimone

Era una tiepida domenica dal sapore primaverile quel 23 novembre del 1980…Con mio padre e la sorella di mio padre , mia zia Annunziata, ci eravamo recati al borgo marinaro del porticciolo di pastena per una passeggiata. La piazzetta del porticciolo era piena di gente che ne aveva approfittato del tepore di quei raggi fuori stagione per intrattenersi a chiacchierare e fare un giretto. Mio padre scattò delle foto a me e mia zia, mai ad immaginare che quelle stesse foto sarebbero diventate una piccola testimonianza dell’evento che di lì a poco avrebbe sconvolto la Campania (nello specifico l’Irpinia) e parte della Basilicata. Dopo la passeggiata ci recammo a casa per il pranzo, all’epoca al civico 171 di via lungomare Colombo, dove ci attendevano la mamma con l’altra mia zia che erano rimaste a casa a cucinare. Fu un pranzo molto allegro , ricordo la gustosa braciola al ragù che consumammo durante il pasto. Nel pomeriggio le mie zie poi tornarono nella propria abitazione in via Mercanti nel centro storico di Salerno, mentre io iniziai a prepararmi per la festa di compleanno della nipote della mia vicina di pianerettolo, Ginevra, che compiva tre anni, io ne avevo giusto uno in più di lei, quattro , appena compiuti nel mese di ottobre. Alla festa ricordo l’ atmosfera allegra , i tanti bambini che ne avevano preso parte, poi arrivò il momento della torta che si attendava tra noi piccoli con euforia. Ricordo che ero nel salone e se ne andò la luce , io pensavo ad una sorpresa, ovvero all’arrivo della torta con le candeline accese, invece si udì un forte boato e cominciò a tremare tutto..il movimento era sussultorio ed ondulatorio, avevo la sensazione di trovarmi su una nave in balia delle onde. Gli invitati terrorizzati uscirono dal salone e si accalcarono all’ ingresso ; rimanemmo nel salone io e Ginevra in quanto i genitori della festeggiata erano rimasti bloccati davanti alla porta di casa dove poco prima della scossa stavano salutando degli ospiti. Ginevra piangeva e strillava impaurita sotto il tavolo , anch’io piangevo ed ero rimasta incastrata con il piedino nella sedia senza potere riuscire a muovermi. Attorno a me vedevo mobili, stoviglie, piatti, soprammobili cadere a terra dalle credenze e fuori dai vetri della finestra intravedevo come un fuoco…I miei genitori nel frattempo si trovavano a casa nostra a fianco, poichè mia madre aveva l’influenza e cercarono durante la scossa di uscire dalla nostra abitazione per raggiungermi, ma il terremoto era così forte che a fatica riuscivano a muoversi .Conclusa la scossa , 90 terribili ed infiniti secondi, i miei corsero subito a casa della mia vicina e mi trovarono nel buio ad un angolo dell’ingresso che urlavo terrorizzata, nel frattempo mi ero liberata dalla sedia e avevo trovato “riparo” lì. Mia madre mi prese in bracciò e subito mi rassicurò, la mamma di Ginevra pure trovò la figlioletta al sicuro sotto il tavolo. Ringraziando il cielo stavamo tutti bene …scendemmo giù.. Tutte le persone del condominio e vicinato pregavano nelle proprie automobili , ricordo il cielo di un rosso intenso. Dormimmo la notte in macchina nel cortile di una ditta nella zona industriale dove all’epoca lavorava un mio zio. Il giorno successivo tornammo a casa per prendere alcune cose ma per motivi di sicurezza continuammo a dormire in automobile anche nei due giorni seguenti ed ancora in una casa in campagna di un altro familiare. Tornammo poi a casa nostra che fortunatamente non aveva subito danni e gli altri parenti trovarono ricovero presso di noi poiché avevano le proprie abitazioni danneggiate. L’unica nota positiva il clima di solidarietà ed unione che si creò tra noi tutti e con le altre persone del vicinato , diventammo davvero una piccola e affiatata comunità in quel momento così difficile.

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