Terremoto 80: “Quei novanta secondi senza fine che cambiarono il centro storico”


Rosa, rose, rosae Rosam… una declinazione che mi ricorderà sempre il terribile terremoto dell’80!
Il 23 novembre 1980 era stata una soleggiata e calda domenica di fine autunno, forse anomalamente calda per il periodo, trascorsa come di solito a casa mia: messa alle 9 alla Annunziatella da Don Canio Caramuta, passeggiata sul Lungomare con le amiche, pranzo con la nonna, dolci e caffè per un pomeriggio di chiacchiere, aneddoti e ricordi. Al tempo frequentavo la seconda media del Convitto Nazionale e la professoressa di lettere, Vanda Mainenti Paolino (che ricordo sempre con tanto affetto),ci faceva studiare il latino anche se non più obbligatorio alle scuole medie. Il ripasso delle declinazioni con mia nonna era un rito della domenica sera. Tutt’a un tratto un tremolio esagerato… 90 secondi sembra sia stata la scossa di terremoto…ma a me sembro’ senza fine! Le pareti del corridoio di casa di mia madre parevano unirsi e schiacciarci, le urla che venivano dal palazzo ci portavano in un’atmosfera surreale e in quel soggiorno ci guardavamo tutti sgomenti. Appena si fermo’ il tutto, comparve il mio alano e mio padre ci disse di uscire con calma di casa e scendere sul lungomare, zona probabilmente più sicura al momento. Mia sorella era bloccata dallo shock e non riusciva a muoversi e ci volle un richiamo forte di mio padre per risvegliarla da quello stato di paralisi. Abitavo al centro storico, Via dei Canali, vicinissima al Lungomare Trieste, ma il percorso mi sembrò lunghissimo… come in un brutto sogno! Gente che gridava… che correva con bimbi in braccio… che scendeva a fiumi da ogni dove dai palazzi a piedi scalzi… alcuni in camicia da notte, altri in vestaglia, addirittura un signore con asciugamano in vita perché stava facendo il bagno! Un film che scorreva sotto i miei occhi di qualcosa che non avevo ancora ben chiaro cosa fosse. Tutto il capitale del centro storico era sul lungomare con macchina, furgoncini, sulle panchine, sui muretti e sulla spiaggia Santa Teresa… una marea umana dalle mille voci! Un gruppo di uomini, compreso mio padre, si organizzarono per rendere più comoda la situazione per la notte, controllare se qualcuno fosse rimasto in casa bloccato e fare un giro per capire cosa realmente fosse successo. Trascorremmo quella notte in macchina, le temperature scesero e altre nuove scosse più brevi ci allertarono, incrementando solo angoscia e paura del rientro a casa!

La colazione di quel 24 novembre fu la più “alternativa” che mio padre riuscì ad organizzare per riportare un po’ di serenità tra i più piccoli: patate al cartoccio alla brace sulla spiaggia ! Papà era così: riuscire a rendere avventuroso e fonte di curiosa novità qualsiasi cosa ! Ci fu chiaro che non potevamo rientrare nelle case, ma la notizia più bella per i giovincelli fu:niente scuola ! Non avevamo ancora idea di cosa fosse realmente successo sulle nostre zone, se non piccole notizie frammentate alla radio. Niente wi.fi, niente internet,niente Facebook,niente WhatsApp… non avevamo questa velocità di comunicazione. La nottata successiva però mio zio organizzo’ un furgone Fiorino con un letto approssimato con coperte e cuscini, dove far dormire comodi e caldi me e i miei fratelli: quella sensazione di protezione e sicurezza la rammento ancora quando ho difficoltà ad addormentarmi. Avevamo paura di tornare a casa, anche quando mia madre si costringeva per i cambi e quel po’ di cucinato che poi portava sul lungomare. Arrivarono a breve dei vagoni treno per creare delle sistemazioni più consone anche alle giornate di pioggia previste dal meteo. Per me e quelle della mia età furono giornate di vita all’aria aperta, senza scuola, in compagnia degli amici sul lungomare: tanto sapore di campeggio…mentre non si procedeva ai controlli degli appartamenti con i tecnici del comune. Furono distribuite tute, coperte, impermeabili donate da non ricordo chi. Tutto sommato, per una ragazzina di dodici anni, ricordo giornate alquanto serene grazie ai miei genitori che resero tutto più leggero, ma presto ci rendemmo conto che molte famiglie non poterono rientrare nelle loro case e forse fu proprio allora che cambio la storia…. del Centro Storico di Salerno.

Sonia Senatore

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