Terremoto ’80: ‘Scattò una solidarietà senza precedenti’

di Gerardo Pellegrino

Ricorre, domani, il quarantennale del terremoto che distrusse gran parte dei territori della Campania e della Basilicata con migliaia di morti. Quarant’anni rappresentano, indubbiamente, un lasso di tempo enorme, ma la tragicità dell’evento fu tale che i ricordi e le immagini non hanno subito alcuno sbiadimento. Erano da poco passate le sette di sera quando in una banale domenica del mese di novembre 1980, le nostre terre furono colpite da un violento terremoto. Io, da poco eletto consigliere comunale, mi trovavo nel mio paese, Vietri sul mare, a definire gli ultimi preparativi per il mio matrimonio, mentre ero in attesa di festeggiare con gli amici il mio compleanno che cade proprio il 23 novembre. Ad un tratto avvertì un leggero capogiro ed ebbi la netta sensazione che le luci del corso principale del paese oscillassero, pur in assenza di vento. Dopo qualche minuto, la gente numerosa cominciò ad affollare le strade in preda allo spavento. In verità, non sapevamo che fare, del resto, le notizie che arrivavano dalla radio e dalla televisione erano scarne e lacunose. All’epoca, esistevano solo il telefono fisso e la RAI. E così, insieme alla stragrande maggioranza dei miei concittadini raggiungemmo la frazione Marina, restammo nelle macchine, convinti che il mare ci avrebbe protetto da eventuali nuove scosse. All’epoca nessuno sapeva dell’esistenza dello tsunami e dei rischi ad esso connessi. Passò qualche ora ed arrivò il Sindaco dell’epoca, Donato Cufari, persona perbene e competente. Si fece accompagnare da una pattuglia dei carabinieri, perché pur abitando a Salerno, avvertì il dovere di raggiungere al più presto il suo Comune. Immediatamente, si avvicinò a me ed insieme andammo dai proprietari degli stabilimenti balneari e degli esercizi pubblici per far si che aprissero le attività per dare ospitalità alla gente che, in tutta fretta, aveva lasciato le abitazioni per raggiungere un posto sicuro, il più lontano dagli edifici per paura di eventuali crolli. Fu una notte lunghissima, ogni tanto si avvertivano delle scosse di più breve durata ma comunque preoccupanti mentre ancora non era chiara la vera entità di un evento la cui tragicità cominciò a realizzarsi solo nei giorni successivi. Alle prime ore del lunedì, eravamo al Comune per disporre i primi provvedimenti a favore delle persone in difficoltà. Il Sindaco Cufari dispose un tavolo di crisi permanente al quale invitò a partecipare tutte le forza politiche del paese. Da quel giorno e per diversi mesi successivi, la sede municipale divenne il punto di riferimento per una popolazione che chiedeva garanzie per quanto riguardava la sicurezza degli alloggi e per il necessario sostegno alle famiglie in difficoltà. Il nostro Comune, Vietri sul mare, così come quelli limitrofi, pur avendo registrato significativi danni ai fabbricati, non subì crolli ne tantomeno registrò delle vittime, così come invece capitò in tanti Comuni dell’Irpinia e della Basilicata che furono completamente distrutti dalla violenza del sisma che travolse tutto e tutti in pochi secondi. Lavorammo parecchio e senza sosta, con il Sindaco Cufari, con i consiglieri comunali ed i tecnici, gestimmo e credo anche bene una delle fasi più delicate e terribili della storia del nostro paese. Ci rimboccammo le maniche e l’esperienza maturata fu tale che successivamente, fui nominato dapprima assessore e poi vice sindaco. Rinviai di un mese il mio matrimonio. Fu il periodo in cui a Vietri furono buttate le basi per l’edilizia economica e popolare, la individuazione di aree per le collocazione degli artigiani, con i Piani di Insediamento Produttivi (PIP), la ristrutturazione del Comune, degli alloggi pubblici e privati attraverso i fondi della 219 del 1981 e ancor prima grazie alle ordinanze Zamberletti con le quali fu possibile garantire una sistemazione presso gli alberghi locali, compresa l’Amalfitana Hotel, dei tanti nostri concittadini e dei Comuni limitrofi che non potevano rientrare nei loro alloggi. Lavorammo a fianco dei cittadini e, seppure spaventati, fummo coscienti di essere stati sfiorati dalla violenza di un sisma che aveva raso al suolo interi paesi provocando la morte di oltre tremila persone e decine di migliaia di feriti. Forse fu questa consapevolezza a far scattare in tutti noi una solidarietà senza precedenti se non in occasione dell’altra tragedia che sconvolse tragicamente, anni prima, il 22 ottobre 1954, alcuni Comuni della costiera, compreso il nostro. Una solidarietà che, consentitemi di dirlo, non ritrovo oggi, dove ad essere in difficoltà siamo un po’ tutti e più che osservare per comprendere ed essere vicini alle persone in difficoltà, siamo portati più alla critica e alle accuse interpersonali. Potremmo dire che, nell’era del COVID, la tecnologia non sempre si è dimostrata capace di renderci più coesi. Ma questa è un’altra storia.

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