ZONA ROSSA vs ZONA GIALLA

di Walter Di Munzio*

Credo che la maggioranza dei campani si chieda come è possibile passare in 24 ore da essere parte del gruppo di regioni a basso rischio contagio a quello ad alto rischio, nonostante ancora oggi i famosi 21 indicatori e l’indice Rt ci collochino nel basso/medio rischio contagio. Delle due l’una. O erano sbagliati (colpevolmente falsati) i dati forniti dalla regione qualche settimana fa o quelli rilevati ora. In ogni caso si possono facilmente individuare sia le responsabilità tecniche che quelle politiche di tali errori (o volontarie omissioni). Basterebbe poter leggere e valutare tutti i dati forniti dagli uffici e dal sistema di documentazione regionale e quelli rilevati dagli ispettori del Ministero, soprattutto quelli riferiti agli indicatori richiesti nelle due occasioni. E allora, qualcuno si chiederà, come si spiegano le lunghe file di auto fuori ai Pronto Soccorso di alcuni ospedali napoletani? Si tratta di gravità della pandemia? O, più banalmente di comportamenti dettati dalla paura indotta dagli annunci allarmistici della stessa Regione? O, ancora, il mutato orientamento di un Presidente e un Sindaco derivano dal timore di non poter ricevere i ristori economici, pare, riservati solo alle zone rosse o ancora che bisognava se, tali zone, fossero individuate dal Sindaco e dalla Regione cadrebbe anche il diritto di riceverli automaticamente? E allora, se non è così cosa è cambiato nel frattempo, considerato che la lettura dei dati non è sostanzialmente eguale?

I fatti ci pongono 3 questioni:

  1. Abbiamo assistito ad una martellante campagna stampa sulla criticità della Campania, indice Rt tra i più bassi, con immagini di morti trovati nei bagni del Pronto Soccorso del più grande ospedale napoletano, a file chilometriche di auto in attesa di poter ricevere soccorso. Magari da settimane in attesa a casa di ricevere la visita degli operatori della USCA o del Distretto Sanitario o del Medico di Famiglia. Tutti assenti. Non sempre rispondono a telefono. Ci risulta che simili criticità si presentano anche in altre regioni tradizionalmente più pronte della Campania a adeguare servizi e reclutare personale. Ma la nostra regione fa sempre notizia e tutto appare sempre più drammatico.
  2. Si è verificato uno spostamento del bersaglio delle invettive dei governanti locali dai cittadini, definiti irresponsabili (da bruciare con un lanciafiamme o stigmatizzare se mamme colpevoli di sostenere il desiderio dei figli di tornare a scuola) – al governo (definito di incapaci che dovrebbe tornare subito a casa per manifesta incapacità). La regione non ha proprio nulla da rimproverarsi?
  3. Infine, unica in Italia, la vergognosa polemica a cui assistiamo nella città di Napoli tra Sindaco e Regione, puntualmente condita da violente accuse. Non abbiamo sentito invece alcun accenno di autocritica sul proprio operato. Non è accettabile né che un amministratore di una importante città vada sul lungomare a rassicurare e magnificare la libertà di movimento che il suo operato consente ai suoi concittadini e, lo stesso, dopo qualche giorno, richiede a gran voce assieme alla regione tanto vituperata, la istituzione di una zona rossa per ricevere i relativi aiuti economici.

La verità, forse, è che decidere di attivare una zona rossa a massima limitazione della libertà di movimento dei cittadini non comporta la automatica conseguenza di poter fruire dei previsti ristori per le categorie danneggiate e che la brillante intuizione di far riferimento ad automatismi determinati da dati oggettivi non manipolabili, rischia di essere vanificata dai comportamenti poco istituzionali a cui assistiamo oggi. Forse è veramente il momento di smettere di spettacolizzare la crisi sanitaria. Le elezioni sono passate e la gente non vuole più di sentire promesse ma pretende di ricevere comunicazioni serene su cosa è possibile fare, con le risorse disponibili o con quelle che arriveranno. La gente vuole sapere con precisione cosa fare ed è perfino disponibile ad accettare sacrifici, con responsabilità se ha la certezza che i sacrifici da fare non dipendono da isterie o da scontri (interessi) personali, bensì sono decisi da organismi scientificamente accreditati che ragionano sulla base di criteri oggettivi e, soprattutto, sulla base dei dati disponibili e consultabili da tutti. Nessuno può più decidere cosa è opportuno divulgare e arrogarsi il diritto di decidere anche per noi, limitare la nostra libertà personale, nemmeno condannare a morte la nostra economia. Devono ricevere lo stesso rispetto sia i cittadini, che gli imprenditori e i commercianti.

*Psichiatra e Pubblicista

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