Adelmo Cervi: «Mai come oggi è importante ricordare il 25 aprile e fare nostri quei valori»

di Erika Noschese

Sono il simbolo della lotta antifascista, di chi ha sacrificato la propria vita per gli altri, per il popolo. Per la nazione. Piero Calamandrei, politico, avvocato e accademico italiano, nonché uno dei fondatori del Partito d’Azione diceva “I fratelli Cervi non sono poesia: sono storia, sono la nostra storia”. E oggi più che mai sono la storia, e il simbolo di questo 25 aprile. Adelmo Cervi è figlio di Verina Castagnetti e Aldo, terzogenito dei sette fratelli Cervi fucilati dai fascisti al poligono di tiro di Reggio Emilia il 28 dicembre del 1943. Adelmo, ancora oggi, gira l’Italia per raccontare a tutti il sacrificio di suo padre e di tanti che, come lui, lottarono per la Liberazione.

Adelmo, ancora oggi è importante ricordare il 25 aprile…

«Io credo che oggi sia ancora più importante, in questa fase tragica che stiamo passando, ricordare il 25 aprile: ricordiamo soprattutto chi ha pagato con la vita, come mio padre, come tanti che hanno lottato contro la dittatura nazifascista e credo che in un momento critico come questo che stiamo passando, gli ideali del 25 aprile ci possono aiutare ad uscire da questa pandemia. Bisogna continuare ancora a combattere gli ideali della resistenza che oggi sono ancora più validi, ancora tanta ingiustizia, bisogna costruire un mondo di giustizia, di pace, di equità; un mondo in cui non ci sono miliardari e gente che non arriva alla fine del mese o della settimana, addirittura e, in questo brutto periodo, che non arriva neanche alla fine della giornata. Dopo questa uscita, ci dobbiamo ricordare gli ideali che noi ricordiamo con il 25 aprile perché queste grosse mancanze che ci sono, non possiamo continuare così, dobbiamo stare vicini alle aziende che stanno soffrendo perché non c’è solo il grande discorso dell’economia mondiale ma c’è gente che non ha il minimo che serve per sopravvivere. E’ questo il compito principale di chi pensa che il 25 aprile sia la lotta di resistenza, l’antifascismo per poter soprattutto stare vicino e aiutare chi, in questo momento, sta vivendo pene infernali».

Pochi giorni fa, a Salerno è scoppiata l’ennesima polemica: un dirigente della Lega ha definito il 25 aprile la festa degli assassini. Cosa ne pensa?

«Io distinguo, in qualche modo, tra i capponi, i leader, quelli che pensano di essere la fine del mondo e i migliori di questa terra mettendoli alla pari di tanti che seguono questa gente. Ma a loro vorrei dire di riflettere sulla strada verso cui ci stanno portando perché si credono dei fenomeni ma si rifanno alle situazioni più tristi perché non hanno nessun interesse a star vicino, seriamente, a chi ne ha bisogno. Non mi fermo sul discorso ma dico solo che sono fermamente contrario a tutto questo e verso coloro che pensano che la liberazione del 25 aprile sia il giorno da festeggiare, ma solo per le cose in cui credono loro, la deriva verso cui avrebbero portato il nostro Paese. Se questa gente arrivasse al comando del nostro Paese sarebbe un disastro per tutti, non c’è bisogno di sprecare tante parole ma di dire che questa gente fa parte del passato e che i valori della resistenza e tutto ciò che abbiamo fatto dopo, questa Repubblica Democratica dovrebbe essere rispettata di più; devono darsi una regolata».

Della proposta di La Russa cosa ne pensa?

«La proposta di La Russa? Questi personaggi non li seguo, non mi interessano, non credo sia tra le persone con cui si possa dialogare; fanno parte di una storia che ha già parlato chiaro: gli abbiamo detto chi sono e quello che fanno ed è una proposta che condanno a prescindere perché condanno questi personaggi. Io sto portando in giro il libro che racconta la storia di mio padre e dei fratelli Cervi, parlo di ciò che avremmo dovuto fare ma non abbiamo fatto. Io sono stato a Salerno, anni fa e ne approfitto per mandare un abbraccio e un saluto a tutti i compagni, a coloro che credono che bisogna ancora lottare per poter cambiare questo mondo che abbiamo e dico che mi ha fatto piacere visitare Salerno, di conoscere tutte le persone che mi hanno seguito. Ho una bandiera, penso possa essere la bandiera di tutte le persone che stanno con me, che vogliono fare in modo che la Costituzione – nata con il sangue dei miei e di tante altre persone, combattenti – sia applicata nei punti importanti: lavoro, società, parità dei diritti, sugli articoli della Costituzione e noi dobbiamo batterci per questo, per farla applicare nei punti importanti e se questo fosse stato fatto da tempo, tanti di quei disastri che abbiamo, forse avremmo potuto evitarli e ora avremmo avuto una Repubblica seriamente democratica. Sono per la democrazia, quella che sta vicino alla gente, a chi soffre di più, a chi ha bisogno del nostro appoggio. Mi ritengo fortunato, come chi riesce a vivere decentemente ma sono arrabbiato perché c’è troppa gente che invece sta soffrendo. Chi vive in un mondo di ingiustizia non può vivere tranquillamente».

La sua famiglia, oggi, è forse il simbolo di questo 25 aprile. Crede che il sacrificio di suo padre sia stato vano?

«Penso che sia il momento di cambiare rotta. Un motto che porto nel cuore è del nostro grande Che (Guevara ndr) che diceva: “Chi lotta può perdere, chi non lotta ha già perso”. Ecco, la lotta non è solo per oggi ma dovrà continuare, avremo momenti duri anche in futuro e non voglio sentire piagnistei continui sulla mancanza di valori: ci sono i valori della resistenza, di migliaia che hanno combattuto, in diversi periodi storici, contro le ingiustizie per avere un mondo diverso, migliore. Penso che chi va su un’altra strada non fa parte di questa mia storia e cito Calamandrei: “Ci sono i Cervi e ci sono gli altri, io sto con i Cervi. Ad un certo punto, non si può vivere senza portare avanti battaglie con gli onesti, con chi questo mondo vuole cambiarlo. Molti di quelli che parlano, tipo La Russa, è gente che vive nella ricchezza, nell’opulenza e non credo facciano grandi cose per aiutare la povera gente, vadano ad aiutare il popolo, senza fare i primi della classe, stiano con chi i problemi ce li ha ma qualcuno non capirà: ci sono sfruttatori, approfittatori che non parleranno mai con noi e allora dobbiamo fare una scelta di pace, democratica ma in cui si sappia distinguere l’onesto dal disonesto. E questo è ciò che direbbe mio padre ed è ciò che direbbero quei compagni che abbiamo perso ma che hanno lottato per cambiare la tragedia del nazifascismo in questo mondo diverso, democratico e io ai miei compagni dico sempre di non dare del fascista a tutti, sono approfittatori, pensano ai loro interessi e a quelli di chi ha fatto disastri; a quelli che con la parola patria hanno fatto gli interessi di pochi privilegiati».

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