Antonio Limone: «Non è un semplice virus ma basta con atteggiamenti isterici»

di Erika Noschese

«Paragonare la semplice influenza stagionale al coronavirus è come paragonare un gatto ad un leone solo perché sono entrambi felini ma bisogna evitare inutili isterismi e seguire le misure messe in campo dalla Regione Campania». A parlare così Antonio Limone, direttore generale dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Mezzogiorno nonché consigliere con funzioni di Tesoriere della Federazione Nazionale degli Ordini dei medici Veterinari Italiani (Fnovi).

Direttore, il Coronavirus è giunto anche in Italia, c’è allarme. Cosa sta accadendo in queste ore nel nostro Paese?

«Io credo che noi stiamo soffrendo molto di più della paura dell’epidemia e della pandemia che del coronavirus in sè. Il fenomeno sta dilagando per la paura che in sé comporta ma d’altro canto è giusto averne della pandemia ma altrettanto sensato è non farsi prendere dal panico».

Crede che oggi si possa parlare effettivamente di psicosi?

«Credo ci sia una grande attenzione da parte della pubblica opinione che non guasta ma poi non vedo, rispetto a quest’attenzione, un comportamento molto disciplinato; vedo un atteggiamento che, in questo momento, corre il rischio di mettere a repentaglio quelle che sono le misure da utilizzare per arginare il fenomeno. Bisogna avere disponibilità a capire che alcune misure vanno applicate, in modo centrale, perché una malattia infettiva non la puoi combattere con il regionalismo. Le malattie infettive vanno combattute con provvedimenti centrali, nazionali, con una ricaduta sul territorio che tengono conto di un quadro epidemiologico che va letto da chi ha la sapienza per leggerlo. Se noi leggiamo i fenomeni ognuno a modo loro e facciamo che alcune misure vengano adottate in modo uniforme in un posto anziché in un altro, a prescindere dal quadro epidemiologico, questo genera caos, non genera una soluzione coerente rispetto al problema».

Questo nuovo virus Covid19 è davvero così preoccupante?

«Paragonare l’influenza stagionale al coronavirus è come paragonare un gatto ad un leone, entrambi sono felini ma non è proprio la stessa cosa. Sicuramente ci troviamo di fronte ad un virus che per la sua peculiarità, cioè modificare il suo assetto genetico, dovrebbe esporci a gravi rischi per la salute. Nonostante questo ho l’impressione che la situazione sia ancora abbastanza controllabile, le misure che servono sono le quarantene, l’isolamento perché non combatti il virus diversamente anche al netto del fatto che non abbiamo un vaccino. Questo è un virus che lo fermi se elimini il contagio e per eliminarlo bisogna applicare le misure di isolamento, quarantena e tenere i focolai ben custoditi per evitare che si diffonda ancora. Ora, se abbiamo cittadini che si sottraggono a queste misure e aiutano la malattia a diffondersi, questi ultimi non fanno quello che devono fare perché questo significa essere disciplinati. Se c’è il problema lo si affronta, in maniera centrale. C’è una rete di sorveglianza, in questa nazione, che funziona; abbiamo strutture in grado di affrontare l’emergenza e bisogna rivolgersi a queste nelle modalità che sono state indicate, non bisogna precipitarsi al pronto soccorso perché dobbiamo evitare di diffondere il batterio. Bisognerebbe uniformarsi a questo principio».

Queste misure cautelari messe in campo dai sindaci sono giuste, secondo lei?

«Dove non ci sono focolai in atto, in realtà dove questa possibilità è ancora lontana, queste misure a scopo preventivo potrebbero risultare eccessive ma quelle che assolutamente non va fatto è che ogni gallo canti per conto suo perché sicuramente non ci aiuta».

Direttore, cosa può consigliare alla popolazione, estremamente preoccupata?

«Le misure sono state spiegate bene ma le ricordo: l’igiene innanzitutto; il gomito chiuso per i colpi di tosse in modo da contenere al gomito e non al palmo di mano eventuale starnuto o tosse perché si spargerebbe anche così il virus; lavarsi spesso le mani attentamente e accuratamente; mantenere un atteggiamento tale da evitare i luoghi di assembramento, i luoghi con eccessivo numero di persone. Insomma, evitare il contagio è uno strumento che va messo in atto anche con una collaborazione civile e quindi se questa non trova una ragionevole capacità da parte del cittadino di capire che non c’è certamente bisogno di andare a depredare un supermercato, perché quello a me sembra un atteggiamento assolutamente isterico e immotivato, quello che serve è invece applicare misure igienico sanitarie, mantenendo una sorta di calma intelligente rispetto ad una situazione che non va affrontata con isterismi e con iniziative singole che mal si addicono ad uno sforzo collettivo; l’infezione la fermi se c’è questa capacità di collaborazione sociale e civile collettiva, imposta da un organismo centrale ma che se non viene rispettata poi non vince, perde».

Le misure messe in campo dalla Regione Campania sono sufficienti?

«Al netto di questo quadro epidemiologico, noi in Campania non abbiamo al momento casi positivi. È chiaro che queste situazioni vanno aggiornate di ora in ora, di minuto in minuto perché nella misura in cui dovessimo isolare il virus le cose dovranno cambiare e cambieranno. Allo stato attuale credo che queste misure siano assolutamente sufficienti».

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