Arechi vuoto: danni per 650mila euro. La crisi covid-19 in B costa caro ai club

di Matteo Maiorano – Curve gremite, striscioni identitari e rullo di tamburi: è stata questa la cartolina del campionato cadetto fino allo scorso marzo, prima che il coronavirus si abbattesse sulla nostra quotidianità, rivoluzionando inaspettatamente le nostre abitudini. Non avremmo mai immaginato che un silenzioso Chievo-Cosenza, giocato lo scorso 9 marzo, potesse diventare l’icona di una seconda parte di stagione che resterà negli annali come una delle più tragiche e indecifrabili della storia pallonara. Il Bentegodi, impianto che lo scorso anno fu riempito da oltre 25mila festosi sostenitori di un Hellas che salutava la cadetteria schiantando il Cittadella ai play-off, sarà il punto da cui ripartire per tornare pian piano alla normalità. È impossibile immaginare un finale di stagione (spareggi compresi) con il pubblico sugli spalti, dal momento che non sono ancora chiari tempi e modalità di uscita dalla crisi sanitaria. Alzare l’attenzione sul torneo cadetto è quantomai fondamentale per meglio conoscere gli equlibri che regolano il nostro calcio: se il massimo campionato può vantare un giro d’affari superiore al miliardo di euro (973 milioni versati dalle pay-tv che, a proposito di introiti mancati, hanno bloccato l’ultima tranche di pagamento, prevista per i primi di maggio e corrispondente a 233 milioni di euro) alla serie B sono lasciate le briciole di un’economia, quella dei tornei minori, sommersa dal Covid-19. Il ritorno agli allenamenti, previsto il 4 maggio, permetterà pian piano di mettere le mani su un tesoretto che allevierà le cospicue perdite di due mesi di stop forzato. Ma se, appunto, la A gioverà di un ritorno economico importante, non si può dire lo stesso della B, dove ci si prepara ad una perdita importante tra sponsorizzazioni e stadi perennemente deserti. L’assenza dagli spalti porterà un danno, relativo ai mancati incassi, di 4’504’680 euro: il dato è relativo al numero medio di biglietti staccati per il numero di gare casalinghe da disputare, per un costo medio del biglietto fissato a 20 euro.
IL CASO SANNITA-CIOCIARO
Il botteghino, uno dei fattori più importanti dell’economia cadetta, non potrà rappresentare fonte di guadagno per le società. È probabilmente il prezzo più alto che il calcio dovrà pagare, tenuto conto degli altissimi fattori di rischio. Nel torneo cadetto la distribuzione dei proventi è eterogenea: le venti realtà di B hanno introiti diversi in base alle formule utilizzate e del numero di abbonamenti staccati a settembre. Il Frosinone è la piazza con il maggior numero di carnet acquistati per assistere alle gare casalinghe: sono 10’406 i tifosi ciociari che hanno accettato a scatola chiusa il progetto di patron Stirpe. Numeri importanti si registrano anche a Benevento, laddove Vigorito ha costruito una macchina perfetta capace di macinare record su record: all’impianto sannita la Strega può contare su uno zoccolo duro di 7’805 abbonati. Questi numeri non sono naturalmente gli stessi dei ticket staccati il sabato pomeriggio: difatti allo Stirpe vengono staccati 671 biglietti, mentre a Benevento 2109. Due tra le piazze più importanti della B, di conseguenza, lamenteranno mancati incassi importanti, ma di certo non determinanti per le economie societarie. Le due piazze hanno già proposto forme di rimborso nei confronti delle rispettive tifoserie: calcolando il numero di partite saltate, i tifosi riceveranno un voucher del valore corrispondente agli importi delle gare giocate a porte chiuse, utilizzabile per l’acquisto di carnet in vista della prossima stagione o per il merchandising. Va sottolineato che le tifoserie hanno declinato l’offerta, preferendo al rimborso una raccolta fondi da destinare in beneficenza.
E LE ALTRE?
Piazze ricche di tradizione ma anche realtà storiche in cerca di riscatto: Salernitana, Cosenza, Ascoli, Cremonese e Pisa sono le società che pagheranno il prezzo più alto. I granata saranno la società più penalizzata: con ancora sei gare da giocare, l’Arechi vedrà sfumare la bellezza di 654’360 euro. Questo perchè a Salerno, a fronte di un dato abbonati storicamente basso per la tradizione calcistica cittadina (2647 carnet staccati) va contrapposto il numero di biglietti staccati più alto della categoria: non sorprende il fatto che la gara con il numero maggiore di spettatori sia proprio il derby tra Salernitana e Benevento giocato all’Arechi (18’003 tifosi assiepati sulle gradinate). Numeri vicini a quelli dell’Ippocampo a Cosenza: i Lupi dovranno stare lontani dal San Vito-Marulla per sei gare, per una perdita complessiva di 523’200 euro. Danni ingenti anche a Pisa (259’800), Ascoli (391’840) e Cremona (282’940)
SCENARI FUTURI
Nel complesso saranno 687’024 le assenze dagli impianti nella serie B: numeri che coinvolgono le 101 gare da disputare (tenuto conto anche del rinvio di Ascoli-Cremonese) e che lasciano uno scenario quasi apocalittico, ma inevitabile, per i prossimi mesi. Inutile sottolineare che nel computo finale non si tiene conto degli spareggi, che storicamente rappresentano, per il botteghino, un dato a sè stante. Dieci gare, tra play-off e play-out, in cui le squadre coinvolte non potranno giovare di ricavi che sfiorano, complessivamente, il milione di euro.

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