Bobo Craxi: «Non c’è paragone tra l’Italia attuale e quella di mio padre Bettino»

di Erika NOSCHESE

«L’Italia di Craxi? Totalmente differente da quella attuale in cui il potere ha portato mediocrità». Può essere riassunto così il pensiero di Bobo Craxi, figlio dello storico leader socialista che traccia un bilancio di questi anni e si dice fiducioso per il futuro dei socialisti anche grazie al dibattito pubblico che ruota intorno ad Hammamet, il film di Amelio in cui si racconta la vita dell’ex presidente del consiglio e numero uno del Psi.

Onorevole, Hammamet ripercorre gli ultimi 6 mesi di vita di suo padre….

«In due ore di cinema non si può analizzare una storia politica; certamente ha un pregio, quello di non dimenticare l’epilogo finale di quella storia e quindi fa riflettere e come tutte le cose che fanno riflettere sono un passaggio utile per chi vuole farlo».

Un film che narra una storia personale più che politica: il dramma di un uomo tradito da quel Paese che lui amava…

«E’ la chiave scelta dal regista e che, come tutti gli artisti, ha una licenza poetica superiore. Ha deciso di trattare una vicenda che ha un rilievo politico e storico, utilizzando una chiave umane. Questo non fa venir meno né la spettacolarità né l’elemento letterario e romanzato della vicenda. Io su questo non potrei dire altro. Lo ripeto: è difficile che in un paio d’ore di cinema si possano sbrigare questioni così complesse quindi non penso che l’obiettivo spettacolare fosse quello di impancarsi a giudice della storia o a sentenziare su una storia. Certamente dà un contributo a chi vuole riflettere».

I socialisti hanno più volte ribadito che Hammamet è l’occasione per rivalutare la figura di un grande leader politico che ha fatto la storia di questo Paese…

«Questo è un Paese di 60 milioni di abitanti e in qualche modo ha la facoltà di poter giudicare ciò che è avvento prima e ciò che è avvenuto dopo. Penso che in questo caso, la vicenda straziante finisca per coincidere con lo stesso strazio che provano molti italiani se pensano all’Italia di oggi. Qui sta il punto della riflessione: mentre negli anni successivi o negli anni in cui si consumava questa vicenda, probabilmente toccava solo una parte piccolissima, lasciando indifferente o compiacente la stragrande maggioranza degli italiani, oggi – siccome la storia ha il vantaggio di poter essere giudicata con distacco – si inizia a trarre un bilancio e fa dei drammatici paragoni tra il prima e il dopo».

Qual è il suo bilancio tra il prima e il dopo?

«Sono i numeri che parlano: l’Italia era la quinta potenza industriale del mondo e adesso è il fanalino di coda dell’Europa; l’Italia aveva una classe dirigente eccellente oggi il potere ha portato mediocrità. Una volta i politici italiani avevano pensieri lunghi, oggi invece se pensano da qui alla prossima settimana è già molto. Se noi ci riferiamo alla politica, alla capacità di interpretare e guidare politicamente un Paese grande e complesso come il nostro è chiaro che ci troviamo di fronte ad una tragedia nazionale. La classe dirigente attuale mostra tutti i limiti e da qui l’elemento della rivalutazione che non ci porta l’orologio con le lancette all’indietro ma porta a fare un confronto che purtroppo è impietoso e non sono solo io che lo dico».

Nel film c’è tanta storia personale. Che ricordo ha del periodo dell’esilio di suo padre?

«Molti ricordi belli e brutti. Ho vissuto tanti anni fuori dal Paese e non è stata una passeggiata. E’ stata una storia d’avventura finita anche male ma fa parte della vita. I rovesci non solo soltanto ascrivibili alla politica, i rovesci della vita avvengono per tutti e coincide sovente, questa fase della vita degli uomini. Non sempre si può vivere una vita serena e a noi è capitato di vivere una parte dolorosa che ha segnato per sempre la nostra personalità. Non ne faccio un pianto, così è accaduto e non posso farci nulla».

Cosa è cambiato tra il Psi di suo padre e quello attuale, guidato a livello nazionale dal segretario Enzo Maraio?

«Quella che oggi è e cerca di essere è una testimonianza. Quello che può essere in futuro, viste anche le considerazioni che possono determinare nuovi consensi, simpatie e curiosità – in particolare per le nuove generazioni – il passato non potrà che essere d’aiuto, portando nel futuro tutto ciò che c’era di buono nel passato, correggendo ed eliminando gli errori».

A maggio la Campania sarà chiamata al voto. Hammamet può, in qualche modo, influire in un modo o nell’altro sul futuro dei socialisti?

«Io mi auguro che i socialisti aiutino e siano presente nuovamente in consiglio regionale. La cosa che mi ha impressionato è che stamattina (lunedì per chi legge ndr) mi ha chiamato il preside di una scuola in provincia di Napoli chiedendomi di andare a fare un dibattito a scuola sul film e in generale su quegli anni. C’è il risveglio di una curiosità, una discussione aperta e quindi inevitabilmente ha un riverbero positivo nei confronti della nostra tradizione politica che, non dimentichiamo, è l’unica tradizione politica novecentesca, ancora presente in Europa. Il socialismo democratico in realtà ha soltanto da avvantaggiarsene se esiste una discussione pubblica attorno ad essa e agli uomini più importanti che l’hanno rappresentata. Su questo sono molto ottimista e i socialisti non possono che aiutare, in prospettiva anche in Campania, ha fare una buona amministrazione».

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