Bruno Milo: “Tante categorie lasciate fuori dal provvedimento della Regione Campania”

“Prendiamo atto che qualche provvedimento da parte della Regione ha lasciato fuori intere categorie, che sono gli odontotecnici, i fotografi, le autoscuole”. Bruno Milo, direttore generale dell’Ebac (Ente Bilaterale Artigianato Campania), lancia al contempo un grido d’allarme e un messaggio di grande speranza ed ottimismo per quanto riguarda la vita futura del comparto artigianale campano, che conta 150.000 lavoratori e 75.000 imprese. Se da un lato, infatti, alcune categorie costrette a rimanere aperte durante la crisi pandemica non sono riuscite ad ottenere un adeguato ristoro economico, al contempo la soluzione al crash totale del tessuto produttivo campano è stata rappresentata proprio dal ricorso alla bilateralità, una correlazione biunivoca tra dipendenti e datoriali capace di superare inefficienze e storture della classica contrattazione fondata sul ruolo centrale dei sindacati. Grazie al Fondo bilaterale di solidarietà artigianale, infatti, è stato possibile erogare in anticipo risorse ad imprese e dipendenti, ottenendo prestazioni decisamente migliori e più tempestive rispetto a quelle di enti previdenziali come Inps e casse private. Le piccole e medie imprese in Campania ancor più che al Nord rappresentano il vero e proprio cuore del tessuto imprenditoriale, e tra queste ancor più quelle artigiane, intese in un’accezione particolarmente ampia.

“La nostra è una categoria che conta 150.000 lavoratori e 75.000 imprese. Le piccole aziende artigiane che hanno una media da 1 a 12 dipendenti individuano un settore che spesso è stato sottovalutato. In Campania, però, sono questi i settori che realmente contano. Bisogna tenere conto che il settore dell’artigianato al suo interno conta oltre trecento mestieri diversi, che spaziano dai servizi alla persona, a quelli alla città, pensiamo ad esempio ad idraulici, elettricisti, impiantisti, senza dimenticare settori produttivi come quello della ceramica e della piccola manifattura”.
Tutte attività che rivestono un’imprescindibile funzione sociale nel nostro territorio.

“Basti guardare cosa sono le nostre città con i negozi chiusi e le attività artigiane chiuse: il contesto si mostra assolutamente desolato”.


In base ai report recentemente pubblicati sul sito dell’Ebac, si può osservare come le imprese artigiane siano riuscite a beneficiare di contributi economici anti-crisi in tempi rapidi: com’è stato possibile?

“Il segreto del successo è stato il sistema della bilateralità (Confartigianato, Cna, Claai, Casartigiani). Queste quattro associazioni di categoria rappresentano i datoriali, mentre Cgil, Cisl e Uil regionali rappresentano i dipendenti. L’ente bilaterale della Campania è nato venticinque anni fa, proprio perchè nella piccola impresa non era possibile avere la solita contrapposizione tra sindacato e datoriali, ma un grande spirito di collaborazione. L’artigiano è colui che in prima persona lavora insieme ai suoi dipendenti in quanto impegnato in prima persona nel suo lavoro. Si è costituito dunque un ente che porta avanti una politica di collaborazione a fronte di un obbligo di legge sancito nel 2016: sulla base del D.Lgs 148/2016, tutte le imprese artigiane – da uno a quindici dipendenti – sono tenute a pagare una quota irrisoria, pari sostanzialmente ad un caffè al giorno, al Fondo bilaterale di solidarietà artigiana”.


Quali benefici ha generato questo meccanismo?

“Questa collaborazione tra le parti ha prodotto un sistema di welfare che copre sia i titolari che i dipendenti. Abbiamo una carta dei servizi sulla base della quale riusciamo a dare un supporto, ad esempio, alle imprese che devono adeguare la sicurezza sui luoghi di lavoro. Al contempo, ai dipendenti diamo un contributo di fedeltà al titolare. Se un dipendente lavora presso un azienda, gli diamo un contributo a fondo perduto anche ad esempio per la gestione del suo welfare familiare”.


Un impianto consolidato che è stato un po’ nell’ombra fino ai giorni nostri, ma che ha mostrato la sua efficacia proprio in questa fase di pandemia.

“Mentre oggi il grande istituto Inps è in grande difficoltà e non è riuscito ancora del tutto a pagare la Cig in deroga per alcuni settori delicati come il commercio e l’industria, ad oggi abbiamo già pagato 2251 lavoratori solo in Campania, mentre a livello nazionale ci attestiamo oltre quota 400mila, per via del fatto che in alcune regioni come Lombardia e Veneto abbiamo una presenza notevolissima delle imprese del settore artigiano”.


A quanto ammontano i contributi corrisposti ai lavoratori?

“In soldoni, corrisponderemo duemila euro netti per le nove settimane ai dipendenti delle imprese appartenenti
al fondo. Con le aziende chiuse le alternative sarebbero state due: o il titolare avrebbe dovuto pagare gli stipendi oppure queste risorse sarebbero rimaste senza paga, vista l’impossibilità di procedere ai licenziamenti. Una volta acquisito il mestiere è fondamentale che il lavoratore resti come risorsa all’interno dell’impresa. Con circa tre-quattrocento bonifici al giorno erogati il nostro obiettivo è quello di erogare le somme a 5500 imprese che solo sul nostro territorio mettono insieme oltre 15500 lavoratori per i quali è stata fatta richiesta. E’ nostro obiettivo dare a tutti loro una risposta operativa: è questa la nostra mission”.
I provvedimenti assunti da Palazzo Santa Lucia e Palazzo Chigi sono stati graditi alla categoria che lei rappresenta?

“Speriamo che arrivino presto risposte sia dal Governo che dalla Regione Campania: prendiamo atto che qualche provvedimento da parte della Regione ha lasciato fuori intere categorie, che sono gli odontotecnici, i fotografi, le autoscuole. Questo magari non per deliberate cattive intenzioni ma perchè non sono state magari ascoltati adeguatamente coloro che fanno parte di determinati settori e che vivono di questo lavoro. Non si capisce perchè un parrucchiere possa avere un contributo ed un odontotecnico no. Ad alcune categorie alle quali è stata data la possibilità di restare aperte è mancata comunque la clientela, per questo sono stati penalizzati doppiamente. Sono rimasti aperti senza poter di fatto fruire dei contributi regionali”.

Andrea Bignardi

Rispondi