Cade l’esecutivo Conte Bis: il M5S se ne esce con le ossa rotte ed il bottino di risultati vuoto dall’ intera esperienza governista

di Piergiorgio la Guardia

Alla fine il Bomba lo ha fatto davvero: con un colpo di spugna è riuscito a staccare la spina, complice un M5S in stato di forte agonia, ad un esecutivo nato per circostanze necessarie.

Nella sua conferenza stampa però ho trovato critiche non del tutto infondate: l’abuso di DPCM ( come dico sempre, troppi DPCM e ristori diretti a fondo perduto insufficienti), la task force sulla quale insistono dubbi di legittimità costituzionale, un Parlamento privo di centralità ( alla faccia delle promesse di buone intenzioni del presidente della Camera al momento dell’insediamento) ed anche altro.

L’ esecutivo in crisi in fin dei conti ha fatto approvare, tra i pochi risultati normativi positivi conseguiti, il DL Fiscale, l’ecobonus al 110% ed un DDL SALVAMARE che giace nei cassetti di Palazzo Madama da più di 1 anno.
Per il resto non ha saputo fornire risposte incisive delle quali il Belpaese da tempo necessitava.

Questo esecutivo, ed il precedente ancora peggio, hanno comunque avuto una isteria da deficit, Tria prima ( con la Leganord) e Gualtieri poi hanno prestato più attenzione a tenere i conti in ordine per obbedire a Bruxelles piuttosto che a produrre investimenti sufficienti e mirati: nella scuola e nell’Università pubblica, ma anche nella ricerca, nei programmi di lavoro garantito, nei settori ad alta occupazione ed in finalità con un importante moltiplicatore macroeconomico.

Questo esecutivo lascia in cassa decine di miliardi inutilizzati, che avrebbero potuto migliorare le sorti anziutto delle imprese costrette a rallentare o sospendere l’attività, e poi della scuola pubblica, del trasporto pubblico da gestire in maniera ottimale in tempi di pandemia, un assegno unico familiare finanziato in maniera adeguata, delle politiche attive per il lavoro per efficientare il RDC ed il suo impatto occupazionale.

Rimangono inattuate l’acqua pubblica, l’incremento della spesa pubblica per l’istruzione al 10%, un ruolo centrale dello Stato nell’Economia, la revoca delle concessioni autostradali ad ASPI, il salario minimo, un piano per l’economia circolare ed un piano per delle infrastrutture che alimentino la domanda interna e interconnettano territori ed economie locali, delle nomine dei vertici delle aziende ad azionariato pubblico partecipate e che tengano conto dell’onestà e dei meriti.

Infatti il Movimento 5 Stelle ha ottenuto pochi risultati molto definanziati: un reddito di cittadinanza di molto denaturato, solamente 12 miliardi su 60 restituiti alle imprese che vantano crediti esigibili verso la pubblica amministrazione, sulla giustizia bene il blocco della prescrizione a decorrere dalla sentenza di primo grado ( anche se la prescrizione serve per garantire lo stato di diritto, andrebbe solamente fatta partire da quando viene notificato l’avviso di garanzia ed occorrerebbe applicare un modello alla spagnola) e le manette ai grandi evasori ma manca una seria riforma del CSM e soprattutto una sufficiente implementazione della pianta organica della magistratura, e poi tanto altro su altri fronti.

Ma torniamo un attimo indietro, il M5S, dopo la fallimentare esperienza con la Lega Nord, ad un certo punto ha avuto realmente l’occasione di tentare di realizzare almeno una parte delle sue promesse in maniera completa: alle trattative di agosto 2019 avrebbe dovuto infatti affermare il proprio peso contrattuale ed imporre un proprio titolare del Tesoro, inserire nella squadra degli elementi straordinari come Alessandro di battista e Nicola morra, poi mantenere il ministero della salute ecc ecc…

Non dico che se fosse stato applicato tutto ciò ogni conseguenza negativa sarebbe stata schivata, ma sicuramente sarebbe andato tutto un po’ meglio.

Adesso vedremo cosa accadrà, forse, caduto l’esecutivo, c’è Draghi in arrivo, con tutti i partiti dentro la mischia, in un esecutivo delle larghe imprese.

Per il M5S non rimane che una speranza per tentare di rilanciarsi: Alessandro Di Battista, Nicola Morra e Giulia Grillo devono prendere le redini del progetto e riscoprire l’identità pentastellata: beni comuni, giustizia, giustizia sociale, acqua pubblica ed ecologismo.

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