Calcio amatoriale, Lodato: “Istituzioni assenti, rischiano di chiudere centri sportivi e scuole calcio”

di Adriano Rescigno

“Di questo passo non vi è altra strada che chiudere tutto e consegnare le chiavi dei centri sportivi ai proprietari “. E’ l’urlo di rabbia di Michele Lodato, noto gestore di impianti ed organizzatore di eventi sportivi a Cava de’ Tirreni e provincia, che ha voluto esprimere il suo disappunto su come le istituzioni nazionali e regionali abbiano incredibilmente abbandonato i Centri Sportivi. “Ho atteso che la situazione epidemiologica migliorasse, era doveroso che riaprissero le attività, ma quando ho appreso che dal 15 giugno addirittura vi è il via libera a concerti all’aperto con 1000 persone , musei, teatri, e cinema, allora ho capito che è giunto il momento di alzare la voce. I Centri sportivi che vivono di calcio amatoriale (calcio a 5, Calcio a 7, calcio a 11, per esempio) sono stati totalmente dimenticati , si è generalizzato molto quando invece bisognava andare nello specifico, disciplina per disciplina. Si è preferita la strada più facile per chi comanda, quella di banalizzare”, spiega Lodato. In Italia sono circa 12 milioni di persone che frequentano associazioni o società sportive e che ogni settimana calcano i campetti , da Bolzano a Siracusa, per gli impianti sportivi il Governo non è stato in grado fino ad oggi di erogare bonus a fondo perduto, oppure un aiuto al pagamento dei canoni di locazione da marzo ad oggi, tutto a discapito dei gestori che debbono sperare nella benevolenza dei proprietari dei centri, a discapito delle scuole calcio che rischiano di chiudere definitivamente. Nulla ha fatto ad oggi neanche la Regione Campania, che per le ASD sembra non avere fondi a disposizione. “Ad oggi il futuro è tutt’altro che roseo” – tuona Michele Lodato – “Non sappiamo quando si potrà tornare a fare attività di gruppo, non abbiamo linee guida, non abbiamo protocolli, abbiamo solamente fitti ed utenze arretrate, quelle non mancano mai. Faccio un appello al sindaco della mia città Cava de’ Tirreni , di sollecitare il governatore De Luca a trovare una soluzione visto che la curva epidemiologica è sotto controllo e che sicuramente durante una partita di calcio, si può contrarre virus meno che durante una cena in un luogo chiuso o ad un concerto. Qualora non avessimo notizie chiare e certe, potrei organizzare insieme ad altri gestori di varie regioni, una protesta che porterebbe alla riapertura autonoma e con protocolli sanitari redatti dai nostri medici legali, il prossimo 1 giugno”, conclude.

Rispondi