I Monti Alburni perdono il loro riferimento, addio a Pasquale Cappelli

di Oreste MOTTOLA Quando era stata appena annunciata la chiusura estiva del Rifugio Panormo agli appassionati - via social - è arrivata la ferale notizia: Pasquale Cappelli non era più. È morto a 61 anni. Era il simbolo dei monti Alburni e il gestore del rifugio del Panormo, una struttura che aveva progettato pezzo per … Continua a leggere I Monti Alburni perdono il loro riferimento, addio a Pasquale Cappelli

San Fortunato e Gonfalone: Lucio tra fede e Palazzo di Città

Le sue spalle e le sue braccia, per quasi 40 anni, hanno sorretto il peso di due simboli della città di Salerno: il Gonfalone del Comune e la statua di San Fortunato. Due elementi caratterizzanti di quella che, in molti, definiscono la “salernitanità” e ai quali, in tanti, collegano subito un volto: quello di Lucio Figliolia.

«Un privilegio combattere per gli altri»

Ultimo si racconta. In occasione del premio legalità “Sant’Alfonso” 2019 conferitogli dall’arcidiocesi Amalfi – Cava de’ Tirreni, il colonnello Sergio De Caprio ha avuto la possibilità di raccontarsi e raccontare la vita all’interno dell’Arma e della “Crimor”, oggi smantellato, gruppo specializzato all’interno dei Ros che si occupò non solo della cattura del capo della cupola mafiosa Totò Riina, ma anche dell’inchiesta “Duomo Connection” che accertò un’intensa attività edilizia della malavita siciliana, realizzata - secondo l'accusa - con la collaborazione degli imprenditori Sergio Coraglia e Gaetano Nobile.

Noe e Nas sempre più depotenziati Ultimo: «E’ un genocidio culturale»

Quelli ambientali e contro la salute pubblica possono essere considerati i reati del secolo. «Quello ai danni dei carabinieri appartenenti al Noe e al Nas è un vero e proprio genocidio culturale»: questo, invece, l’accorato appello del colonnello “Ultimo”, al secolo Sergio De Caprio.

Antonio “Stacchino” Romano: no alle grandi squadre per amore di Salerno e Vietri

Antonio Romano, meglio conosciuto come “Stacchino”, è nato a Vietri sul Mare nel maggio del 1950. Uomo semplice e buono, sempre disponibile per tutti, ha trascorso la sua vita come portuale a Salerno, coltivando, fin da piccolo, la sua più grande passione: il calcio.

Ciro De Caro, decano dei portatori salernitani

Ciro De Caro, salernitano verace del centro storico, proviene da una famiglia numerosa. Quella di De Caro è stata una vita interamente dedicata ai santi, che gli permette, ancora oggi, di restare nella storia delle Paranze.