La fontanella che brucia

La fontanella del paese ha segnato la mia infanzia. Più precisamente, è stato un accadimento che l’avrebbe dovuta riguardare, a marcare a caratteri di fuoco la mia esistenza; quella stessa esistenza che, in seguito e in conseguenza di tale, presunto evento, sarebbe stata rischiarata dalla logica e poi, finalmente, dal ragionamento. A cosa mi riferisco? Al suo incendio.

Vasco e la pubblicità

«Piccolo spazio pubblicità» è l’intro dell’allusiva «Bollicine» di Vasco Rossi. E proprio il Blasco, dopo aver permesso che le sue «Senza parole» prima, e «Rewind» poi, facessero da colonna sonora allo spot dell’auto del momento targata Fiat, avrà pensato che le canzoni nascono per veicolare sogni e non per pubblicizzare veicoli.

Fausta, la maestra rivoluzionaria

A metà degli anni ’80 Giovi, frazione di Salerno, ha avuto la sua parentesi di rivoluzione. A incarnarla, udite udite, una forestiera: la maestra Fausta Gerbasio di Buccino. Tra le poche cose di cui vado fiero nella vita, c’è sicuramente l’ «io c’ero» in questo piccolo eppur deflagrante “assalto al cielo”.

Bambole gender fluid, ce n’è davvero bisogno?

Tanto tuonò che piovve: una nota azienda di giochi ha immesso sul mercato la prima bambola «gender fluid». Si tratta, in sostanza, di una bambola asessuata, con un kit di accessori che si prestano a farla diventare sia maschio che femmina, a seconda delle inclinazioni del bambino o della bambina che ci gioca.

Figli dell’industria 4.0

Eccoli qui. Come tutte le notti, è Bruno ad affacciarsi per primo alla finestra. A ruota seguiranno, ognuno all’insaputa dell’altro, Pamela e Roberto. Bruno, Pamela e Roberto sono persone assai diverse tra loro. Bruno è sposato ed è padre di tre bambini. Pamela, dopo la separazione, convive con un uomo che l’adora. Roberto è single e sta a casa della madre affetta dal morbo di Parkinson.

Il selfie con l’opera d’arte

A una gita scolastica di troppo tempo fa, comprai una macchina fotografica. Era una kodak avveniristica, di quelle usa e getta. Non ci fu monumento storico che non venne catturato dal mio precario obiettivo. Prima, però, che si esaurissero le 27 foto del rullino, Simona mi aprì gli occhi: «Ma che ti scatti? Se vuoi una foto della torre di Pisa, basta comprare una cartolina. Ti piace la torre? Mettiti sotto, e solo allora ha senso farti una foto».