Italexit

Livorno va al centrosinistra, ma con i voti dei 5stelle. Campobasso va ai 5stelle ma con i voti del centrosinistra. Ferrara, storica roccaforte rossa, va al leghista Fabbri che vince con l’appoggio dell’intero centrodestra. L’Italia sta viaggiando a testa in giù.

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Meglio gli originali che le copie

I risultati dei ballottaggi ma anche del primo turno di queste elezioni amministrative in provincia di Salerno ci consegnano due dati principali. Il primo: che manca davvero la novità. Tra la copia e l’originale, l’elettorato ha scelto nuovamente l’originale. Il secondo: sempre a proposito di novità che manca un serio apporto del Movimento 5 Stelle che avrebbe avuto gioco facile in determinate realtà, uscite a pezzi dalle precedenti consiliature. Invece resta tutto come è.

Lega e 5 Stelle dividono l’Italia

Un intenso ed enorme turno elettorale quello che ci lasciamo alle spalle mentre in cinque comuni del salernitano la campagna elettorale per la scelta del sindaco non si ferma. Risultati alla mano – per quanto riguarda le Europee – i Cinque Stelle diventano il partito del sud nel mentre la Lega conquista l’intero nord imponendosi anche nel mezzogiorno.

Le inchieste scuotono il voto

Un inquietante intreccio tra pubblica amministrazione e malaffare ha scosso le ultime settimane di campagna elettorale. Prima il caso Agropoli, con l’inchiesta per voto di scambio politico-mafioso che coinvolge l’attuale sindaco Adamo Coppola e il suo predecessore, Franco Alfieri, oggi candidato alla carica di primo cittadino nella vicina Capaccio Paestum.

Signori, si vota!

Che le sfide per le fasce tricolori abbiano inizio. Quarantanove nuovi sindaci e rispettivi Consigli comunali. Tra 72 ore, i cittadini di ben 49 comuni del Salernitano saranno chiamati alle urne, per uno dei turni elettorali più corposi degli ultimi anni. Oltre al rinnovo delle amministrazioni municipali, domenica si voterà anche per il rinnovo del Parlamento europeo.

C’era una volta l’ideologia

Erano i tempi della prima repubblica, quando i politici perseguivano forse anche un interesse personale, ma quell’interesse personale coincideva, il più delle volte, con il benessere di un territorio, con l’incremento della produttività e con il consolidamento della propria posizione politica in un contesto elettorale.

Ehi Siri, dimettiti!

Chissà cosa risponderebbe a questa esortazione l’assistente vocale della Apple. Al di là dell’ironia, la questione è seria. Palazzo Chigi fa rima con litigi e io da tempo passo sotto lente d’ingrandimento le numerose occasioni di battibecco giallo-verde, ma questa volta la questione è ben più seria.